La storia del Carnevale Coratino, da “u’ Panzòne” ai giorni nostri

La manifestazione affonda le proprie radici alla fine dell’800, all'inizio fu lasciato all'improvvisazione del popolo che dette vita alle prime due maschere tipiche "u' Panzòne" e "la Vecchjarèdde"

La storia del Carnevale Coratino, da
"U' Panzòne", una delle classiche maschere coratine

Che il Carnevale Coratino sia diventato vero punto di riferimento folkloristico per tutta la cittadinanza non è un mistero, ma effettivamente quanti sanno come la manifestazione si sia evoluta?

A dare una rinfrescata alla nostra memoria ci ha pensato il presidente della Pro Loco Quadratum Gerardo Strippoli, che ha voluto tracciare un vero e proprio iter storico. Per come lo ricorda lui, da circa un ventennio in prima fila all’interno dell’associazione, il Carnevale Coratino affonda le proprie radici alla fine dell’800, lasciato però all’improvvisazione del popolo che dette vita alle prime due maschere tipiche “u’ Panzòne” e “la Vecchjarèdde”, a cui si aggiunse “u’ Sceriffe”, personaggio degli anni ’50 del secolo scorso, ripreso dal Cicres nel 1996.

Nella prima metà degli anni ’70 la festa andò degenerando. Sbandati di quartiere incappucciati (Pappafìche), brandendo pesanti mazze, danneggiavano qualsiasi cosa a loro tiro, creando un clima di terrore generale.

Nel 1978 la Pro Loco prese in mano la situazione, istituendo il primo ed ufficiale Carnevale Coratino che coinvolse tutte le scuole locali. «Fu l’inizio di una lunghissima parabola che si spera non finisca mai» dichiara Strippoli.

Con il tempo, oltre alle scuole, furono coinvolti vari gruppi privati e l’intera cittadinanza ben rispose alla manifestazione. I primi anni, a complemento dei gruppi mascherati, si aggiunsero splendidi carri allegorici artigianali di cartapesta, ideati all’epoca dagli insegnanti dell’allora Istituto d’arte.

Tale pratica raggiunse l’apice negli anni ’80, mettendo in mostra l’estro e la finissima abilità artigianale dei maestri cartapestai. Furono anni d’oro anche grazie ai consistenti contributi economici elargiti dall’amministrazione comunale.

Ma ovviamente i problemi logistici non tardarono a giungere: oltre alla spesa ingente per materiale e manodopera, la difficoltà maggiore fu reperire i luoghi in cui situarne l’allestimento. Per cui, dopo un decennio di gloria, la presenza dei carri allegorici si fece sempre più rara.

Parallelamente a questo, però, fiorì l’impegno dei gruppi (sia scolastici che privati) per il confezionamento dei costumi, sempre più elaborati e ricchi di particolari, attraverso i quali ciascuno affermava la propria identità e comunicava il messaggio concernente il tema scelto anche attraverso i brani musicali funzionali a travolgenti coreografie.

Sempre più massiccia la loro partecipazione alla conquista dei premi messi in palio, secondo il parere insindacabile di una giuria di esperti, ogni volta diversa.

Alla Pro Loco va anche il merito di aver recuperato un’altra antica tradizione, quella legata al funerale di Carnevale che smuove all’ilarità grandi e piccini.

Il Carnevale Coratino è un evento che mobilita fortemente l’economia cittadina, sia per quanto riguarda gli esercizi commerciali di tessuti, maschere e accessori vari, sia i vari punti di ristoro presenti lungo il percorso della sfilata.

«Un vero e proprio turismo destagionalizzato» afferma il presidente della Pro Loco «perché la nostra Puglia non è famosa solo per il mare del Salento, ma anche per quelle tradizioni che ancora oggi vivono nelle nostre realtà. Motivo per cui sarebbe opportuno una maggiore sensibilità da parte di chi ha un ritorno economico notevole».

Negli ultimi anni diversi pullman sono giunti dalla vicina Campania, e pare che per quest’edizione l’evento susciterà l’interesse anche di cittadini di Molise, Basilicata e Calabria che approderanno nella nostra città grazie al raduno organizzato dall’associazione “CamperAndo Camper Club Corato”.

«Il mio desiderio più grande – confessa il presidente Strippoli – sarebbe quello di veder finalmente proclamato il Carnevale Coratino quale Carnevale del Nord Barese, per nobilitare l’opera di punta della nostra città, basata soprattutto sulla raffinatezza e cura dei costumi».

 

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