Venere e Marte di Botticelli. Il dipinto nella fiction dei “Medici”

Il cinema è una straordinaria forma d’arte. Quando poi la trama di un film coincide con la storia della più nobile dinastia d’Italia diventa un’interazione tra più forme d’arte

Venere e Marte di Botticelli. Il dipinto nella fiction dei
Venere e Marte di Botticelli. Il dipinto nella fiction dei "Medici"

di Franco Leone

Il cinema è una straordinaria forma d’arte. Quando poi la trama di un film coincide con la storia della più nobile dinastia d’Italia diventa un’interazione tra più forme d’arte.

Venere e Marte di Botticelli. Il dipinto nella fiction dei "Medici"È il caso della fiction dei “Medici, Lorenzo il Magnifico” andata in onda su Rai Uno fino al 13 Novembre. Al centro delle tormentate vicende del film c’è uno straordinario dipinto di Botticelli: Venere e Marte, in cui è celato l’amore tra Giuliano dei Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico (nei panni di Marte) e Simonetta Vespucci, la nobildonna più bella della Firenze del ‘400 (nelle sembianze di Venere).

DESCRIZIONE DEL DIPINTO
La scena raffigura la dea Venere mentre osserva tranquilla il dio Marte crollato in un profondissimo sonno. Entrambi sono distesi su di un prato e sono circondati da piccoli fauni che giocano allegri con le armi del dio.

I satiri sembrano tormentare Marte disturbando il suo sonno, mentre ignorano del tutto Venere, vigile e cosciente: uno ne ha l’elmo che gli copre la testa, un altro satiro ruba furtivo la lancia del dio; un altro ancora suona un corno di conchiglia nell’orecchio del dio per svegliarlo, senza successo; un quarto fa capolino dalla corazza sulla quale Marte è adagiato.

Un errore del pittore è ben visibile nella gamba destra di Venere, che, smaterializzata dalle pieghe delle veste drappeggiata, va quasi a scomparire. Il dipinto si trova alla National Gallery di Londra.
La poesia che descrive il quadro è tratta dal mio libro “Capolavori d’arte in versi” edito da Secop Edizioni.

VENERE E MARTE DI SANDRO BOTTICELLI

di Franco Leone
Venere giace su un prato adagiata,
mentre un suo braccio è poggiato a un guanciale.
Negli aurei crini è da lei ostentata
un’eleganza avvenente e sensuale
che brilla in ogni movenza aggraziata
e nel bel viso radioso e immortale.
Appar la dea ad ammirar concentrata
Marte in un sonno che sembra letale.

Nel cielo ormai sta accendendosi il giorno
che svela flebile il dio della guerra:
nulla di eroico scorgiam nel suo aspetto.
Fa capolino persino un faunetto
dalla corazza che giace per terra.
Un altro prova a svegliarlo col corno,
gli ha pure un terzo la lancia rubato,
un quarto invece il suo elmo ha indossato.

Riconosciamo la Vespucci nel volto
di quella dea dall’etereo candore.
Giuliano invece spossato vien colto
dentro ad un sonno che spegne ogni ardore.
Così da noi vien lo sguardo rivolto
sulla bellezza di un nobile amore
che fu con l’estro e i divini pennelli
immortalato dal gran Botticelli.

Ottave in endecasillabi.

 

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