Parla Pasquale D’Introno e squillano trombe di guerra

L'ex Sindaco accusa e fa nomi e cognomi. E riparte

D'Introno in Piazza Sedile 15 settembre 2019 Pasquale D'Introno2_palco

E alla fine i botti si sono sentiti. E forte. Da fare rintronare le orecchie a molti. L’ex sindaco Pasquale D’introno è salito su un palchetto, di fronte a una folla che riempiva Piazza Sedile, collocato davanti al suo ex ufficio elettorale, insieme con tutta la sua ex Giunta. In un clima di attesa che però non ricordava una rimpatriata tra ex qualcosa. I convenuti, tifosi di varie squadre, curiosi, cittadini in cerca di una verità finalmente da scoprire, non sono stati delusi. La sua verità Pasquale D’Introno più che dirla l’ha urlata, interrotto spesso dagli applausi e da qualche grido di rinforzo che, come la famosa insalata napoletana, gli ha dato ogni volta la carica per un nuovo assalto. Quella che segue è una sintesi del suo discorso.

Le famigerate quattordici firme 

Cari cittadini siete qui per qualcosa che non esiste più a Corato, un’Amministrazione fatta cadere da chi forse non si è reso conto del male che faceva alla città! Non sono qui per difendermi o per lamentarmi, e so che anche tra i consiglieri che hanno firmato le dimissioni c’è chi si è sentito quasi tirato per i capelli perché quella firma non voleva metterla. Questa è una città di 48mila abitanti, non di 14 persone come quelle che hanno firmato per fare cadere l’Amministrazione comunale! [Applausi].

La mia Giunta

Sul palco stasera ci sono i miei assessori, non sono da solo come lo sono stato per tutta la campagna elettorale. Con me qui sono gli assessori Di Bartolomeo, Cannillo, Di Ciommo, Roselli, manca Lucia Zitoli per un impedimento improvviso. La mia Giunta doveva essere tutta politica e io ero d’accordo nel volerla così, io non ho voluto mandare all’aria nessun patto che, tra l’altro, non c’è mai stato. Saluto anche chi era in Consiglio comunale ma non faceva parte della Maggioranza, e non è stato messo in grado di lavorare pur avendone tutta l’intenzione.

Il candidato vero non ero io

Ma cominciamo dall’inizio, da febbraio, quando fui chiamato dal senatore Perrone che cercava qualcuno da candidare proveniente dalla società civile, e in quell’ambito mostrò un sondaggio che registrava la difficoltà di individuare un candidato in Direzione Italia, e allora si rendeva necessario un candidato della società civile e in pole position c’era Corrado de Benedittis. Poi mi chiese di partecipare alle primarie del Centrodestra perché la coalizione elettorale voleva che il nome fosse condiviso in maniera più estesa. E io partecipai alle primarie del 24 marzo, non da politico, non come oppositore della Lega, contro cui non avevo nessun motivo di opposizione politica. Quella domenica votarono 3300 persone e il settanta per cento di esse indicò me quale candidato. Ma dopo questa investitura non si capì più niente: tutti si mostrarono competitori all’interno della stessa coalizione, gli uni contro gli altri. Io nella sede del Comitato elettorale rimasi da solo. Certo ero spesso in giro a incontrare i cittadini, ma la mia coalizione mi lasciò da solo. Io quelle elezioni avrei dovuto perderle. Alla coalizione non andavano giù i miei consulenti della comunicazione, e addirittura contestarono persino il mio fotografo. Tutto quello che veniva da me era considerato un elemento di contrasto ed estraneo.

I debiti dell’ASIPU

Mi si accusa di non avere rispettato il programma: ma io quel programma ho contribuito a scriverlo -voglio ricordarlo a Filippo Tatò-, non come tanti che in questi giorni ne parlano a vanvera! [applausi]. E allora ricordo a tutti che i consiglieri devono venire in Aula a lavorare, come vuole lo Statuto comunale! [applausi e grida di “bravo”!]. E invece si sono sottratti anche alla nomina dei revisori dei Conti, cosa che ha impedito di attingere a 1 milione di euro che ci avrebbe consentito di realizzare tante cose per i cittadini! E allo stesso modo non si è approvato il debito fuori bilancio dell’ASIPU che il Commissario prefettizio precedente ci aveva trasferito senza intervenire.

Le mie dimissioni e la corsa alle poltrone

Mi sono dimesso perché erano passati 45 giorni dalla mia elezione ma ancora non si riusciva ad avere una Giunta che governasse. Ripeto che condividevo la scelta di una Giunta politica e lasciai libere le forze politiche di fornirmi dei nominativi che avrebbero dovuto comunque avere il mio gradimento, perché si tratta di una scelta che spetta al sindaco. Così si susseguirono riunioni su riunioni, sterili, che non produssero niente, alle quali partecipavo in silenzio, perché mi rendevo sempre più conto delle divisioni interne alla coalizione. Fino al 20 giugno quando ebbi una accesa discussione con Pasquale Pomodoro sul nome proposto da Forza Italia. E arriviamo al 14 luglio, giorno in cui mandai un messaggio a tutte le forze politiche chiedendo che si rispettasse l’unica condizione che avevo posto e che tutti conoscevano dall’inizio, quella di non indicare nominativi che avessero avuto incarichi nelle passate amministrazioni. Ebbi così un’altra animata discussione con Pomodoro sul nome di Lorena Mangione, bravissima persona, ma non rispondente al requisito di non aver partecipato alle Amministrazioni precedenti.

La famosa sera del 21 durante l’incontro con la coalizione chiamai in viva voce il Segretario generale del Comune che mi assicurò che il giorno dopo in Consiglio comunale avrei potuto escludere dall’ordine del giorno il punto riguardante la nomina della Giunta. Conclusa la riunione, è vero, la notte porta consiglio e io ripensai a tutto e decisi che non potevo accettare quella voglia di poltrone che stava tenendo in ostaggio la città. La mattina dopo il Segretario generale mi fornì un nuovo parere opposto a quello che mi aveva dato soltanto qualche ora prima. La mia decisione di dimettermi trovò così un motivo in più.

La mancata nomina del Presidente del Consiglio comunale

Poi il 25 sera io ebbi modo di dire a Pasquale Pomodoro che non sarebbe entrato in Giunta e quindi ritornai in Consiglio senza Giunta e non si riuscì a eleggere il Presidente del Consiglio: una situazione che impediva di procedere con i punti all’ordine del giorno della seduta. Ne parlai con i vertici regionali di Fratelli d’Italia e di Idea che erano e sono con me. Giungemmo perfino a chiedere l’intervento diretto di Giorgia Meloni per riuscire a sbloccare la situazione. E in quelle circostanze mi impegnai ad azzerare la Giunta previa acquisizione dei nominativi alternativi.

La questione del Segretario comunale

Prima del 5 settembre Direzione Italia mi ha posto la questione del Segretario generale chiedendomi di revocarne l’allontanamento, e il 5 ha protocollato 14 firme per farmi cadere in modo che non potessi arrivare al 6 settembre quando, decaduto il vecchio, avrei potuto nominare il nuovo segretario.

I voti disgiunti e i consiglieri manovrati

Sono qui stasera non per preparare il ritorno sul palco fra sette mesi ma perché voi possiate ricordare, perché quello che è accaduto fa paura, impedire a una Amministrazione di lavorare! [applausi]. E malgrado tutto io ho continuato in questi mesi a lavorare e abbiamo sbloccato il fitto-casa per i meno abbienti, le 13 palazzine per il quartiere Belvedere, e il PIRP. Abbiamo verificato che l’ASIPU ha svolto lavori per 1 milione e 800mila euro senza che fosse nominato il responsabile unico del procedimento! E ancora, dovevo nominare il dirigente dell’Ufficio Urbanistica, e arriva l’ing. Di Bari che comincia a fare i controlli e questo dà fastidio. E mi dispiace per l’amico Corrado De Benedittis che in Consiglio comunale mi si rivolge dicendomi ‘Pacta sunt servanda‘ -‘I Patti devono essere rispettati‘-, ma che significa? Ma non ti rendi conto che la sfida è importante e va al di là dei colori politici? [applausi]. Vuol dire che tu sei pilotato! Vuol dire che quegli 800 voti disgiunti che alle elezioni del 26 maggio sono andati alla mia coalizione ma non a me, sono andati a te. Chi ha dato quei voti a Corrado De Benedittis? E cosa avrei dovuto fare? Ho chiesto delle nomine per la Giunta e ho visto il mercato delle pecore! Ho visto sfilare via i consiglieri da Fratelli d’Italia, che schifo! [applausi]. Un sabato vado a trovare il consigliere Tedeschi per invitarlo a ragionare e dopo 2 ore di discussione va in viale Cadorna [dove è la sede dell’azienda Perrone, ndr] a chiedere cosa deve fare! La mattina del 5 settembre vengono da me i consiglieri Porro e Mastrodonato di Fratelli d’Italia che mi chiedono di revocare la disposizione sul Segretario comunale, e poi li rivedo che firmano per fare cadere la mia Giunta! E tra l’altro le firme c’erano già e ne mancava solo una e chi l’ha messa mi ha detto di averlo fatto senza esserne convinto!

Il mio impegno continua

Il mio impegno per la città continua e proporrò al Commissario prefettizio di presentare la ZES, la Zona di Economia Speciale. Perché io non ho mai smesso di lavorare per Corato. Ho più volte chiamato i consiglieri perché venissero in Aula e mi sono sentito rispondere: ‘io ho l’azienda, cerca di capirmi…’. Ma allora che vi candidate a fare?! [applausi]. Io costruirò barriere e fossati contro l’oppressione e cercherò collaboratori tra le persone con il cuore senza macchia con cui faremo un governo nuovo davvero! [Applausi].

Mentre saluta le persone che gli vanno incontro in fila per congratularsi, D’Introno risponde al nostro Franco Tempesta che gli chiede se abbia intenzione di ricandidarsi, e la risposta è netta e secca: “No!”. Tutto però nel suo discorso lo contraddice, e Benedetto Roselli afferma a mezza voce: “È un nuovo inizio”.

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