Fondazione Casillo, con AMU e VITACOM, vicina alle imprese di Arquata

fondazione-casillo-1Si chiama A437 ed è l’Associazione Temporanea di Scopo nata nei giorni scorsi ad Arquata del Tronto. A farne parte sono quattro giovani imprenditori locali che hanno deciso di fare squadra per usare in forma congiunta impianti e attrezzature a loro devoluti da diverse organizzazioni.

Il nome rappresenta il codice identificativo del Comune di Arquata del Tronto, dove vivevano prima del sisma e dove oggi tutto va ricostruito. Il piccolo borgo, arroccato sulla cima di un monte, è stato completamente evacuato, più della metà delle abitazioni e delle attività commerciali risultano inagibili, alcune sono completamente crollate. Ma il desiderio di ripartire non è svanito. Si respira comunque l’entusiasmo di chi vuole ritornare a una vita normale.

“Noi siamo il futuro di Arquata” – fa sapere la proprietaria dell’impresa capofila dell’ATS. E lo sta dimostrando insieme ai suoi tre colleghi imprenditori. Non si sono persi d’animo e grazie al progetto RImPRESA – promosso dall’ong AMU (Azione per un Mondo Unito) e sostenuto dalla Fondazione Casillo – hanno dato origine all’Associazione Temporanea di Scopo A437 attraverso la quale potranno regolare l’uso congiunto di beni strumentali donati loro da altre imprese come segno della propria vicinanza. Ogni associato potrà inoltre mettere a disposizione del gruppo propri beni e attrezzature usufruendo al contempo di beni e attrezzature altrui.

fondazione-casillo-2La fase di costituzione dell’ATS A437 è stata curata da Giovanni Vita, amministratore unico di VITACOM, società partner della Fondazione Vincenzo Casillo

“Sono emersi – dichiara l’amministratore unico della società VITACOM – punti di vista e proposte al vaglio della Fondazione del Gruppo Casillo, che intende il sostegno non solo come erogazione di un contributo finanziario ma anche come vicinanza umana e prossimità relazionale. È il significato di cura in un’economia civile – conclude Vita – ed è soprattutto nelle situazioni difficili che abbiamo la possibilità di rifondare i legami sociali”.

Conoscere più da vicino le esigenze e condividere gli stati d’animo delle comunità locali: in questo modo si possono curare quelle ferite che nessun bene da solo potrà guarire, in questo modo il desiderio di “ripartire insieme” può trasformarsi in realtà.

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