“La Matine della Chiazze”, storia di una tradizione che fu

fbe99374-f5c1-4dc4-b356-ed08a2afc76fSono ormai le 5 del mattino della vigilia e a Corato, come ogni anno, la città pullula di gente festante.

 A Piazza di Vagno il mercato del pesce è già attivo da un po’ con le signore pronte a dimenarsi e sgomitare per accaparrarsi il pesce migliore da mangiare in compagnia della famiglia, le urla dei pescivendoli “accattat, accattat!!”, si librano nell’aria con un’insolita leggerezza, assieme all’odore un po’ acre ma gradevole del pesce ordinato sui banconi in maniera maniacale. Trote, gamberetti e gamberoni che ancora si dimenano, alici, spigole dallo sguardo vispo e poi lui, la guest star del mercato, il capitone, simbolo per eccellenza del Natale coratino, secondo solo ad albero e presepe.

 Più in là, a piazza Sedile, i bambini sono incantati dai presepi incredibilmente realistici creati dai mastri presepai: lavandaie, pastori, contadini, ruscelli, cieli stellati e poi lei, la capanna, ancora priva del bambinello che da lì a poco sarebbe nato, come ogni anno, come se fosse la prima volta. I canti di Natale si odono per tutta la città, anche grazie al forte vento, i coni di caldarroste riscaldano oltremodo le gelide mani di padri e figli intenti a gustare questa prelibatezza tipicamente autunnale.

Gli zampognari nel frattempo stanno percorrendo via Duomo, il brusio della gente si smorza, anche i bambini in fila per un saluto a babbo natale debbono arrendersi di fronte alla magia di quel suono misterioso, molto simile ad una cornamusa.

Si fatica a camminare a piedi a Corato, di questi tempi, non è facile! Le prime luci dell’alba mettono in secondo piano quelle artificiali tipiche della festa, gli artisti di strada iniziano a tirare i remi in barca, le mogli tornano a casa, così come padri e figli, anche i due zampognari, babbo natale e i pescivendoli devono tornare a casa: mancano solo 14 ore al cenone della vigilia.

Questo almeno era ciò che accadeva fino a pochi anni fa. Avrei voluto anche oggi raccontarvi che il centro pullulava di gente festante, banchi di pesce, musiche natalizie, odore di caldarroste e bimbi in fila per Babbo Natale, ma non posso, perché non è andata così.

La gente c’era, ma non si faceva fatica a trovare pertugi per camminare liberamente, i presepi c’erano, bellissimi per carità, ma non affollati come avrebbero meritato. Niente caldarroste, né artisti di strada (a parte qualche sporadica eccezione), la musica c’era ma pochi la ascoltavano, solo gli zampognari mi hanno riportato un po’ indietro nel tempo, così come le luci, sempre sfavillanti. Niente mercato ittico, né signore pronte ad uccidere per accaparrarsi l’ultimo chilo di seppie. Assenza resa ancora più marcata dal cantiere che ora sorge in piazza di Vagno.

Chissà quanti di voi avranno sentito la mancanza della “Matine della chiazze”, quest’oggi! Tantissimi, ne sono sicuro. I tempi cambiano, le tradizioni mutano, si perdono, muoiono. Avrei voluto trascinarvi tutti giù dal letto oggi, ad uno ad uno, per dirvi “è la matin della chiazz, sveglia, è la vigilia, che ci fate ancora nel letto!”. Avrei voluto, ma non l’ho fatto. Ho preferito andare a letto anche io, andare a dormire. Perché in fondo la magia che ti buttava giù dal letto alle 4 del mattino non si avvertiva, non più.

 

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