“Serial killer da signora”, Guidi e Ingrassia risolvono un caso al teatro di Corato

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Stavolta a sorprendere gli spettatori del Teatro comunale, in occasione del settimo appuntamento della stagione di teatro, danza e musica del Teatro Pubblico Pugliese,“Serial killer da signora”, un titolo che facilmente allude ad una scena del crimine che tinge di rosso il palcoscenico del teatro. Questa, l’idea che prende forma tra il pubblico non appena si trova di fronte ad una scenografia lugubre e scura. Eppure l’apparenza inganna, perchè per Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia tutto è concesso, anche tingere un giallo di sfumature tipiche della comicità della “Comèdie Noire, che in pieno turbine “La La Land” non guasta.
Un musical frizzante che sulle note delle musiche di Douglas j. Cohen, vede l’intrecciarsi delle vite di Cristopher Kitt Gill, attore newyorkese fallito e Morris Bromo, detective di un piccolo distretto di polizia. I due non si conoscono tra loro eppure si somigliano tanto, soprattutto nella loro condizione emarginale e frustante, resa tale dalla fame della madre di Cris Gill, famosa attrice morta un mese prima e dal successo del fratello medico di Morris costretto a convivere con una madre ossessiva che elogia uno dei figli di cui si parla spesso nel New York Times, gettando nell’ombra l’altro.
Sicuramente, per i due protagonisti, i riflettori della stampa non si accenderanno mai. E’ la rabbia che ne scaturisce che li spinge a rincorrere la loro rivincita, di riprendersi “il mondo tra le dita” – cantano- “quel mondo sempre stretto nelle mani da altri”.
L’occasione bussa alla porta per il nostro detective: un primo omicidio, compiuto da una psiche malata.
Ad aiutarlo nell’impresa di scovare il killer, assurdo dirlo, è l’omicida stesso, che, attaccato alla cornetta svela i suoi indizi e la sua strategia. Notorietà per i suoi atti, è questo che vuole.
Al centro dell’intero spettacolo c’è anche l’universo femminile creato dalla lodevole interpretazione di Teresa Federico e Alice Mistroni. Due donne che rivestono i ruoli di tutte le signore, vittime degli omicidi di Gill. Una di queste, Sara Stone, catturerà il cuore di Bromo e il loro amore sarà pieno di ostacoli e incertezze. Il caso killer non riesce a staccarsi dalla mente del detective, che più volte porterà la povera Stone sulle note di canzoni triste e nostalgiche, che non meno stupiranno il pubblico attento e stupefatto.
Un musical che delude tutte le aspettive che ne derivano soffermandosi alla lettura del titolo. Partendo dalla scenografia, un mondo che si sdoppia dalle pareti, portando gli spettatori ora in casa, ora in ufficio del detective, ora sui luoghi del crimine. I personaggi si muovono sempre insieme sulla scena, eppure le loro storie impediscono loro di incontrarsi.
Tutto questo, assieme ai costumi di Annamaria Morelli, ci trasportano nella grande mela della metà del Novecento, un’epoca apparentemente a noi lontana, ma nella quale non fatichiamo affatto per riflettere la nostra.

Renè Girard, commentando le opere di Shakespeare, amava parlare di “Teatro dell’invidia”, sorretto
dal desiderio irrefrenabile di divenire come l’altro, in fuga da tutto ciò che noi siamo e che connota il marchio infame della diversità.
“Lo conosciamo bene quel mondo lì,dove l’identità non si costruisce ma al massimo si acquista con un titolo di giornale e per visibilità, si sarebbe pronti a vendere all’asta qualità e virtù senza pensarci troppo su. Con li rischio in cui s’incorre, di cominciare a recitare non più la propria, ma la parte affidataci da altri e più che di umiltà, assistere alla fiera di Hardy, quella “delle Vanità.” “

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