Lo scandalo dell’affido dei minori e le spese dei Servizi sociali

L'ex assessore Franco Caputo risponde allo "Stradone"

Lo scandalo dell’affido dei minori e le spese dei Servizi sociali
Franco Caputo

“Lo scandalo di Reggio Emilia ha finalmente scoperchiato la situazione vergognosa dell’affido dei minori”. L’affermazione, netta, è di Franco Caputo, ex assessore ai Servizi sociali nella giunta Perrone, da noi interpellato sulla questione, divenuta improvvisamente una emergenza nazionale, dell’affido dei minori.

“Angeli e demoni” è il nome dell’inchiesta sulla manipolazione psicologica di bambini nella provincia di Reggio Emilia e in città, che ha fatto emergere qualche giorno fa un vero e proprio sistema criminale dell’affido. Coinvolti medici, psicologi, onlus, servizi sociali, sindaci, direttori delle ASL, psicoterapeuti, affidatari. E decine di bambini indotti con tecniche di manipolazione psicologica a testimoniare abusi e maltrattamenti mai verificatisi nella realtà, con la conseguenza di determinare il loro allontanamento dalle incolpevoli famiglie di origine e l’affido ad altre famiglie. La ragione di questo crimine? Un giro di denaro che premiava i pareri, le diagnosi e le decisioni compiacenti.

“L’affido temporaneo è diventato uno scandalo – continua Caputo – Ma c’era da aspettarselo per le tante difficoltà che ricordo anch’io di aver incontrato come assessore ai Servizi sociali di Corato dal 2008 al 2013.

All’epoca tentai di promuovere la nascita di un gruppo di famiglie affidatarie a Corato per l’affido temporaneo. Sia per dare ai bambini una famiglia, sia per risolvere la questione della spesa pubblica molto elevata riguardo a questo tema. Un bambino in affido costa ai Comuni, per legge, dagli 80 ai 150 euro al giorno. Quando entrai a far parte del governo cittadino, il Comune spendeva ogni anno per i servizi sociali quasi 600 mila euro. Cercai di capire a quali criteri si ispirasse l’affido e mi rivolsi al Presidente del Tribunali dei Minori a Bari, da cui Corato dipende. Il giudice mi rispose che le decisioni venivano prese sulla base degli elementi di conoscenza contenuti nella relazione dei Servizi sociali.

Stipulai una convenzione con l’istituto Antoniano di Corato al quale versavamo  65 euro al giorno per bambino, e sulla base di quella convenzione comunicammo ai vari Istituti presso i quali avevamo bambini in affido, che non avremmo superato la soglia degli 85 euro giornalieri. Si scatenò un polverone. Così, con l’aiuto della Caritas e del vicario diocesano don Cataldo Bevilacqua, cercai di metter su un gruppo di famiglie ma la cosa non riuscì. E ne sono ancora rammaricato perché se ci fossimo riusciti avremmo risolto anche il tema economico”.

Tutto finì in un fallimento? “No. Cercai comunque una soluzione e la trovai negli asili nido, attraverso il sistema del credito all’accesso. L’asilo sorto in via don Minzoni posso dire che è una conseguenza della mia azione. Si dimostrò la soluzione più adatta per fronteggiare i problemi dei bambini di famiglie povere. Realizzai anche convenzioni per fornire pacchetti di buoni-mensa a 5 euro l’uno al mese. Queste misure assistenziali favorirono effettivamente il mantenimento dei bambini presso le loro famiglie di origine, fermo restando, naturalmente, il giudizio del Tribunale nei casi di violenza perpetrata nell’ambiente familiare, o altre specifiche situazioni che rappresentano un rischio per i minori: in questi casi il bambino veniva e viene dato in affidamento temporaneo con decisione del giudice. Un caso particolare che dovetti affrontare riguardava una famiglia composta dal padre, in carcere, dalla madre senza lavoro e tre figli con età al di sotto dei tre anni. Firmai una convenzione con l’Azienda municipalizzata, Asipu, in modo tale da offrire una occupazione della durata di 6 mesi a persone che si trovassero in condizioni analoghe. Trascorsi i primi sei mesi la persona in questione godette comunque della cassa integrazione per altri sei mesi. Il Comune spendeva un po’ più di 7000 euro l’anno e ne risparmiava circa 32mila. Le famiglie tenevano in casa i bambini e riuscii a portare il bilancio del settore a circa 250mila euro annui. Mi consta che nel 2018 abbia raggiunto quota 750mila, tre volte il livello toccato con la mia gestione.

Se posso, dalle pagine dello ‘Stradone’ voglio invitare il Comune a rilanciare il progetto della formazione di un gruppo di famiglie affidatarie perché oggi, come lo scandalo di Reggio Emilia insegna, i bambini di famiglie in gravi difficoltà sono oggetto di mercimonio, e viene del tutto trascurato l’obiettivo dell’affido che è quello di garantire al bambino un ambiente di vita in famiglia, il più possibile sano”.

Intanto il Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, insieme alle cinque associazioni che si occupano di adozioni e affido, ha inviato agli organi di informazione una lettera aperta.

“Gentile Direttore, in queste ore stiamo assistendo a fatti che non saremmo mai riusciti a immaginare. Siamo certi che la giustizia farà il suo corso, portando chiarezza sulla vicenda, chiediamo esemplarità nella pena, che non ci sia nessuno sconto per i responsabili di atti tanto gravi, perché con i bambini non si scherza e perché, per colpa di poche persone, non si metta in dubbio una legge e un’esperienza che ha fatto a tanti bambini e a tante famiglie del bene”. Il Forum continua chiedendo di non puntare il dito sul sistema dell’affido e sull’apparato normativo che lo regolamenta e che va riformato ma non demolito per non demotivare le famiglie.

“Rilanciare l’affido – continua il Forum – oggi è più che mai necessario; da decenni ormai osserviamo come la rete familiare, che ha nel passato garantito la cura dei figli, si sia indebolita: famiglie sempre meno numerose, che vivono distanti, necessità di lavorare tutti, disagio crescente, etc. Ma dal nostro punto di osservazione, la famiglia è ancora ciò che permette al Paese di non sprofondare, non solo perché le famiglie si autosostengono, ma anche perché si mettono a disposizione di quante tra loro sono in difficoltà”. L’invito, perciò, è a raccontare “le belle e buone storie dell’accoglienza affidataria”.

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