Liceo Oriani: sold out per lo spettacolo Le Troiane

La caduta di Troia e il destino delle donne, assegnate ai vincitori come schiave e concubine

Il Liceo Oriani apre le sue porte nella
Una rappresentazione teatrale messa in scena dagli studenti del Liceo Oriani

Si riesce ad apprezzare l’arte di chi si mette in gioco solo quando si crea empatia tra coloro che vogliono trasmettere un messaggio e il pubblico. Nel fare questo ci sono pienamente riusciti i ragazzi del liceo Oriani, che la scorsa domenica hanno rappresentato al teatro comunale la tragedia Le Troiane.

Con l’aiuto delle docenti D’Introno, Carminetti, Micello e Di Canio hanno riproposto un tema che ben si aggancia all’attualità e al discorso interdisciplinare previsto quest’anno per il liceo classico, incentrato sulla figura dello straniero. A tal proposito, infatti, sono state trasmesse immagini recenti di migranti e macerie, conseguenza dei conflitti contemporanei.

Dopo aver sostenuto delle audizioni a settembre, gli studenti coinvolti in questo progetto si sono occupati dell’allestimento in tutte le sue parti, ovvero della scenografia, delle coreografie e dell’aspetto tecnico. Un lavoro meticoloso è stato curato anche nell’ elaborazione e recitazione dei copioni, attraverso la scrittura di dialoghi piuttosto fedeli al testo originario. Per fare questo è stato necessario immedesimarsi totalmente nei personaggi e scandagliarli interiormente, studiandone la psicologia.

Una scena de Le Troiane

Scritta dal tragediografo greco Euripide, Le Troiane racconta della caduta di Troia e delle donne di questa città, che vengono assegnate come concubine e schiave ai vincitori. Tra di loro ci sono Cassandra, Andromaca ed Ecuba, toccate in sorte rispettivamente ad Agamennone, Neottolemo e Odisseo.

Dopo i saluti della dirigente del liceo, la professoressa Angela Adduci, ad aprire lo svolgimento de Le Troiane sono stati Poseidone a simboleggiare, come dio del mare, le forze della natura, e Atena, dea dell’intelligenza e protettrice di tutte le arti. Per di più, da sempre ostile ai Troiani e offesa dal principe Paride, che aveva preferito l’amore di Elena al dono della sapienza. Protagonisti della scena anche il messaggero Taltibio, dimostratosi molto sensibile dinanzi alla morte di Astianatte, il figlio di Andromaca. Proprio per tale ragione, questa donna è apparsa sul palco straziata dal dolore per la morte del bambino e triste per la mancanza del marito Ettore.

A seguire le sue stesse orme, è stata Cassandra, anche lei in preda al delirio e priva di senno. Menelao, invece, ha ricoperto la parte dell’uomo indeciso e combattuto tra l’amore per Elena, causa principale della guerra, e la sua razionalità. A lei, fatale figura femminile, è stata contrapposta Ecuba, la forte e coraggiosa regina di Troia.

Tra le due, in una delle scene più ricche di pathos, si è svolto un acceso agone giudiziario, in cui Elena ha invano cercato di discolparsi, giustificando superbamente il proprio atto d’amore, proibito per quell’epoca, verso un uomo straniero.

Costantemente presente sulla scena, dal momento della parodo fino all’esodo, il coro delle donne troiane, da cui prende il nome l’intera opera. Conformemente a quanto avveniva ai tempi di Euripide, hanno cercato di creare un dialogo assiduo con gli spettatori, invitando alla riflessione critica su quanto rappresentato.

A questa idea, pertanto, si ricollega anche uno dei principali obiettivi che hanno mosso insegnanti e alunni a riproporre un’opera molto antica. Solo riportando una tragedia che racchiude dentro di sé l’identità di un popolo, infatti, il pubblico ha potuto creare un confronto costruttivo con la realtà odierna, spesso avvertita come estranea alle comodità di cui ci si circonda per eluderla.

«Le Troiane rappresenta un inno corale contro la guerra, dove a fare i conti sono donne, anziani e bambini» ha detto la prof.ssa Micello. «Euripide mise in scena questa tragedia per dire no alla guerra. Mai come adesso abbiamo bisogno di sentircelo dire, perché Troia non è così lontana da noi».

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