COET e CPA portano a teatro accoglienza e integrazione

Un Amleto sviscerato ed attualizzato nello spettacolo “Illo, ho, ho, my lord” di sensibilizzazione all’integrazione diretto da Francesco Martinelli

Corato: Amleto di COET e CPA
L'integrazione nello spettacolo di COET e CPA

Si è proposto come un rifacimento di Amleto, il noto dramma di William Shakespeare, lo spettacolo andato in scena in due repliche lo scorso 30 giugno, presso il Laboratorio Urbano, dal titolo “Illo, ho, ho, my lord”, interpretato da dodici allievi del Centro di  Orientamento ed Educazione Teatrale (COET), in collaborazione con cinque giovani richiedenti asilo del Centro di Prima Accoglienza (CPA) di Corato, per la regia del maestro Francesco Martinelli.

Lo spettacolo è il frutto di un percorso di formazione di circa 5 mesi, inserito in un progetto di accoglienza integrata ed inserimento sociale, che ha messo al centro l’integrazione, la partecipazione attiva e l’accoglienza e che ha permesso, attraverso il teatro, ad allievi e richiedenti asilo, di esprimere varie sensibilità con un unico linguaggio. In realtà COET e CPA, in perfetta sinergia, sono andati ben oltre la mera interpretazione del testo, ne hanno estratto l’essenza, evidenziando tutti gli aspetti più cupi ritratti nella tragedia shakespeariana e proponendoli attraverso gli speciali proiettori dell’attualità, togliendo il velo all’apparenza, annullando gli stereotipi e abbattendo i muri dell’intolleranza.

Corato: Amleto di COET e CPA
“Illo, ho, ho, my lord” attualizza i temi dell’Amleto

Parole di un tempo accompagnate da musica moderna o scandite dagli intensi ritmi del battito africano; e poi la follia, gli intrighi, le cospirazioni, i tradimenti, le morti tipiche della tragedia shakespeariana si intrecciano e quasi si confondono con le ombre della società del nostro tempo: la voracità di sapere tutto degli altri, la schiavitù della tecnologia, il celarsi dietro alle apparenze, l’essere disposti a tutto a discapito degli altri per ottenere ciò che si vuole, anche a costo di un meschino egoismo che rende ciechi.

Senza tralasciare il tormento, quello che affliggeva Amleto nel perseguire la verità sulla morte di suo padre fino a farlo impazzire; quello che spinge i migranti ad imbarcarsi verso l’ignoto confidando che la verità sulle loro vite possa emergere chiara agli occhi di tutti; quello che interroga Italia e Europa su quale sia la verità da perseguire, quella da nascondere e quella da raccontare, discutendo a tavolino sulle sorti di migliaia di vite in balia delle onde più oscure. Ancora, il tormento di chi non sa come comportarsi e di chi, invece, agisce senza pensarci, quello fra l’essere e non essere, cercando di essere.

Cinque Amleto, Clifford Donason, Kambire Kpekpejean, Madiu Sesam Suliaran, Olokpa Felix, Soly Moussa, coadiuvati da un giovanissimo ma già padrone della scena Tristano Martinelli, si sono intervallati sulle tavole assieme ai loro compagni di avventura Claps Claudia, Colucci Michele, Cuccovillo Caterina, De Palma Daniela, Di Gennaro Fabio, Fiore Sara, Malcangi  Francesca, Mazzilli Raffaella, Quercia Celeste, Tandoi Roberto, per raccontare non solo le vicende di Amleto, ma la loro storia, il loro paese d’origine, l’Africa, le loro speranze.

Dalla tragedia shakespeariana alla tragedia moderna, come quelle che leggiamo sui giornali che sfogliamo distratti, quei racconti di vita ancora troppo poco conosciuti e che spesso ignoriamo, dovrebbero invece rappresentare un punto di arresto per iniziare a guardarci attorno e smettere di fissare lo specchio o di osservare il mondo attraverso il filtro di uno schermo; dovrebbero significare un punto di partenza per una vera rivoluzione di pensiero, atteggiamento, predisposizione all’accoglienza dell’altro e alla consapevolezza che nessuno è uguale agli altri ma che, tanto meno, nessuno è diverso.

Corato: Amleto di COET e CPA
Dalla tragedia shakespeariana alla tragedia moderna

Quello di COET e CPA è un Amleto che cerca affannosamente di camminare con scarpe non sue, in bilico fra passato e futuro, cercando di poter vivere almeno un presente, magari con l’aiuto di qualcuno che non volti lo sguardo ma che gli tenda la mano e lo sorregga. Un Amleto che affronta il viaggio della sua vita con coraggio, speranza e un greve bagaglio di paure, per perseguire la verità ma che, purtroppo, non sempre giunge nel suo porto sicuro, naufragando alla deriva in quel mare che, troppo sovente, diventa tortura e ultimo approdo.

Bisogna stare molto attenti agli altri, potrebbero essere come noi”. Ennio Flaiano.

Non me ne voglia il maestro e regista Francesco Martinelli e non me ne vogliano gli interpreti se mi concedo l’ardire di dire che, al di là dello straordinario lavoro attoriale da cui emerge una sconfinata passione per il teatro, al di là del messaggio e degli spunti di riflessione che avranno certamente ripercussione sulle nostre modalità di agire e guardare al prossimo, quello che resta impresso è il momento in cui cala il sipario e si dispiegano sorrisi, sguardi e abbracci di spontanea amicizia e condivisione di gioia. In quel momento in cui la tensione si stempera e tutti tornano ad essere se stessi, non vi sono ruoli, né riflettori, né copioni, e non ci sono differenze di età, sesso, provenienza, c’è solo la verità, quella perseguita da Amleto, quella che tutti dovremmo sempre ricercare e pretendere.

È racchiuso in quegli abbracci l’emblema della volontà di trasmettere un chiaro messaggio di sensibilità e accoglienza da parte di COET e CPA attraverso la dimensione teatrale: gli altri potrebbero essere come noi, gli altri siamo noi.

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