Il coratino Leonardo Piccione vince il Premio Albatros 2019. L’intervista

Il Premio e Festival per la letteratura di viaggio l'albatros - Città di Palestrina è dal 1998 primo festival letterario italiano interamente dedicato al Viaggio

leonardo piccione corato
Lo scrittore coratino Leonardo Piccione vince il premio Albatros 2019

Lo scrittore coratino Leonardo Piccione, autore de “Il libro dei vulcani d’Islanda” edito da Iperborea, si è classificato al primo posto, ex aequo con Enrico Brizzi autore de “Il Cavaliere senza testa”, nella XXII edizione del Premio e Festival per la letteratura di viaggio l’albatros – città di Palestrina 2019. La cerimonia di premiazione si è tenuta domenica 20 ottobre presso il Complesso degli Edifici del Foro di Praeneste.

Il Premio e Festival per la letteratura di viaggio l’albatros – Città di Palestrina è dal 1998 primo festival letterario italiano interamente dedicato al Viaggio che per dieci giorni promuove incontri letterari, spettacoli musicali e reading letterari nei luoghi più suggestivi della cittadina di Palestrina (Rm), nota per l’importante patrimonio storico–archeologico che possiede.
L’intera manifestazione si svolge grazie al contributo e al sostegno della Regione Lazio Crea, del Comune di Palestrina e della Banca Centro Lazio di Palestrina.

La Giuria Ufficiale composta da Loredana Lipperini, Andrea Esposito e Graziano Graziani, ha così motivato la vittoria dello scrittore coratino:

“Il libro dei vulcani d’Islanda è un libro stratificato e proprio per questo affascinante. Non è un racconto di viaggio e nemmeno un trattato sull’attività vulcanica islandese, ma piuttosto il racconto appassionato di una terra dove ancora la commistione tra mito e realtà è tangibile e reale. Un luogo dove “la natura è storia e la storia è natura”.

Leonardo Piccione è riuscito a condensare il fascino degli atlanti letterari e delle catalogazioni immaginifiche scegliendo una prospettiva, quella dei vulcani, che si trasforma in un avvincente dispositivo narrativo. Ogni vulcano è legato a una storia, un aneddoto personale, un resoconto letterario, le vite intrecciate di gente comune e personaggi inventati. In uno stile elegante e vivido trovano posto in questo racconto per accumulo il geniale scacchista Bobby Fischer e il portiere della nazionale islandese, l’ultima coppia di alche (protopinguini estinti per colpa dell’uomo meno di due secoli fa) e la “Saga di Njall”.

La prospettiva dei vulcani islandesi, oltre a dischiudere uno scrigno simbologie tipicamente nordiche, innalza vertiginosamente le storie raccontate in una dimensione ultra-umana, dominata da una natura maestosa in grado di tingere di mito anche le vicende più quotidiane. Quasi a volerci ricordare il motto: “Continuare a raccontare è un ottimo modo per mantenere vive le storie, o per farle diventare vere”.

L’INTERVISTA A LEONARDO PICCIONE

“Gli orizzonti sconfinati dell’isola, privi di alberi che offrano riparo all’amicizia e all’innocenza, generano un senso di vuoto in cui l’osservatore sperimenta un’oggettiva difficoltà a prendere le misure. È una condizione che annichilisce e insieme espone a una centralità inattesa: in mezzo al nulla, o diventi anche tu parte del nulla oppure rischi di essere tutto. L’estrema imprevedibilità delle condizioni atmosferiche, inoltre, riduce l’uomo a un’obbedienza straniante: l’Islanda educa al rinvio e al cambio di programma, sbatte in faccia ai suoi abitanti la materialità della variabile tempo. Qui le ore possono essere toccate, i giorni annusati.” (Il libro dei Vulcani d’Islanda- Leonardo Piccione)

Cosa significa per te vincere questo premio?

Fino a una settimana fa non sapevo di essere tra i finalisti. Poi mi hanno annunciato che la mia opera era in finalissima con altre quattro. Domenica c’è stata a Prenestina la cerimonia finale.

Sono contento perchè tra le motivazioni della giuria c’è quella del valore letterario dell’opera, cosa che mi inorgoglisce perchè non vengo da un percorso letterario, dato che ho studiato scienze statistiche, ma poi ho cambiato strada affiancando le parole ai numeri. Avere un riconoscimento sull’opera dal punto di vista letterario, è importante per me, peraltro in un premio storico e con una giuria di autori importanti.

Come nasce l’idea di scrivere un libro sui vulcani d’Islanda?

Nasce dal fatto che ho cominciato ad andare in Islanda sempre più di frequente negli ultimi cinque anni, ero innamorato di questa terra e sentivo il bisogno di spiegare questa mia “infatuazione”. La chiave per raccontare il mio sentimento per questa terra sono stati i vulcani, nonchè caratteristica dominante di questa terra e maggiormente visibile e vivibile quando la si visita. Le montagne e i vulcani islandesi sono fratture, cicatrici nella terra. Il parallelo tra la geologia e l’umanità mi ha colpito molto, perchè in un certo senso la terra attraverso i vulcani si “distrugge”, ma si rigenera allo stesso tempo. I vulcani distruggono, ma costruiscono nuove montagne, allo stesso modo l’esperienza umana è fatta di questo processo di distruzione, cambiamento e ricerca di un nuovo equilibrio. Raccontare le nostre storie, quelle dei personaggi che incontriamo e delle vicende che incrociano la nostra vita, significa raccontare la ricerca continua del nostro nuovo equilibrio. Il cambiamento spaventa, ma rende vivi. La terra d’Islanda è viva a me ha colpito questo..

Prossimi progetti?

Mi piacerebbe confrontarmi ancora con il mondo della scrittura, creare qualcosa di nuovo, ho delle idee, ma ho bisogno che una di questa mi prenda come mi hanno preso i vulcani. Ho sentito l’esigenza di raccontare l’Islanda e spero che presto mi arrivi una storia, un mondo, un luogo, un personaggio che mi faccia avvertire il bisogno di raccontarla agli altri. Tornerò in Islanda presto, in inverno, che è la mia stagione preferita per assaporarne la quiete e il silenzio. Mi ispira e mi ricorda la bellezza dell’isolamento, un po’ come la nostra Murgia in cui ho vissuto per tanto tempo. Solo in Islanda riesco a percepire e gustare la sensazione di stare lontano da tutto e tutti, che è difficile e complicata, ma nel frattempo è una grande fonte di ispirazione e ricerca.

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