Il Jazz “non Jazz” di Sarah Jane Morris e Maxima Orchestra incanta il Teatro Comunale

Sarah Jane Morris 2«Il jazz, quello vero, sta morendo». Parola di Sebastian Wilder, interpretato da Ryan Gosling nel discusso e pluripremiato “La La Land”. Nella pellicola di Damien Chazelle, il protagonista è un musicista jazz vecchio stampo, che si oppone strenuamente al perpetuo “panta rei” che il genere stesso impone. In buona sostanza tutto ciò che oggi viene classificato come “jazz” non è tale, mentre il jazz, quello con la “J” maiuscola, non interessa a (quasi) più nessuno. Che questo genere musicale stia morendo o meno non è semplice dirlo. Estremamente semplice invece è affermare che il Jazz a tinte Rock e R&B che Sarah Jane Morris ha portato ieri sera sul palco del Teatro Comunale è più vivo che mai.

La Morris, classe ’57 e un consolidato rapporto con l’Italia (ha partecipato 2 volte al Festival di Sanremo  e vinto l’edizione 1991 in coppia con Riccardo Cocciante), ha incantato tutti con la sua voce potente, penetrante e graffiante, un contralto in grado di raggiungere note ardue anche per un soprano, pregna di virtuosismi ma mai barocca, emozionante e coinvolgente, in una performance da ricordare. Performance resa ancor più indimenticabile dai guest, il chitarrista britannico Tony Remy e il sassofonista pugliese Roberto Ottaviano e dalla Maxima Orchestra di Bari, vero e proprio traino dell’intero concerto.

Due ore di musica per intenditori e un repertorio trasversale: da Sting a Pino Daniele, da John Lennon a Lucio Battisti, fino alla musica classica di Webber e Vivaldi, senza mai far rimpiangere nessuno di questi. L’ènsemble guidata magistralmente dal M° Bruno Tassone, vero e proprio showman e presentatore della serata, oltre che semplice maestro d’orchestra, ha sfoggiato una prestazione eccellente, grazie anche agli arrangiamenti da Oscar di Vince Tempera, Antonio Molinini , Daniela Mastandrea e Giacomo Battista. E poi la chitarra solista di Tony Remy, incantevole ed elegante, mai invadente, il sassofono soprano di Roberto Ottaviano, fondamentale per rendere i brani inconfondibilmente jazz e la già citata voce della Morris, in grado di far sgranare gli occhi anche al più puntiglioso dei critici musicali.

Un concerto di rara bellezza, reso tale anche dal pubblico del Teatro Comunale, esaltato ed estasiato dalla bravura degli artisti, ma mai invadente. Pubblico più volte chiamato in causa dalla spumeggiante Morris  e dai trascinanti ragazzi della Maxima Orchestra.

Il jazz, con la lettera maiuscola o meno, con influenze fusion o be-pop, r&b o rock non sta morendo, è solo in continuo mutare. “Panta rei”, dicono i vari Eraclito e Gabbani, ma il jazz un po’ di più, si potrebbe aggiungere. Con buona pace di Sebastian Wilder.

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