Sergio Cammariere incanta Corato. L’intervista

La sua musica ammaliante seduce con eleganza il pubblico nell'apertura della seconda edizione di Gusto Jazz diretto da Alberto La Monica

cammariere corato
Gusto Jazz fonde musica jazz con sapori enogastronimici, diretto da Albeero La Monica, si apre con Sergio Cammariere

La voce e il mood di Sergio Cammariere ammaliano, rapiscono. Ed è sempre particolarmente affascinante farsi sedurre dalle storie di questo cantautore schivo, timido ma straordinariamente ispirato.

E così conquista con estrema eleganza il pubblico in occasione dell’apertura della seconda edizione di Gusto Jazz, iniziativa ideata da Alberto La Monica nata per creare un connubio tra musica jazz e i tipici sapori della nostra enogastronomia.

Un concerto che ha rappresentato un grande dono per il pubblico coratino che si è lasciato prendere per mano e si è lasciato trasportare in una musica carica di rara intensità espressiva.

Due ore di concerto, che hanno ripercorso le tappe salienti della carriera tutta in ascesa di Cammariere, tra cui il brano “Tutto quello che un uomo”, che ha concesso grande notorietà al musicista calabrese, in seguito alla partecipazione al Festival di Sanremo nel 2003 con cui ottiene il terzo posto oltre al Premio della Critica, il Premio per la Migliore Composizione Musicale e due Dischi di Platino.
Cammariere ha nell’anima l’eco delle note dei maestri del jazz, il tocco dei grandi pianisti del passato e la profondità e il romanticismo dei più raffinati cantautori italiani.

“Portare la musica jazz alla portata del pubblico è stata una scommessa, – dichiara Sergio Cammariere- perchè tantissimi anni fa ho iniziato a comporre canzoni di natura pop, poi suonandole abbiamo verificato che erano dei piccoli standard che si potevano improvvisare e jazzare e così la prima registrazione risale al 1996. Io, Luca Bulgarelli e Amedeo Ariano formiamo un trio, che suona da tanti anni, abbiamo fatto tante cose insieme, tra cui la partecipazione al Festival di Sanremo. Di lì sono cambiate tante cose. Pippo Baudo scelse la nostra canzone, “Tutto quello che un uomo”, un piccolo evergreen che è rimasto nel cuore delle persone, quel brano che ha il fil rouge con la passione che portiamo in questi concerti. Assieme a questo ci sono altri brani che rappresentano l’ossatura del nostro repertorio, e che il pubblico apprezza, anche se gli doniamo sempre, grazie al nostro dono di improvvisazione, un sapore sempre diverso.

La forza del nostro spettacolo consiste nell’interplay che c’è tra di noi. Riusciamo a comunicare senza parole, lasciando le mani andare sugli strumenti, facendo in modo che si creano degli intrecci unici. Ogni nostro concerto è una fotografia a sè, perchè c’è la voglia di giocare con la musica, di entrare nell’arte dell’improvvisazione”.

Attualmente sono pochi i cantautori che riescono a farsi apprezzare, cosa pensa dei giovani cantautori di oggi?

La canzone d’autore continua e resiste nel tempo. Ci sono bellissime occasioni e manifestazioni nel nostro paese che la valorizzano: il Premio Tenco, Musicultura ecc…

Oggi sono cambiati i parametri e il nostro modo di pensare, perchè Internet ha preso il sopravvento sulle persone. È cambiata l’anima della gente, però esistono nuove forme di linguaggio anche di cantautore, che si esprimono attraverso un altro tipo di musica, hip hop, trap, rap, e tutto ciò rappresenta una ricchezza, dobbiamo fare nostro questo nuovo suono che ormai è destinato a far parte della nostra realtà.

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