Una polveriera denominata “Italia”

“Fra le righe” è la nuova rubrica de Lo Stradone in collaborazione con l’Associazione Culturale FORUM DEGLI AUTORI di Corato e si pone l’obiettivo di disquisire e riflettere su letteratura, cultura e società assieme ad eccellenze del nostro territorio quali i membri del Forum degli Autori, creando un filo diretto di discussione e condivisione col lettore.

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di Antonio Montrone

democrazia-italia-road-tvParigi, Londra, Madrid, Tolosa, Bruxelles sono le città europee colpite negli ultimi anni da atti terroristici di ampia portata. E Roma, la nostra capitale, è lì a due passi, dentro una Europa che soffre e teme.

L’Italia è un grande paese di più frontiere, qualcuna di queste, oggi, è più calda di ieri; l’Italia è tra i paesi industriali esistenti ed è stata investita, negli ultimi decenni, da profonde trasformazioni sia per effetti della nuova divisione del lavoro nel mondo, sia per la durezza della competizione internazionale e senza sottacere il fenomeno dell’immigrazione dal Medio Oriente, dalle zone asiatiche e dai paesi africani.

Ciò implica consistenti spostamenti di risorse, di potere, è questa una guerra spesso sommersa, ma priva di scrupoli e di ogni condizionamento morale.

L’Italia è uno dei pochi paesi liberi a democrazia aritmica; ad una combattività sociale e ad una coscienza democratica diffusa corrispondono un sistema politico privo di più soluzioni di ricambio ed un apparato statuale più modellato al rigetto che all’assorbimento delle spinte democratiche.

La fragilità dello stato ha aperto varchi, mai chiusi, a poteri paralleli, a criminalità organizzata, ad inquinanti contaminazioni pervenute nei punti più intimi e delicati dei sistemi di difesa e di sicurezza.

E dunque, il nostro Paese dovrà trovare necessariamente la forza per riprendersi e per riflettere, al fine di diventare più autonoma, più libera, più determinata, meno condizionata nel rivedere errori e nel cambiare metodi e comportamenti.

La questione economica, la crisi, la permanenza in Europa sono argomenti che esplodono e trascinano dietro di sé anche ciò che bene venga eseguito quando i meccanismi di controllo e di vigilanza si inceppano, quando il libero gioco delle forze è impedito, quando la strada del ricambio è ostruita.

La questione democratica costituisce l’accumulo di tanti casi non risolti a cui lo stato ha messo una toppa; è l’arretrare della politica perché spossessata dalla capacità di dominare le contraddizioni.

Dovrà essere dunque compito delle forze politiche creare le condizioni perché non si formi il brodo, anzi la brodaglia di coltura dei germi eversivi e terroristici.

Abbiamo regole nazionali e dipendenze internazionali di una Italia che gli italiani di oggi vogliono diversa, ma gli apparati dello stato, nei casi migliori, sono con i piedi nel nuovo cielo e con la testa nel vecchio ciclo.

È il tema della debolezza dello stato democratico che dobbiamo dunque porre con inusitata energia al centro del dibattito politico, perché ciò che turba e confonde l’opinione pubblica è il linguaggio cifrato ed allusivo o qualche volta anche smaccatamente demagogico usato dal ceto politico, gli improvvisi mutamenti di giudizi (e di casacca!) su uomini e fatti e il frequente nascondersi dietro le nebbie e i fumi di indefinibili galassie che oggi assurgono anche ai poteri della capitale.

Questa la situazione, oggi nel nostro paese e con il terrorismo islamico che batte alle porte, non disgiunto da una serie infinita di questioni interne e da una paurosa vuotezza politico/ideologica, mi viene di pensare che siamo seduti davvero su una polveriera: una polveriera denominata “Italia”.

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