“Tu chiamalo Mogol”, emozioni in musica al Teatro Comunale

Un giorno del 1965, con una canzone in tasca, Mogol bussa alla porta di Detto Mariano, fido arrangiatore di Adriano Celentano. Con lui un giovane con i capelli ricci e folti, baffo e chitarra. Era Lucio Battisti. “Per una lira io vendo tutti i sogni miei”, canta Battisti, incantando Mariano. È questo il primo incontro tra due artisti che per oltre tre lustri hanno scritto pagine di storia della musica italiana.

E questa collaborazione senza pari nella musica italiana è stata al centro di “Tu Chiamalo Mogol”, evento musicale a scopo benefico tenutosi presso il Teatro Comunale, organizzato dalla Casa Famiglia della Mamma, in collaborazione con Medli e Fronteretro Adv, con lo scopo di finanziare i progetti di questa casa famiglia, che aiuta minori a rischio di devianza e ragazze madri.

Ad aprire il concerto, presentato da una madrina d’eccezione, l’attrice coratina Claudia Lerro, ci hanno pensato i Brauns, band vincitrice del “Corato Music Square 2016”, con il loro stile inconfondibile e gli arrangiamenti dal sapore rock. Non è semplice affrontare e “adattare” alle proprie corde i brani di mostri sacri della musica come Battisti senza che critica e pubblico gridino al sacrilegio e allo scandalo, ma i Brauns si sono dimostrati all’altezza con capolavori come “Dieci Ragazze”, “Eppur mi son scordato di te” e “Il tempo di morire”. Il sestetto di Andria, composto da Francesco Bruno, Nunzio Davide Campanale, Michele Abruzzese, Pietro Porro, Carlo Piacenza e Arin Ernesto ha concluso la performance con “Impressioni di Settembre” della PFM.

Successivamente è salita sul palco la cantante e interprete Marina Ventura, accompagnata per l’occasione da giovani musicisti di Corato,Michele Zucaro, Mario Ardito e Fabrizio Loiodice. La Ventura ha proseguito con l’omaggio a Battisti, interpretando brani storici come “Fiori rosa, fiori di pesco”, “Amarsi un po’”, “Acqua azzurra, acqua chiara”, “Emozioni” e “I giardini di marzo”, ma ha anche toccato altri artisti per i quali Mogol ha scritto, come la grande Mina, interpretando due dei suoi più grandi successi: “Insieme” e “Amor Mio”.

 Al tramonto del concerto, spazio anche ad Adriano Celentano e alla sua “L’Arcobaleno”, meraviglioso brano del 1999, legato ad una vicenda paranormale, come ha spiegato Claudia Lerro. La canzone fu al centro di una leggenda metropolitana che voleva il testo scritto nientemeno che dallo spirito del defunto Battisti che si sarebbe messo in contatto con Paola Guidelli, una medium italiana residente in Spagna, la quale affermò che Battisti l’aveva contattata e che l’aveva spinta a cercare un libro in un negozio (Más allá del arco iris dello psicologo Grian), dentro al quale c’era un capitolo che parlava, appunto, dell’arcobaleno. «Ora contatta Giulio (il vero nome di Mogol) e digli di scrivere una canzone che io dedico a lui, che parli dell’arcobaleno», sarebbe stata la richiesta finale del defunto Battisti.

Contattato dalla medium ed informato dell’articolo di Firma, Mogol inizialmente era scettico e non ne volle assolutamente sapere; si convinse a scrivere una canzone su questo tema solo dopo aver ascoltato la musica composta da Gianni Bella, che lo colpì particolarmente. In seguito ad un fatto inspiegabile e misterioso capitatogli (l’apparizione di un arcobaleno che terminava sul cofano della propria automobile in un viaggio in macchina sull’autostrada del Sole, iniziò a ritenere che la storia della medium fosse vera, dichiarando di «non aver mai smesso di avvertire la presenza di Lucio» anche dopo la sua scomparsa.

Una storia che ha reso ancor più magica questa serata benefica, che ha coinvolto il pubblico, lo ha emozionato, l’ha fatto cantare e tornare indietro nel tempo e soprattutto ha donato un po’ di speranza nel futuro agli ospiti della Casa Famiglia della Mamma.

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