Un incubo che ormai dura da vent’anni, una vita vissuta nel terrore di essere aggredita da un momento all’altro, o peggio ancora, di veder aggrediti i propri cari. Una storia terribile quella che ci racconta la coratina Luciana Ferrucci, vittima di stalking da vent’anni.

Nel corso della propria vita, poco meno di 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni (6 milioni 788 mila), quasi una su tre (31,5%), riferiscono di essere state vittime di stalking e di aver subito molestie o violenza. A prescindere dalle variazioni numeriche, una costante è rappresentata dall’elevata incidenza delle donne come vittime e degli uomini come autori di reato in oltre il 90% dei casi registrati dal 2011 al 2016.

Fra le misure di contrasto alla violenza sulle donne un ruolo di indubbio rilievo riveste il reato di atti persecutorio, il cosiddetto stalking: introdotto nel codice penale, all’articolo 612-bis, dal decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11 (convertito con la legge n. 38 del 2009), è stato successivamente modificato dal decreto legge 14 agosto 2013, n. 93 (convertito con legge n. 119 del 2013). È il cosiddetto decreto legge anti-femminicidio. I dati riferiti dal Ministro dell’Interno mostrano una crescente tendenza (in termini assoluti) alla denuncia: si è passati infatti dai 9.027 atti persecutori denunciati nel 2011 ai 13.177 del 2016, con un aumento del 45%.

Quello di Luciana rientra senza dubbio tra i casi di un amore non corrisposto.

«Avevo 17 anni quando tutto è cominciato – racconta la vittima coratina Luciana Ferrucci – Non lo conoscevo affatto. In quel periodo i giovani coratini frequentavano più o meno gli stessi locali. Più o meno ci si conosceva di vista e lui mi ha vista in quel contesto, ero con i miei amici. Un giorno all’uscita di scuola mi fu consegnato un bigliettino con un’audiocassetta da parte sua, che mi invitava a presentarmi in una piazzetta del paese alle nove di sera, raccomandandomi di essere sola e non dire niente a nessuno. Non ci sono mai andata, la cosa non mi interessava. Dopo un po’ di tempo, durante una festa di paese lui si avvicinò a me urlandomi che dovevo immediatamente lasciare i miei amici per seguirlo, che dovevamo fidanzarci perchè a lui piacevo da sempre. Nonostante i miei ripetuti rifiuti, lui non ha mai desistito.

Nel 2007 ricevetti una telefonata dai miei amici, che mi dicevano che lui aveva imbrattato tutti muri del paese con frasi offensive nei miei confronti, aveva scritto anche il mio nome ovunque. Mi sembrava un incubo. Ho denunciato e per questo ha avuto una sanzione amministrativa e l’obbligo di rimuovere le scritte. Se ne parlò tanto, mi sentivo umiliata, offesa e perseguitata. 

 

Per lungo tempo sembrava esser tornato tutto alla normalità, sembrava tutto solo un brutto ricordo. Invece eccolo ricomparire a distanza di anni tormentando non solo me ma anche chi mi sta intorno. Ormai non sono più tranquilla, non esco mai di casa da sola, temo per l’incolumità dei miei cari. Sto denunciando, le indagini sono in corso, sono fiduciosa nella legge».

 

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