“Bullismo a scuola, che fare?” L’associazione “Batti 5” spiega cause e conseguenze del fenomeno

“Era gennaio quando nostro figlio, che già da qualche giorno aveva manifestato un profondo malessere per le continue angherie subite da due compagni di classe, perdeva i sensi e si accasciava al suolo dinanzi ai nostri occhi stupiti. Neanche il tempo di destarlo che il piccolo inizia a tremare con scatti improvvisi e violenti, ad agitare le mani verso l’alto, quasi a proteggersi il volto, e poi a dimenarsi sul pavimento, senza urlare, ma biascicando mugugni monotoni e incomprensibili”.

A primo impatto questo può tranquillamente sembrare l’incipit di un racconto di Edgar Allan Poe, invece è la scioccante testimonianza di un padre e di una madre che hanno visto con i loro occhi il proprio figlio di soli 11 anni, impazzire letteralmente a causa del bullismo. Dopo mesi di angherie e soprusi subiti da alcuni suoi coetanei, il bambino è stato dichiarato dai medici invalido. Irrimediabilmente. E questo non è un caso isolato, anzi.

Ieri pomeriggio, durante la conferenza tenutasi in biblioteca comunale “Bullismo a scuola, che fare?”, organizzata dall’associazione “Batti 5”, moderata dalla dottoressa Nunzia Perrone, sono emersi elementi abbastanza preoccupanti su questo fenomeno in crescita, ma il team di esperti relatori ha anche fornito al pubblico (formato prettamente da studenti di scuole medie e superiori e insegnanti) , un po’ di consigli per sconfiggere i bulli “without using your fists”, senza usare i pugni, come dice lo slogan una campagna antibullismo online.

Dopo i saluti del presidente dell’Associazione “Batti 5”, dottoressa Marilisa Bucci, spazio agli interventi, a cominciare da quello istituzionale dell’ assessore all’istruzione Mara Zezza: «Il bullismo è un fenomeno che riguarda un adolescente su tre, e non solo tra le mura scolastiche. Gli insegnanti ricoprono un ruolo fondamentale limitatamente alle ore di lezione, ma fuori dalla scuola è la famiglia che deve fare da supporto al soggetto in difficoltà. Certamente un modo per arginare questo fenomeno risiede nella figura dello psicologo scolastico. Nel 2017 cercheremo di inserirne il più possibile nelle nostre scuole, in modo tale da dare sostegno a vittime, insegnanti, ma anche ai bulli stessi, che spesso non sanno il male che provocano».

Chi sono i bulli? Secondo la psicologa Antonella Caldarola non è difficile riconoscerli: aggressivi, dalla spiccata autostima e dominanza sociale, bramosi di ammirazione sociale, prepotenti e vessatori nei confronti dei più deboli e carenti di empatia. Spesso però, dietro queste corazze, si nascondono problemi familiari più o meno gravi e talune volte la mancanza della figura materna. E con l’avvento dei social, ormai facilmente fruibili a tutte le età, il bullo ha un altro habitat nel quale può agire, più forte, più indisturbato (apparentemente), quello della rete.

 Il cosiddetto cyberbullismo (termine coniato dall’educatore canadese Bill Belsey nel 2002) è spesso legato a doppio filo con il bullismo perpetrato “face to face”: Diverse ricerche infatti mostrano come le vittime di bullismo tradizionale abbiano una più alta probabilità di diventare anche vittime di cyberbullismo, rispetto ai coetanei che non subiscono questo tipo di violenze. Ma nonostante sia possibile rintracciare nei dati a disposizione una sovrapposizione tra i due fenomeni,è opportuno sottolinearne anche le differenze.

La specificità del fenomeno cyberbullismo risiede nella modalità di trasmissione del messaggio denigratorio o aggressivo, che a differenza del bullismo tradizionale, non avviene di persona. Ogni qualvolta il materiale, oggetto di queste violenze, finisce in rete è difficile che venga rimosso o cancellato. Questo fa si che la vittima si senta ancora più impotente, rinforzando lo sbilanciamento di potere tra gli attori coinvolti (bullo e vittima), elemento tipico del bullismo tradizionale.

«Il bullismo vìola i diritti umani, tuona la docente dell’Università “Aldo Moro” di Bari Carmencita Serino causando danni che agli occhi dell’adolescente sembrano insormontabili. Proprio per questo molti ragazzini decidono di farla finita. Il 10% di suicidi in Italia si contano nella fascia d’età compresa tra i 13 e i 18 anni, perciò è nostro compito quello di sostenere questi ragazzi a superare i momenti più duri. In passato gli insegnanti lottavano affinché si creasse solidarietà tra compagni di classe, oggi purtroppo non è più così. Dobbiamo alimentare l’empatia dei ragazzi, spesso i bulli tendono a dis-umanizzare la vittima, rendendoli immuni da sensi di colpa».

La colpa però spesso è anche delle famiglie: «troppe volte gli insegnanti hanno le mani legate, spesso infatti i genitori dei bulli difendono i propri figli, arrecando loro un danno notevole. In questi casi la figura dello psicologo che funga da intermediario è fondamentale per riuscire a sbloccare la situazione. Siamo tutti responsabili, è per questo che sarebbe importante creare una coscienza sociale attorno a questo fenomeno».

E dal punto di vista giuridico come è affrontato il bullismo? L’avvocato Krizia Zinetti è ,molto chiara: «L’ordinamento giuridico non regola il bullismo, ma gli atti di bullismo, come percosse, stalking, minacce e diffamazione, sono puniti con la reclusione. Spesso però gli imputati sono minorenni: in tal caso la legge si comporta in questo modo: sotto 14 anni colui che ha commesso reato non è mai imputabile, mentre dai 14 ai 18 anni l’imputato finisce in riformatorio, che, nonostante non abbia le fattezze del carcere, macchia comunque a vita la fedina penale di colui che commette reato. È fondamentale, prosegue, prevenire il bullismo, spesso gli strumenti correttivi non sono efficaci. Purtroppo al giorno d’oggi la maggior parte dei bambini a 10 anni ha già un cellulare con connessione ad internet e questo non aiuta certamente ad arginare il bullismo. Non bisogna vietare ai bambini gli strumenti tecnologici ma è necessario educarli ad un corretto utilizzo», conclude l’avvocatessa.

Interessante anche l’intervento via Skype da Amatrice del dottor Giuseppe Salerno, referente settore educazione – S.O.S. il Telefono Azzurro Onlus, Centro Territoriale Firenze: «Instagram, Whatsapp e Snapchat sono i territori più proliferi per il cyberbullismo, Facebook non è più trasgressivo. Solitamente le violenze perpetrate telematicamente sono un prosieguo di quelle che avvengono tra i banchi. Come reagire? Innanzitutto parlatene con gli adulti, da soli non risolverete nulla. Cercate poi di non offendervi, di non dare questa soddisfazione al bullo. Se siete in grado di ridere di voi stessi, il bullo si stancherà di prendervi di mira». Poi conclude: «I primi colpevoli di bullismo siamo noi, se non denunciamo, se ridiamo dei soprusi altrui o se voltiamo le spalle ad un compagno in difficoltà.

Poi al tramonto della conferenza, spazio alla dott.ssa Anita Cusanno che ha affrontato il tema dell’educazione alla legalità nelle scuole e di alcune strategie di intervento sul fenomeno stesso rivolte al gruppo classe, basate sui modelli di supporto tra coetanei o che agiscono sui singoli individui bullo e vittima: «Un’azione di contrasto al bullismo deve fare riferimento al gruppo dei pari, poiché deve essere rivolta a migliorare la qualità delle relazioni sociali tra i ragazzi. È fondamentale quindi conoscere a fondo lo stato d’animo degli alunni. Proprio per questo l’associazione “Batti 5” ha ideato un progetto rivolto ai ragazzi che frequentano le scuole medie di Corato. Esso avrà come obiettivo primario quello di valutare la qualità delle relazioni scolastiche evidenziando, se sono presenti, episodi di bullismo attraverso la somministrazione di un questionario. In una seconda fase più operativa, conclude la psicologa, si potranno effettuare degli interventi rivolti al gruppo classe più mirati, in base alle problematiche di un singolo o di un gruppo».Bullismo 2

 

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