Tre motopompe per innaffiare i propri campi con i liquami

Un’operazione congiunta delle Guardie per l’Ambiente e degli agenti del Commissariato di Polizia di Corato ha portato alla denuncia di un contadino che irrigava i campi con acque reflue.

Alle prime luci dell’alba, quando è scattato il blitz delle Guardie per l’Ambiente unitamente agli agenti del Commissariato di Polizia di Corato, il contadino era intento a coltivare i propri campi (in via Mangilli), innaffiandoli con l’acqua proveniente dal depuratore comunale e prelevata con ben tre gigantesche motopompe, distanti  per pochi metri una dall’altra. Lo scaltro agricoltore (il 63enne V.P.) aveva collegato alle motopompe diversi grossi e lunghi tubi (in parte sotterrati e non visibili) nei quali scorreva l’acqua “succhiata” dal canale di scorrimento del depuratore il cui affluente, continua a scorrere a cielo aperto prima di sfociare a cala Pantano, nell’omonima contrada biscegliese.

Le Guardie per l’Ambiente dopo aver individuato le motopompe in funzione, hanno pensato bene di spegnerle per richiamare l’attenzione del proprietario che, poco dopo, incuriosito dall’improvviso inconveniente, è caduti nel tranello. A quel punto, dopo aver sequestrato le tre imponenti motopompe, è stato denunciato per il delitto di furto aggravato e per violazioni al D.lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale” ovvero per aver trasgredito le disposizioni previste da due ordinanze (del Sindaco di Corato e del Presidente della Regione Puglia) del 1996 in tema di acque provenienti dall’impianto di depurazione cittadino. D’altra parte la stessa legge, e il buon senso, vieta espressamente l’utilizzo agronomico delle acque reflue specie se provenienti da un depuratore malfunzionante qual è quello di Corato.

Il blitz degli uomini del Commissariato di Ps (guidati dal dott. Mezzina) e delle Guardie per l’Ambiente ha riaperto una piaga in verità mai cicatrizzata: l’emergenza ambientale causata dai prodotti irrorati con le acque del depuratore. Diversi interventi repressivi sono stati compiuti, negli ultimi tempi, ma, nonostante la linea dura adottata, la cattiva abitudine di molti agricoltori sembra non conoscere tregua. Specie durante il periodo estivo, quando il aumenta fabbisogno idrico.

Adesso sarà compito della dott.ssa Silvia CURIONE, sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, valutare quanto posto in essere dall’ “intraprendente” agricoltore.

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