Ugo Sbisà racconta la Puglia, culla del jazz

Il giornalista a Corato in occasione della II edizione di GustoJazz per presentare il suo libro “Puglia, le età del jazz”.

Ugo Sbisà a Corato per Gusto Jazz
Ugo Sbisà presenta “Puglia, le età del jazz”

Un viaggio alla scoperta delle radici del jazz in Italia per ritrovarle nella nostra terra di Puglia quello racchiuso nel libro “Puglia, le età del jazz” (Adda Editore) del giornalista Ugo Sbisà, vice capo servizio della sezione Cultura e Spettacoli della Gazzetta del Mezzogiorno, presentato a Corato lo scorso 27 aprile, in occasione della II edizione di GustoJazz.

A dialogare con l’autore, il bassista e jazzista Pierluigi Balducci che ha offerto al pubblico anche due intermezzi musicali, come assaggio del concerto “L’equilibrista e altri racconti” che ha seguito alla presentazione del libro, presso il Teatro Comunale.

In “Puglia, le età del jazz” Ugo Sbisà traccia un itinerario storico, critico e sociale che ripercorre, fino ai nostri giorni, l’evoluzione del pubblico, le trasformazioni del “fare jazz” in Puglia a tutti i livelli e il passaggio dal dilettantismo al professionismo a tempo pieno. Un libro che cita anche il Corato Jazz Festival, manifestazione da cui ha poi preso vita in maniera rinnovata proprio GustoJazz, e che sottolinea come la Puglia sia in realtà la culla del jazz così come è conosciuto in Italia e che alcuni fra i primi e più grandi jazzisti italiani siano pugliesi.

Oggi, la Puglia dimostra di avere una tradizione eccelsa in campo jazzistico, riconosciuta in tutta Italia. La stessa Regione Puglia si presenta all’avanguardia nella promozione della musica made in Puglia emanando bandi a sostegno della musica, cosa che avviene in pochi stati europei e che in Italia avviene solo nella nostra regione.

Il sound dei jazzisti pugliesi si distingue per il suo essere personalizzato, possibile solo quando si resta ben saldi alle proprie radici. «Va bene storicizzare il jazz, – dichiara Sbisà – ma senza incorrere nel rischio di diventare accademia perché il jazz deve mantenere un legame profondo con le musiche popolari. Al jazzista si chiede improvvisazione, di essere un compositore istantaneo, di scrivere e suonare la propria musica. Caratteristiche dominanti nel jazz in Puglia che non cede al manierismo perché il jazz non è un repertorio ma un linguaggio, un approccio fatto di armonia e di pronuncia».

C’è, quindi, una storia antica che nasce con le prime luci del ‘900 nella nostra regione e che arriva fino ai nostri giorni.

Particolare da non sottovalutare, come evidenziato da Sbisà, è che le antiche tradizioni musicali di Puglia trovano espressione nella tradizione popolare, ricca e diffusa, legata alle bande, tale da esser definita da Pietro Mascagni “Una terra benedetta da Dio”. «Era a portata di tutti una certa confidenza con il linguaggio della musica e questo ha favorito l’emergere di una musicalità importante».

Uno dei primi musicisti jazz italiani fu Michele Ortuso, originario di Monte Sant’Angelo, che seguì la famiglia in America dove imparò a suonare il banjo, entrando in contatto con il giro dei jazzisti bianchi che, a Chicago e New York, orbitavano attorno all’orchesta di Paul Whiteman, una delle più importanti figure del jazz degli anni ‘20. Tornato in Italia, Ortuso si trasferì a Roma dove venne scritturato come musicista al fianco di uno dei primi sassofonisti del jazz italiano, Vito Morea, anch’egli pugliese, di Noci.

In un interessantissimo excursus storico, Sbisà pone all’attenzione la data dell’8 settembre 1943 che, con la liberazione dalle truppe alleate, vede Brindisi diventare capitale del Regno. Momento storico particolare perché fa sì che l’evoluzione e lo sviluppo della cultura musicale in generale e del linguaggio afroamericano del jazz in particolare, trovino nella nostra regione linfa e radici. A Bari nasce Radio Bari, la prima voce dell’Italia libera che parlava a tutta la nazione, sotto il giogo dei nazisti e fascisti, trasmettendo, oltre ai dispacci di americani e inglesi, musica in diretta tutti i giorni, come anche quella che, nel resto d’Italia, era considerata come una musica negroide e disdicevole, chiamata “sincopato”: il jazz.

In quegli anni, la Puglia accolse anche un concerto di Frank Sinatra nell’hangar dell’aeroporto di Foggia e al Teatro Petruzzelli di Bari, in spettacoli per le truppe americane di istanza a Bari. Dalla Puglia, eccellenti jazzisti come il maestro Giannini, hanno poi esportato nel resto d’Italia il vero jazz.

Il ‘68 segna una svolta storica, sociale e culturale, cambia la scena, gli obiettivi delle nuove generazioni, e in questo ambito nasce una specie di controcultura nella quale il jazz, musica protestataria che infrangeva le regole, di un popolo oppresso, si alimenta, ed emergono le figure dei due jazzisti pugliesi attualmente più famosi nel mondo: Pino Minafra (direttore artistico del Talos Festival ritratto sulla copertina del libro) e Roberto Ottaviano.

Questa è solo una parte dell’interessante ed appassionato racconto, corredato da immagini storiche, con cui Ugo Sbisà ha tracciato la storia del jazz in Puglia e, di conseguenza, in Italia, nel libro che nasce da una consapevolezza, quella della necessità di colmare dei vuoti e delle lacune per consentire di entrare in contatto col linguaggio musicale del jazz.

Appassionatosi al jazz sin dall’età di 11 anni, Sbisà non ha potuto condividere la sua passione coi coetanei ma si interfacciava con gli appassionati che, nella migliore delle ipotesi, avevano l’età di suo padre, se non più grandi. Quando poi ha iniziato a poter coltivare attivamente la sua passione, studiando al conservatorio, con la sua professione giornalistica e da insegnante di Storia della musica afroamericana al conservatorio, si è accorto che «man mano che ci sono cambi generazionali, negli studenti e nei musicisti, ciò che noi diamo per scontato che si debba conoscere, in realtà le generazioni attuali non hanno mai sentito menzionare. Da qui è nata la necessità di raccontare la storia della musica jazz nella nostra regione».

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