“Toccare Dio è possibile”, a dirlo è don Vito Martinelli

Il tema della corporeità nella fede cristiana al centro del suo nuovo lavoro editoriale

"Toccare Dio è possibile", a dirlo è don Vito Martinelli

Un libro è sempre un dono che l’autore fa a chi vorrrà leggerlo, il dono di un’esperienza di vita o di riflessioni, studi approfonditi che vengono condivisi tra due “io” che magari non si conoscono ma si incontrano in quelle pagine. “Toccare Dio. La Maddalena e il Risorto”, il terzo libro di don Vito Martinelli, edito da “La Cittadella” e presentato lo scorso 1° settembre nella sala consilare del Palazzo di Città, è il frutto di un lavoro di dottorato che approfondisce, apportando un elemento di novità, il tema della corporeità nella fede cristiana.

L’incontro è sempre foriero del nuovo, e il clima di familiarità, venutosi a creare sin dal primo momento nella gremita sala consiliare, ha agevolato la comprensione dei concetti racchiusi nel lavoro editoriale di don Vito e sciorinati durante la presentazione moderata dalla giornalista Micaela Ferrara.

Ad apportare impressioni e riflessioni scaturite dalla lettura del testo l’arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo, la vaticanista dott.ssa Cristiana Caricato, che ha egregiamento “sostituito” la conduttrice di TV 2000 Luscia Ascione impossibilitata a prendere parte alla presentazione, e don Nicola D’Onghia, direttore Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano San Sabino di Bari nonché co-autore del precedente libro di don Vito“Gesù: Dio dell’Uomo”.

Con un approccio biblico, esegetico, teologico, cristologico ed antropologico, come ha commentato  l’arcivescovo D’Ascenzo, don Vito analizza, attraverso un lavoro scientifico, le parole che Gesù, rivolgendosi a Maddalena o Maria di Magdala, pronuncia al versetto 17 del capitolo 20 di Giovanni: “Non mi toccare”.

Apparentemente potrebbe sembrare un divieto, invece, come è emerso dai diversi interventi, si tratta di una richiesta ben precisa che il Figlio di Dio fa alla discepola Maddalena, erroneamente identificata dalla tradizione con una prostituta. A lei, alla “magnificata” ovvero a “colei che è resa forte”, come vuole il significato del suo nome, alla discepola che l’ha seguito fino ai piedi della Croce, Gesù Risorto chiede di “non trattenerlo ancora” perché in quanto risorto è già presso Dio Padre.

Richiamando alcuni elementi biografici della Maddalena, l’arcivescovo ha illustrato il profilo di questa donna che tocca il corpo glorioso del Risorto, nel quale si abbatte il muro tra l’uomo e Dio, “Non mi toccare” è giusto renderlo con “non continuare a toccarmi” e intenderlo come invito a non trattenerlo ma piuttosto a salire con Lui verso Dio dopo aver vissuto la Croce.

«Il lavoro di don Vito, che mi ha incuriosito molto – ha affermato D’Ascenzo – ruota attorno al verbo “toccare”, ovvero la corporeità come elemento fondamentale della fede cristiana che si basa su Dio che si è fatto uomo, si è incarnato: Cristo è nato, ha amato, ha guarito con le sue mani, ha sofferto nello spirito ma anche nel corpo, è morto e poi risorto».

Dunque, si tratta di una giusta valorizzazione della corporeità come dono di Dio, ma anche come fondamento della relazione tra persone e, nel caso del corpo glorioso di Cristo, tra il Creatore e la creatura.

E se si consodera che quel gesto di tenerezza è compiuto da una donna, la Maddalena, nei confronti del corpo del  Risorto, secondo la vaticanista Cristiana Caricato, si va ad affermare il rapporto speciale del femminile con Cristo e la compartecipazione della donna nel progetto di Dio.

“Toccare Dio è possibile” afferma don Vito Martinelli
La vaticanista dott.ssa Cristiana Caricato

«Leggendo il libro di don Vito – ha affermato la giornalista – mi è tornata in mente l’immagine dei due cerchi concentrici rappresentati nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, uno pieno e l’altro vuoto, uno che rappresenta Gesù Risorto e l’altro la Maddalena: un’umanità che si riempie di Cristo in virtù di una donna.

I maschi dinanzi alla morte di Gesù si dileguano, le donne no, assicurano la continuità, – sottolinea la dott.ssa Caricato – non lo abbandonano né sulla Croce né quando è chiuso nel Sepolcro. Sono loro a ricevere l’annuncio della Risurrezione e a riportare il maschile di fronte al Risorto».

 

Nel capitolo 20 del Vangelo di Giovanni, quindi, la Maddalena tocca un corpo che è già nell’eternità di Dio e nel quale Dio si è fatto uomo e attraverso l’azione di una donna si realizza «ciò che non poteva neanche essere immaginato, – afferma don Vito – ciò che poteva solo essere sognato, ovvero Toccare Dio».

Il corpo umano come via di accesso a Dio è l’elemento sul quale si è soffermato don Nicola D’Onghia che ricordando il prologo di San Giovanni ha citato il versetto in cui si afferma che il “logos si è fatto carne”.

«La carne – ha chiarito don Nicola – sta ad indicare l’aspetto più materiale dell’essere umano, la fragilità, la delicatezza e la sofferenza del corpo. “Non mi toccare” non è un rimprovero ma l’invito a seguire la via di Dio incarnandoci nel nostro corpo fino ad unificarlo in Lui. L’invito è rivolto anche a noi oggi che spesso cerchiamo di sfuggire dalla nostra realtà idealizzando qualcosa che non esiste», ha chiosato don Nicola affermando che la ricerca di Dio non avviene, come, sbagliando, a volte si crede, a discapito della “carne”, ma attraverso il corpo con il quale Dio ci ha creato, in virtù del quale abbiamo un’identità e ci relazioniamo all’altro, andando oltre noi stessi.

«Il corpo, infatti, – ha concluso don Vito autore del testo “Toccare Dio” – è strettamente legato all’identità. Maddalena pone in evidenza quanto il corpo del Cristo è linea di confine tra ciò che io sono e ciò che tu sei, ma anche luogo dello sconfinamento di uno nell’altro. E contemporaneamente il corpo glorioso di Cristo è via per il rispetto della dignità di ognuno, è via per la pace».

Dall’analisi di due parole in “Toccare Dio” sono illustrate importanti e interessanti riflessioni non solo teologiche ma anche antropologiche. L’evento, occasione di condivisione di tali concetti, è stato volutamente patrocinato dal Comune di Corato – come ha spiegato il sindaco Mazzilli al termine della presentazione del libro –  per rispondere ad un bisogno della società contemporanea: «Ritengo che oggi sia necessario approfondire il significato delle parole al di là dei pregiudizi e le urla che sempre più prendono piede nella politica così come nella vita quotidiana».

Foto a cura del fotografo Gianni Albanese

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