Romeo e Giulietta degli alunni della Santarella trionfa al Teatro

Lo spettacolo è stato diretto da Carmen De Pinto e Francesco Sguera dell'Associazione “Room to play”

romeo e giulietta corato

Grande trionfo per lo spettacolo di Romeo e Giulietta: note d’amore, portato in scena dagli alunni della scuola secondaria di primo grado “L. Santarella” lo scorso 17 gennaio, nel magico scenario del Teatro Comunale.

Lo spettacolo, diretto da Carmen De Pinto e Francesco Sguera dell’Associazione “Room to play” con la grande collaborazione delle insegnanti Concetta Strippoli, Antonella Piccolomo, Titti Laganà, Rosa Mastropasqua, Rosanna Zucaro, Maria Tarricone e Angela Vangi, ha visto la partecipazione di ben 60 ragazzi dell’Istituto che hanno donato agli spettatori una rivisitazione in chiave moderna del classico poema skakesperiano.

Un corteo di voci irrompe nella platea, sulle note di “Born to be wild” degli Steppenwolf. Sono i Montecchi, che raggiungono sul palco i loro storici nemici, i Capuleti. Iniziano la loro battaglia quotidiana tra odio e minacce e con una vivace sticomitia descrivono la città di Verona “che esalta l’odio e bandisce ogni innamoramento”.

Romeo, come vuole il romanzo, è disinteressanto alla violenza, anzi, al contrario, si cruccia su come conquistare la sua prima amata, Rosina.

Cosa ti turba?”.

Conoscere il bene e non poterlo afferrare”– afferma.

Lo spiega cantando, all’unisono, con i suoi compagni “Street of love” dei Rolling Stones che inevitabilmente coinvolge anche il pubblico della platea.

È in atto, dunque, l’organizzazione di una festa di paese da parte dei Capuleti, a cui, però, parteciperanno anche i Montecchi in maschera.

Particolarmente simbolica è la scena dei preparativi delle ragazze di entrambe le fazioni. Atteggiamenti antitetici tra loro, che vedono le Capuleti (tra cui Giulietta, che sta per incontrare il suo Paride) estremamente romantiche, che credono nell’amore come “ad un desio che viene dal core per abondanza di gran piacimento; e li occhi per primi generano l’amore e lo core li dà nutricamento”.

In netta contrapposizione le ragazze Montecchi (tra cui Rosina, che sta per incontrare Romeo). Anch’esse discutono sull’amore, secondo una concezione tutt’altro che romantica, perchè incentrato sulla cura della propria immagine, sul cercare la persona amata attraverso un vocale Whatsapp, facendo attenzione a non lasciar trapelare nessuna emozione dalla voce. Nulla che non lasci pensare ai tempi attuali, dove l’amore è sinonimo di orgoglio e ci si concentra a curare l’esteriorità, piuttosto che a coltivare l’anima.

La festa comincia, Montecchi e Capuleti si scatenano sulle note di “I feel good, i knew that i would you”.

All’improvviso gli attori si fermano come in un quadro, arriva Giulietta e tutti restano sbalorditi. Ed è in questo momento che i suoi occhi incrociano quelli di Romeo.

È una notte d’amore, decisamente, i cuori di molti Montecchi battono per quelli di molte Capuleti e l’amore cancella ogni differenza sociale. Si guardano, si sfiorano, mentre una voce soave canta “Falling in Love” di Elvis Presley tra loro.

Sarà un vivace e dinamico Mercuzio ad introdurre la storica scena del balcone. “Chiamerò io Romeo. Ha conosciuto una dama questa sera. Ora possiede le ali dell’amore e con quelle si solleva sulla sorte di noi comuni mortali. Romeo, Romeo perchè sei tu Romeo?”.

Romeo entra furtivo nel giardino di Giulietta, entrambi si giurano amore eterno e promettono di fuggire per scappare lontano dalla violenza sociale che li vede divisi.

Domani in piazza alle nove” diventa l’appuntamento non solo dei classici Romeo e Giulietta, ma di tutti gli amanti coraggiosi che rifiutano la propria classe sociale d’appartenenza e decidono di fuggire.

E così i piccoli attori ci fanno dimenticare anche il finale tragico a cui Shakespeare ci aveva dolorosamente abituato. Lo spettacolo vede un dolcissimo lieto fine, nessuna morte e niente più violenza da parte delle due bande nemiche, che smettono di farsi guerra e finalmente riconoscono che “l’amore è folle, prendilo come viene e non ti tormentare”.

Innovativi anche i costumi, lontani dai classici abiti shakesperiani; gli attori indossano jeans e giubbotto nero di pelle. Cantano su base musicale di una chitarra elettrica, ballano e recitano con una scenografia essenziale che permette di focalizzare l’attenzione sulla loro mirabile interpretazione.

Intervista agli alunni

All’inizio di questa attività teatrale, come siete riusciti a sconfiggere le vostre paure e la vostra timidezza?

Molti di noi facevano teatro sin da piccoli, per cui non è stato problema. Per altri invece, è stato come vivere un’esperienza del tutto nuova che ci ha permesso di conoscere una nuova parte di noi stessi e questo volerci mettere alla prova ci ha aiutato a superare la timidezza. Inevitabilmente, anche le nostre insegnanti e i direttori della compagnia ci hanno supportato tantissimo, aiutandoci ad avere più fiducia in noi stessi e a controllare le emozioni. Ci hanno insegnato a fare nostro il personaggio che interpretiamo e a fare in modo che la scena in cui recitavamo è diventata improvvisamente realtà.

Il teatro vi ha resi più uniti?

Decisamente sì. Ci siamo conosciuti meglio , perchè apparteniamo a classi differenti. Tra di noi si è creata una vera e propria famiglia.

Cosa avete colto da questa bellissima esperienza?

Forse ci ha cambiati. Abbiamo imparato a metterci in gioco, facendo cose che non avevamo mai fatto prima, collaborando tra di noi, supportandoci a vicenda e impegnandoci con serietà. Abbiamo colto quella che potrebbe essere una nuova passione da coltivare in futuro e soprattutto tante nuove amicizie, un bellissimo legame con gli insegnanti, con Francesco e Carmen della compagnia e, questa sera, speriamo anche con il pubblico.

Intervista alle insegnanti

Perchè la scelta di portare in scena proprio Romeo e Giulietta?

Perchè è un classico della letteratura internazionale e ci piaceva molto l’idea che fosse rivisitato in chiave moderna, questo non avrebbe tediato gli alunni. Infatti, hanno risposto con grande entusiasmo all’idea del progetto partecipando numerosi (60 alunni ndr) e con serietà.

Come valutate l’obiettivo di questo progetto? Quali sono stati gli aspetti innovativi?

L’obiettivo è stato pienamente raggiunto. Tra gli aspetti innovatici c’è senza dubbio l’idea della rivisitazione del romanzo e l’approccio laboratoriale al progetto. Si è configurata una forma di apprendimento innovativa. Molti non conoscevano bene la vicenda, nonostante ne avessero sentito parlare e nonostante molti di loro siano stati a Verona. È stato molto interessante anche l’aspetto corale che ha unito 6o ragazzi, grazie anche alla professionalità degli esperti di “Room to play” che hanno saputo riadattare il testo originale ai nostri ragazzi.

Pensate che iniziative come queste possano aiutare a prevenire l’abbandono scolastico?

Sì, attività alternative come questa, aiutano i ragazzi a saper stare insieme, a socializzare e a gestire in maniera positiva il controllo delle emozioni. Come l’arte maieutica di Socrate insegna, noi docenti siamo chiamati a far venire fuori da ciascun alunno ciò che di bello ha dentro di sè e spesso non sa di avere, affinchè venga custodito e valorizzato.

Infatti, grazie a questa esperienza abbiamo assistito ad un grande processo di crescita dei ragazzi. Molti che scolasticamente rendono poco, attraverso la recitazione sono riusciti a mettere fuori grandi potenzialità e nuovi talenti. Questo permette loro di intraprendere un valido percorso di autostima e fiducia in se stessi, che sicuramente li aiuterà in futuro.

D’altronde, come dice Goldoni “ La vita è teatro e il teatro è vita”.

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