Bifest2019: Paola Cortellesi conquista il Petruzzelli

L'attrice racconta la genesi di “Come un gatto in tangenziale" , del suo ultimo film “Ma cosa ci dice il cervello” e di come è arrivata a diventare una delle attrici più amate e di maggior successo del recente cinema italiano.

paola cortellesi corato
L'attrice Paola Cortellesi al Bifest 2019

A circa una settimana dalla fine della decima edizione del Bifest, Bari International Film Festival, diretta da Felice Laudadio, che ha visto quest’anno la partecipazione di ben 418 grandi ospiti, tra registi, attori, cineasti, e 76mila spettatori tra il il cinema Galleria e al Teatro Petruzzelli, presentiamo di seguito una delle protagonisti indiscusse sul panorama cinematografico italiano, Paola Cortellesi, che è stata protagonista della prima, affollatissima, masterclass del Bifest al Teatro Petruzzelli. Qui l’attrice ha raccontato la genesi di “Come un gatto in tangenziale”, proiettato prima dell’incontro, ma anche del suo ultimo film “Ma cosa ci dice il cervello” e di come è arrivata a diventare una delle attrici più amate e di maggior successo del recente cinema italiano. Inoltre le è stato elargito il Federico Fellini Platinum Award dal Direttore Felice Laudadio.

Proprio dal film interpretato accanto ad Antonio Albanese (Come un gatto in tangenziale) è iniziata la conversazione, ovvero dagli spunti che hanno ispirato la commedia che racconta l’incontro/scontro tra un intellettuale borghese della “Roma bene” e una giovane madre della periferia romana più complessa e degradata.

Il film è nato da una esperienza personale– racconta Paola Cortellesi- che ha visto me e mio marito, il regista Riccardo Milani alle prese, alcuni anni fa, con una storia tra la seconda figlia del suo primo matrimonio e un ragazzo del quartiere Bastogi, un quartiere di Roma molto duro con un’alta presenza di criminalità. Con Riccardo eravamo inizialmente un po’ preoccupati poi abbiamo capito che stavamo discriminando luoghi e persone. Anche i genitori del ragazzo erano diffidenti, poi ci siamo conosciuti ed è andata molto bene. Da questo pensiero è nata l’idea del film.

In quanto al mio personaggio l’ho scritto sulla base di persone vere, è la somma di tante donne che ho conosciuto, anche le mamme delle mie compagne di quando vivevo in periferia. Quello utilizzato nel film è un linguaggio che conosco, non ho avuto alcuna difficoltà a replicarlo. Tutti quelli che lavorano per e nell’arte hanno un compito importantissimo: far riflettere e formare le persone. qualcuno ha detto che con la cultura non si mangia, che è una cosa orribile. Invece si mangia eccome, perché è il nutrimento di una vita intera, e senza nutrimento non si cresce.”

Nel film sono inoltre presenti Alessandra e Valentina, che interpretano le borseggiatrici, con cui l’attrice ha stretto un legame. Recentemente le stesse sono state nuovamente arrestate per furto aggravato: “Inizialmente i loro personaggi non erano nemmeno nel copione, le abbiamo conosciute a Bastogi durante i provini che abbiamo fatto con vari abitanti del quartiere e ci hanno colpito al punto da farci modificare la sceneggiatura. Ora io sono un po’ arrabbiata con loro, mi avevano promesso che non avrebbero fatto più quello che facevano e spero che ci riescano prima o poi.”

Come un gatto in tangenziale e Ma cosa ci dice il cervello hanno in comune il fatto di trattare temi importanti sotto il guscio da commedia:

Siamo nel contesto della commedia italiana. A me piace il cinema comico e ho fatto anche diversi film comici ma la commedia offre la possibilità di affrontare anche aspetti tragici, le miserie, l’ignoranza, di parlare del reale ma con ironia. La commedia sociale ti lascia ironizzare sulle cose, il che non significa essere superficiali. Mentre giravamo il film de Un gatto in tangenziale, ho conosciuto le storie di quella gente, che mi hanno arricchita.

Parlare di cose brutte con ironia è difficile, quando ci riusciamo è importante perché il pubblico ride, si diverte ma ha anche spunti per dialogare. È bello fare un cinema popolare e nello stesso tempo utilizzarlo come un cavallo di Troia per veicolare certi contenuti. Certo, poi c’è Checco Zalone che è bravissimo, invece, a unire cinema comico e commedia, a fare ridere di pancia e nello stesso tempo fare un’analisi sociale, che lo spettatore può ritrovare se va in profondità. Lui sì che accontenta tutti.”

Paola Cortellesi ha anche raccontato della sua scelta di intraprendere la carriera di attrice:

Sono sempre stata una persona molto curiosa cui piace fare cose molto diverse. Da giovanissima, avevo la possibilità di diventare una cantante ma avrei dovuto scegliere un solo genere mentre fare l’attrice consente di fare tutto, di vivere tante vite. In quanto al cinema, all’inizio della mia carriera facevo molta televisione e mi dicevano che per il cinema ero troppo televisiva. Poi ho fatto tanto teatro e mi dicevano che ero troppo teatrale per il cinema. Quando ho cominciato a fare cinema ho pensato quindi non tanto di giocare sulla fisicità ma sul registro, quello dell’umorismo, che storicamente è sempre stato prerogativa degli attori uomini, Monica Vitti è stata una felice eccezione. Con Riccardo (Milani, il marito ndr) mi ero sfogata delle mie frustrazioni di donna e di autrice tv che veniva ritenuta meno autorevole dei suoi colleghi uomini. In tavoli storicamente frequentati da uomini le donne sono sempre state invisibili. Non mi stava bene, così mi sono presa la rivincita collaborando al copione di Scusate se esisto!, che parla proprio di una donna “invisibile”. Grazie alla tigna, sono riuscita a farmi sentire. Oggi ho la possibilità di essere una protagonista: sono grata ai produttori per questo ma devo dire che il varco me lo sono aperta da sola, con la mia ‘tigna’ e il mio team con cui lavoro alle sceneggiature. Spero che in futuro le donne non debbano essere ostinate come lo sono stata io per raggiungere questo obiettivo.

Ed è proprio parlando del ruolo delle donne nei film, che Paola Cortellesi si aggiudica applausi e stima da parte del pubblico presente. Infatti sostiene:

In passato sia io che le mie colleghe, a parità di ruoli, guadagnavamo meno degli uomini. Solo ora ho contratti buonissimi. Non so se raggiungeremo mai l’uguaglianza. Una soluzione al problema potrebbe essere nell’educazione dei piccolissimi. Nelle scuole si dovrebbe seguire un corso di parità di genere. Un bambino è puro e non ha sovrastrutture, può quindi essere educato al rispetto.

Non sopporto essere chiamata donna con le palle, mi incazzo. Gli attributi maschili non servono, una donna è forte di suo. Io ho la mia forza e voglio mantenere la mia femminilità, che nel mio caso non è poi così prorompente, però quel briciolo di femminilità che ho me lo tengo, e ne vado fiera.

In “Ma cosa ci dice il cervello”, Paola Cortellesi è Giovanna donna “invisibile”. Lavora al Ministero, è una qualunque, anche se poi si scoprirà ben altro. È una donna assuefatta, che per gli altri non esiste e che accetta tutto quello che le accade intorno, dall’inciviltà, alla maleducazione, alla noncuranza. Il suo osservare ci dimostra come la nostra è una società abituata all’abitudine al peggio. La protagonista vive a testa bassa, coltivando dentro un constante tormento per non essere una madre presente per sua figlia, pur lavorando al Ministero; di essere considerata da sua madre una figlia “fallita”, vista la fine del suo matrimonio, e che poco cura la propria immagine; di essere per i suoi amici “la più intraprendente del liceo” che ora si è “ridotta al lavorare nel Ministero”.

Ma Giovanna ha un’altra vita, ed è in questa che la stessa si fa portavoce di una ripresa delle regole della comunità , del rispetto degli altri e delle altrui competenze, che la nostra società assuefatta sembra aver dimenticato. Giovanna “rivendica” tutti coloro che hanno ferito i suoi amici, dal papà che offende l’allenatore, alla paziente che impreca contro il medico, dall’imprenditore che non spegne il cellulare in aereo, all’alunno che picchia il professore. Tutte tematiche che incarnano la presunzione, della nostra attuale società, di saper fare meglio, seppur senza competenze, di coloro che il medico, l’allenatore, l’insegnante, l’hostess, sanno farlo con il cuore oltre che con professionalità.

Crediamo che tutto ci sia dovuto, questo i grandi stanno trasmettendo alla future generazioni. Sappiamo solo pretendere, burlare, sfidare, polemizzare e lamentarci di chi ci governa, dell’ambiente in cui viviamo, degli insegnanti dei nostri figli. Siamo cullati dall’utopica consapevolezza che prima o poi qualcuno faccia qualcosa per noi, pur sapendo che il vero cambiamento parte da noi stessi,con piccoli gesti quotidiani. Con la splendida  regia di Riccardo Milani, il messaggio della straordinaria Giovanna/ Paola Cortellesi ci giunge forte e chiaro.

 

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