Il senso di comunità nella festa di San Cataldo di Maggio

In linea con gli obiettivi preposti dal nuovo direttivo della Deputazione Maggiore l’atmosfera di festa si è maggiormente percepita. Interessante la riflessione di don Peppino Lobascio, considerato il delicato e importante periodo che Corato sta vivendo

Il senso di comunità nella festa di San Cataldo di Maggio
Il senso di comunità nella festa di San Cataldo di Maggio

Coerentemente con gli obiettivi preposti dal nuovo direttivo della Deputazione Maggiore di San Cataldo, come dichiarato dal neo presidente Michele De Lucia qualche giorno fa, quest’anno nel giorno in cui ricorre l’anniversario del ritrovamento delle sacre spoglie del Santo nella cattedrale di Taranto, e la città di Corato si raccoglie attorno al suo Santo Patrono, l’atmosfera di festa si è maggiormente percepita.

Oltre alla presenza di luminarie per le strade e alla tradizionale fiera di San Cataldo, da due anni ritornata in centro, stamattina alle ore 8 il lancio di bombe carta ha suggellato l’inizio del giorno di festa svegliando la città e chiamando i coratini a raccolta nella chiesa Matrice dove puntuale alle ore 10:30 è stato celebrato il Solenne Pontificale presieduto dall’arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo.

Un assaggio della festa agostana per la quale la Deputazione rivela di essere già a lavoro per darle la giusta dignità tra fede, senso di comunità e potenzialità economica e turistica.

Sul senso di comunità si è incentrato il saluto iniziale che il vicario zonale don Peppino Lobascio ha rivolto all’arcivescovo e a tutti i fedeli (candidati a sindaco presenti) cogliendo l’occasione per riflettere sull’importante momento che la città si appresta a vivere con le amministrative del 26 maggio.

Don Peppino Lobascio

«Non possiamo, laici e consacrati, avere un atteggiamento passivo e disinteressato, schermati da convinzioni più o meno approssimative sul significato stesso della parola politica. Recuperiamo la bellezza insita nel senso di comunità e di dimensione collettiva che questa parola conserva», ha esordito don Peppino invitando a riappropriarci della “politica caritatevole, concepita come interesse verso il prossimo, di empatia verso il nostro vicino di casa o di strada, verso il nostro collega di lavoro”.

Facendo riferimento, poi, all’appello del cardinale Bassetti, presidente della CEI, “ad essere sale della Terra”, don Peppino ha dichiarato «Non saremo mai dei buoni cristiani se dimentichiamo di essere dei buoni cittadini che pongono il bene comune come principio ineludibile del proprio agire».

Citando le difficoltà economiche dei tempi in cui viviamo, che spesso producono rabbia, risentimenti e rancori verso chi ci circonda, e la violenza verbale che spesso viene usata dai politici, il vicario zonale ha invitato a provare a “pensare cristianamente” apprezzando le differenze che ci arricchiscono e ci stimolano a migliorarci purchè “le diversità di pensieri e comportamenti viaggino sull’unico binario dell’interesse collettivo”

«Rifiutiamo i compromessi, le scorciatoie, le soluzioni troppo semplici che in queste settimane ci vengono offerte ma assumiamo la politica come missione, responsabilità verso il prossimo e sobrietà. (…) Sull’esempio di San Cataldo riscopriamo la bellezza dell’unità protesa alla dimensione collettiva», ha concluso don Peppino.

Riprendendo il concetto di comunità e approfondendo il senso della famiglia, Mons. D’Ascenzo, durante l’omelia, ha riflettuto sulla necessità di abbattere gli individualismi e di imparare dai Santi come San Cataldo ad annunciare la Parola di Dio con le opere sin dal proprio contesto di vita quotidiana evitando comportamenti scorretti tra familiari.

Fotogallery a cura di Marina Labartino

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