Piazza Abbazia, torna a vivere un pezzo di storia della città

Abbazia“Sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta”. Così diceva la pubblicità di un celebre amaro, così dicono i coratini, all’indomani dell’inaugurazione della piazza “Abbazia”, tirata a lucido dal progetto di riqualificazione urbana che l’ha rimessa a nuovo.

Palazzi fatiscenti, asfalto inesistente e criminalità insinuata in una zona praticamente abbandonata: questa è stata per tanti, troppi anni, la carta d’identità di Largo Abbazia, che prende il nome da un antico monastero benedettino, di cui è rimasto in piedi solo un arco a sesto acuto e una bifora duecentesca, sita all’interno dei locali della vecchia biblioteca comunale. Tale paesaggio spettrale aveva colpito persino la regista Lina Wertmuller, che decise di girare alcune scene del suo cult “Io Speriamo Che Me La Cavo”, proprio nel cuore della nostra città.

In quasi due anni di lavori, la piazza ha ripreso vita. Certo, magari le scelte stilistiche non sono andate a genio a tutti, (molti ad esempio associano la forma avveniristica dei lampioni a degli scheletri di ombrelli), ma Corato meritava di riavere la sua “Abbazìe”. E l’importanza di tale recupero i coratini l’hanno percepita, almeno a giudicare il numero di persone accorse lì ieri sera, per l’apertura ufficiale della piazza, gremita come forse non lo era mai stata.

Dopo la benedizione del vicario zonale Don Peppino Lobascio, grande risalto ha avuto lo spettacolo digitale offerto dai Dualbit che, con l’arte digitale del video mapping, hanno stupito e coinvolto gli spettatori. Come tela l’arco dell’abbazia, i colori proiettati e gli effetti ottici (le foto nella gallery) hanno creato l’effetto “wow” in grandi e piccini.

A concludere la serata è il sindaco Massimo Mazzilli, che non solo ha sottolineato l’importanza che tale opera può avere per città e cittadinanza, ma ha anche voluto ringraziare tutti coloro che si sono battuti per l’approvazione e la messa in opera del progetto.

Il centro di Corato ha un nuovo piccolo gioiello, per i coratini, per i nostri figli e perché no, per i turisti. E chissà se il professor Marco Tullio Sperelli alias Paolo Villaggio e Lina Wertmuller, un giorno, passando di lì, apprezzerebbero il nuovo look della vecchia, cara “Abbazìe”.

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