Barche di Santa Maria, viaggio tra storia e misteri di una tradizione coratina

20160813_212737“Se si proponesse a tutti gli uomini di fare una scelta fra le varie tradizioni e li si invitasse a scegliersi le più belle, ciascuno, dopo opportuna riflessione, preferirebbe quelle del suo paese: tanto a ciascuno sembrano di gran lunga migliori le proprie costumanze.” Così parla Erodoto nell’ “Historia”, opera in nove libri scritta intorno al V secolo a.C.

 

Secondo lo storico greco dunque, ognuno di noi trova più interessante ciò che abbiamo vicino, perché ciò che è familiare è migliore di ciò che non lo è. Partendo da questa visione campanilistica delle tradizioni, abbiamo un po’ girato per le semi deserte vie cittadine e abbiamo chiesto ad alcuni cittadini coratini, se amassero la tradizione delle barchette di Santa Maria. Su un campione di intervistati, praticamente tutti hanno affermato di apprezzare questa tradizione centenaria, di sentirsi a casa quando nella settimana “de ferraguste”, il centro storico diventa il porto ideale di queste imbarcazioni volanti, fatte di bambù, cartapesta e carta velina.

Poi però agli stessi intervistati abbiamo chiesto se sapessero il perché di questa tradizione. Bene, quasi tutti ci hanno risposto di non conoscere il vero motivo di questa usanza, semplicemente la attribuivano ad un uso della loro precedente generazione, senza saperne il perché.

 

Per comprendere le ragioni di questa usanza, dobbiamo tornare indietro nel tempo di circa 400 anni. Siamo nel 1571, l’Impero Ottomano, guidato da Muezzinzade Alì Pascià è sempre più forte e mina il predominio sul Mediterraneo (da sempre porto di scambi di persone merci e denaro). Sentitosi minacciato da ciò, Papa Pio V decide di istituire una Lega Santa, per coalizzare le storicamente divise forze cristiane disseminate in tutta la penisola italiana e resistere all’avanzata ottomana. La resa dei conti tra Ottomani e Musulmani avvenne domenica 7 Ottobre 1571, nella celebre battaglia di Lepanto, presso il golfo di Corinto. I Cristiani in sole 5 ore distrussero imbarcazioni e velleità ottomane, confermando il predominio sul Mediterraneo e lasciando intatto il corso della storia. Una sconfitta infatti avrebbe potuto mutare per sempre lo scenario mondiale.  In alcune città quindi, per ricordare questa battaglia che di fatto salvò il predominio cristiano nel mondo, iniziarono ad esporre questi veri e propri piccoli capolavori di artigianato. Il perché si espongano proprio nel periodo dell’Assunzione di Maria non è del tutto chiaro, si pensa sia dovuto al fatto che successivamente l’esposizione delle barche abbia assunto un significato differente, che vedrebbe la barca come simbolica accoglienza della Vergine Maria.  Altra domanda al quale non sappiamo ancora rispondere è: perché questa tradizione si è radicata proprio a Corato (e da quanto ci risulta anche a Massafra) e non in altre città, geograficamente e culturalmente più attinenti alle vicende della battaglia di Lepanto?

 

Attualmente, come ormai da anni, le barche esposte nelle due settimane centrali per le vie di Corato, partecipano ad un concorso che premia l’opera più bella e attirano l’attenzione di turisti e cittadini, che pur non sapendo il perché di questa pacifica invasione navale, ne restano affascinati ogni anno, come se fosse la prima volta.20160813_213026

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