“Vivere In”: una serata corale per celebrare la Pace

Presso la sede del Movimento "Vivere In" un incontro che ha messo al centro il valore della Pace

Pace: un valore che rischia, oggi, di sfuggirci dalle mani. Se ne è parlato in un incontro tenutosi a Corato giovedì 31 gennaio, alle ore 19, in via Giappone 40. La manifestazione “Artigiani di Pace”, organizzata dal Movimento “Vivere In” insieme a Pax Christi e alla Gioventù Francescana della Parrocchia “M.S.S. Incoronata”, si è posta come obiettivo il portare la comunità a riflettere circa il ruolo della Pace nel nostro quotidiano, declinata sotto molteplici forme.

Un incontro partecipato e necessario, quello dello scorso giovedì, figlio di un tempo in cui il termine “pace” spesso viene ferocemente depauperato della propria potenza evocativa.

L’iniziativa corale, patrocinata dal Comune di Corato e dalla Zona Pastorale “S. Cataldo”, ha visto Domenico Paganelli, del Movimento “Vivere In”, moderare gli interventi: «Il termine Pace rischia, al giorno d’oggi, di decadere. Partendo da questo e da alcuni recenti esortazioni di Papa Francesco, noi vogliamo tornare a rifletterci. Parlare di pace – continua – è la più grande provocazione dei nostri tempi. Oggi è più facile parlare di odio, gridare slogan di violenza. E contro tutto ciò, noi dedichiamo questo incontro al sorriso di Prince Jerry, uno studente nigeriano di 25 anni genovese di adozione. Prince si è tolto la vita, perché gli era stato negato il diritto d’asilo. E a lui, ora, vanno i nostri pensieri di pace».

Ed è dal nucleo fondante della nostra società che si deve partire verso la costruzione di una collettività educata alla concordia: «La famiglia, con la pace, ha un rapporto strettissimo. I genitori – affermano in un’unica voce Monica Roselli e Felice Berardi del Gruppo Famiglie “Vivere In” – sono instancabili maestri di pace. Essi hanno il compito di plasmare, riparare e abbellire, attraverso un’opera sapiente di educazione».

In tal senso, pertanto, l’immagine di un artigiano è fortemente evocativa. Le riflessioni proposte non devono perdersi nel “qui” e “ora”. L’intento dell’evento è stato quello di fornire piccole gemme da portare con sé durante le proprie giornate, la propria quotidianità.

«Credo che il nostro modo di essere artigiani di pace debba essere quello di abbracciare la vita così com’è, impegnandoci concretamente nelle situazioni quotidiane», ha affermato nel suo intervento Marianna Lotito, Animatrice Gi. Fra., partendo dalla propria formazione francescana. «San Francesco d’Assisi, tra i suoi insegnamenti, mostra come per percorrere strade di pace si debba imparare ad abbracciare, a intessere una comunicazione con il prossimo». 

A declinare poi il concetto di pace in relazione alla politica è stata Angela Paganelli, Referente “Pax Christi” per la sede di Corato. Attraverso un’analisi dell’incisivo messaggio che Papa Francesco ha diffuso a inizio anno, in occasione della Giornata Mondiale della Pace, è stato possibile soffermarsi sul concetto di Buona Politica e sui suoi effetti sul sociale: «La politica è stata sempre guardata come qualcosa che potesse comportare corruzione e rischi, qualcosa di sporco. Il messaggio del Papa, invece, ci induce a un ragionamento. La politica è uno strumento, un mezzo. Il fine è il bene collettivo. Attraverso l’esercizio di buone e sane virtù, è possibile giungere alla diffusione di un senso di concordia e fiducia. Questo è il modo di fare buona politica: cooperare al servizio della pace e dei diritti collettivi».

Presente all’evento, il Vicario Zonale Don Peppino Lobascio, l quale esorta i presenti a imparare a metter: «Oggi percepisco, soprattutto sui social network, un particolare accanimento dei cristiani in relazione a diverse tematiche di attualità, come ad esempio quella sui migranti. E personalmente, non riesco a concepire come questi possano, poi, vivere a pieno e accogliere l’esperienza cristiana. Osservo coi miei occhi un’acredine di fondo. Perciò ciò che dovremmo fare, tutti, è mettere in discussione noi stessi, in primis, ognuno nel suo piccolo».

Solo attraverso un lavoro quotidiano individuale è possibile sentirsi in pace, con sé stessi e con gli altri. A salutare i presenti e a chiudere la serata di spunti di riflessione, Pina Masciavè: «Osservando i relatori e la platea, oggi, sono giunta a una considerazione. La solitudine impoverisce. Da soli, non andremo da nessuna parte. Dobbiamo cogliere e accogliere la diversità. Questa ci completa: solo arricchendoci reciprocamente delle esperienze altrui si costruisce e si cresce».

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