Il Papa a Molfetta per Don Tonino

Papa Francesco e Don Tonino Bello: un sogno in comune. Ieri a Molfetta si è vissuta una giornata storica per la Puglia e la Chiesa al servizio degli ultimi per la costruzione di un mondo di pace.

Il Papa a Molfetta per Don Tonino
Il Papa a Molfetta per Don Tonino

Papa Francesco,  dopo la tappa di poco più di un mese fa a San Giovanni Rotondo, è tornato in Puglia come pellegrino sulle orme del Servo di Dio Don Tonino Bello. Dopo aver pregato ad Alessano sulla tomba del “vescovo dei poveri”, meta incessante di pellegrinaggi, ieri mattina alle 11 circa, con quasi 45 minuti di ritardo, è arrivato a Molfetta.

Una città che si preparava alla visita, seppur breve, di un pontefice, il primo in assoluto, sin dall’annuncio dato il 2 febbraio, una città che ha accolto sin dalle prime ore del mattino – con un notevole dispiegamento di Forze dell’Ordine e volontari diocesani – numerosi pellegrini provenienti sia dalla Diocesi di Molfetta Ruvo Giovinazzo e Terlizzi, sia da altre città pugliesi, d’Italia e del mondo, un popolo che si è rincontrato nello stesso luogo dove 25 anni fa furono celebrati i funerali del “vescovo degli ultimi” morto il 20 aprile 1993.

“In piedi come costruttori di pace” auspicava Don Tonino quando parlava degli autentici cristiani e della Chiesa che lui sognava come missionaria. E quel sogno di una fede che si incarna nella concretezza della quotidianità e a fianco di ogni fratello che la vita ci mette accanto sembra essere lo stesso di Papa Francesco.

Bergoglio ieri, con il pastorale in legno usato da Don Tonino e dinanzi alla Croce realizzata per l’occasione su modello della croce pettorale che il vescovo di Molfetta portava con sé ogni giorno, ha idealmente e contemporaneamente abbracciato lui e tutta la comunità presente.

Una testimonianza toccante è stata riportata dal vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca Mons. Vito Angiuli (che assieme al giornalista Renato Brucoli, ha  raccolto in “La terra dei miei sogni. Bagliori di luce dagli scritti ugentini” l’opera omnia degli scritti editi e inediti composti da Don Tonino tra il 1954, quando era seminarista, al 1982 anno della sua elezione episcopale) nel saluto al Papa ad Alessano: la visita del Pontefice – secondo due giovanissimi ministranti – è un segno di forte unione tra loro due che hanno in comune la semplicità bella dell’umiltà.

E con semplicità festosa il Pontefice è stato accolto nella “terra- frontiera” o “terra finestra” come la definiva lo stesso Servo di Dio Don Tonino, che il suo popolo si augura presto venga proclamato Beato, e poi nel paese dove ha svolto il suo episcopato rinunciando ai titoli ma non risparmiandosi mai nell’ aiutare i poveri perché per lui loro erano la vera ricchezza, la ricchezza della Chiesa come li ha chiamati Papa Francesco.

«Perché non bastano le opere di carità, se manca la carità delle opere. – ha sottolineato il Pontefice durante l’omelia della Santa Messa che ha celebrato assieme ai 60 vescovi pugliesi tra i quali c’era anche l’arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo – Se manca l’amore da cui partono le opere, se manca la sorgente, se manca il punto di partenza che è l’Eucarestia, ogni impegno pastorale risulta solo una girandola di cose».

«Chi si nutre dell’Eucarestia – ha aggiunto il Santo Padre  – assimila la stessa mentalità del Signore. (…) smette di vivere per sé, per il proprio successo, per avere qualcosa, per diventare qualcuno, ma vive per Gesù e come Gesù, cioè per gli altri. (…) Si potrebbe esporre come avviso fuori da ogni chiesa: “Dopo la S. Messa non si vive più per se stessi ma per gli altri”.

Così ha vissuto Don Tonino Bello come vescovo-servo, un pastore fattosi popolo che davanti al Tabernacolo impara a farsi mangiare dalla gente. – ha continuato Papa Francesco – perché l’Eucarestia non sopporta la sedentarietà e senza alzarsi da tavola resta un sacramento incompiuto. (…) E come Chiesa potremmo domandarci: dopo tante comunioni, siamo diventati gente di comunione?»

Il Pane di vita, il Pane spezzato è Pane di Pace – ha affermato il Pontefice riprendendo ciò che sosteneva Don Tonico Bello “pacifista convinto”: “la pace non viene quando uno si prende solo il suo pane e va a mangiarselo per conto suo (…) ma è mangiare il pane insieme con gli altri”.

Ed insieme si possono risolvere i problemi di questo mondo, alzarsi e non restare attanagliati dalla paura bensì farsi portatori di speranza, di gioia e di pace.

L’aria di mestizia, il silenzio e la preghiera  di 25 anni fa, per la perdita prematura di “un vescovo che profumava di popolo” e che parlava di una “Chiesa del grembiule” – come ha affermato il vescovo della diocesi di Molfetta Domenico Cornacchia rivolgendosi a Bergoglio – ieri si è tramutata in aria di esultanza.

La gioia di ritrovarsi nel nome di Don Tonino, l’emozione di poter incrociare anche solo per qualche secondo lo sguardo di Papa Francesco, così tanto affabile e comunicativo non fosse altro per la corrispondenza delle sue parole con i suoi gesti, la percezione di vivere un momento storico mista alla testimonianza di adesione alla strada indicata da Don Tonino e contemporaneamente al pontificato di Bergoglio descrivono la giornata memorabile di ieri 20 aprile 2018.

Numerosi i coratini presenti, tra sacerdoti, rappresentanti di alcune associazioni e i volontari e anziani della Casa protetta “Dono di Speranza” di Corato

Una nuova primavera per la Puglia, la Chiesa e il mondo intero – che oggi purtroppo conosce ancora le brutture della povertà e della guerra che alimentandosi a vicenda producono ingiustizie e sofferenze di ogni genere – è iniziata ieri con la presenza e le parole di Papa Francesco nella città dove Don Tonino da “profeta” le anticipò.

Gallery fotografica a cura di Maria Francesca Casamassima

 

 

 

 

 

 

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