“I casi sono due”: enigma da risolvere al Teatro comunale

Il teatro comunale di Corato viaggia indietro nel tempo per tornare nella Napoli degli anni '50/'60.

Al teatro comunale
"I casi sono due" in scena al teatro comunale di Corato

Nella cornice fortemente sportiva che si è delineata a Corato la scorsa domenica, con le memorabili vittorie neroverdi, si configura il grande successo di una commedia che ha segnato la cultura teatrale sin dagli albori. Si tratta de “I casi sono due” di Armando Curcio, commediografo, giornalista e fondatore della casa editrice che porta il suo nome. L’opera è stata portata sul palco del teatro comunale da “La Famiglia”, il gruppo teatrale della Parrocchia Santa Maria Greca di Corato, che ha lavorato in sinergia con il regista Sabino Lastella.

La lodevole interpretazione degli attori, così come la sceneggiatura e i costumi appropriati e curati da Natalia Sguazzo, Mariella Marzolla, Carmela Vuolato e Rosa Bosco, si aggiudicano un sold out per la terza volta, regalando alla platea del Teatro Comunale due ore piacevoli, ricche di risate.

I fatti si svolgono negli anni ’50/ ’60, in una aristocratica dimora napoletana. Il Barone Ottavio Del Duca (interpretato da Giuseppe D’Imperio) e sua moglie Aspasia (interpretata da Isa Manzi) soli, ormai anziani, senza eredi, vivono tristemente la loro età. Il Barone somatizza la solitudine mostrando a tratti la sua ipocondria, mentre Aspasia, ripone il suo eccessivo istinto materno nel cane Medoro.

In questa situazione il Barone confessa alla moglie l’esistenza di un figlio illegittimo, nato, prima del loro matrimonio, da una fugace relazione con una cantante. Aspasia lo perdona immediatamente, e i due decidono, pressati da una esigenza di compagnia, di iniziare le ricerche per rintracciare il figlio perduto, ingaggiando l’investigatore privato Sormani (interpretato da Domenico Balducci).

La trama, dunque, si impenna verso un versante surreale, dai toni farseschi, oltre che agrodolci, approdando verso una serie di equivoci ed ironici fraintendimenti.

Il fulcro di tutta questa atmosfera scoppiettante di gags variegate e divertenti, ma mai sovrapposte e grossolane, è il cuoco/presunto figlio Gaetano (interpretato da Enzo Strippoli).

Un personaggio caratteristico nella sua personalità perlopiù petulante, ignorante nell’esposizione del pensiero, a tratti dispettoso. Eppure, è attorno a lui e al resto del personale, come i camerieri Giuseppe, Maria, Carmela (interpretati rispettivamente da Giuseppe Cannillo, Antonella Piccolomo, Paola Sciscioli), al maggiordomo Federico (interpretato da Franco Ferri), il portinaio (Giuseppe Loiodice) e la giardiniera (Arcangela Scarpa), che si snodano gli ironici scambi di battute teatrali, dei gesti e dei movimenti impacciati, delle pause e dei silenzi eloquenti; insomma quella carica espressiva donata pienamente dal cast della compagnia teatrale, che il gran maestro Eduardo De Filippo avrebbe ribadito essere “la magia del teatro”.

Il primo carattere surreale ce lo fornisce l’investigatore, figura improbabile e bizzarra con il suo comportamento equivoco. Egli comunica alla nobile coppia che l’erede tanto ricercato, non è altri che il cuoco assunto da poco, rivelatosi sin da subito rissoso, rozzo, che getta la casa nello scompiglio.

Il cuoco, infatti, passando da dipendente a padrone, accentua gli aspetti più negativi del suo carattere, innescando situazioni confusionarie.

Tuttavia, quando la vicenda sembra ripristinare un equilibrio illusorio, ecco tornare l’investigatore a scompigliare le carte, affermando che per un caso di omonimia è capitato uno scambio di persone. Il vero Vincenzo Esposito, è un altro; un giovane privo di intelligenza e di ogni spirito vitale, (interpretato da Donato Capogna) un grullo che fa disperare ulteriormente il Barone. L’enigma sarà risolto da Teresina Manfregola e suo marito (interpretati da Ada Diaferia e Alberto Sparano) veri genitori, altrettanto bizzarri, del presunto e spaventato Esposito, che torneranno a riprenderlo, come una sorta di deus ex machina, avviando la vicenda alla conclusione.

Infine, il cuoco, riconosciuto definitivamente come figlio, sentendo che le vicende volgono al peggio, incamera nella sua valigia l’argenteria di famiglia e fugge.

Il sipario cala con i due anziani protagonisti, tornati soli, nella loro realtà paradossalmente surreale.

“Ecco, il teatro, quello vero che funziona da sempre”. Questo il pensiero di Federico Fellini, che assistette tre volte a “I casi sono due.”

“La scelta di portare sulla scena questa opera, deriva dal nostro obiettivo principale, ossia quello di un servizio parrocchiale, che possa offrire, attraverso il teatro, riflessioni su temi delicati e importanti e nel frattempo divertire” – dichiara il regista Sabino Lastella – “Questa commedia attualizza l’attaccamento ai propri figli da parte dei genitori, nonostante la vicenda sia ambientata negli anni ’50/’60. La profonda esigenza di affetto da parte del barone e della baronessa, si traduce in ipocondria per il primo ed estrema maternità nei confronti del cane per la seconda. Al giorno d’oggi, credo che la medicina alla solitudine siano appunto, l’amore e la solidarietà verso il prossimo che compensino questa dolorosa mancanza di amore.”

“Tutti i personaggi della commedia sono animati da un profondo senso di egoismo. Ognuno pensa a se stesso e lo dimostra apertamente, e questo è un tratto che esisteva ed esiste tutt’ora. – afferma l’attore Enzo Strippoli- Tutti fingono bontà nei confronti di due persone si per sé sole e sofferenti. Ogni singola vita di quel personale di servizio è intrisa di segreti, sregolatezze, come quella del cuoco, situazione che lo porta a speculare alle spalle del padrone ed approfittarsi di lui.

Abbiamo contornato lo spettacolo con un messaggio di ilarità, che fa riflettere e soprattutto divertire. C’è una vita per piangere, il gusto delle ore di svago godute dalla gente sono state la nostra più bella ricompensa.

La solitudine è una bestia da combattere. Non solo la malattia accentua la condizione di solitudine, bensì anche le costanti situazioni di incomprensioni, mancanza di dialogo, lo stress per voler prevalere sugli altri… questa è la realtà attuale.”

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