Terra Patria

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Ciò che è ibrido è complesso.

Ciò che è ibrido è mescolato.
Ciò che è ibrido è impuro.
Ciò che è ibrido è nuovo.
Ciò che è ibrido è eterogeneo.
Ciò che è ibrido è varietà.
Ciò che è ibrido è mezzosangue.
Ciò che è ibrido è ambiguo.
Ciò che è ibrido è identità e diversità. 

Ibrida-mente apre uno spazio di discussione alquanto insolito. Spesso si tende a ragionare per blocchi, pensando che la realtà sia una giustapposizione di tante piccole fette di mondo ognuna chiusa nel proprio, rigido, blocco. Guai se fosse così: tutto è mescolato, complesso e, in una parola sola, ibrido. La vita stessa, nella sua essenza più primordiale è fatta di incroci; noi siamo l’integrale che sottende il mix più o meno perfetto fra la società, l’ambiente e i caratteri genetici e somatici dei nostri genitori. All’inizio veniamo creati da una danza fra cromosomi, quella del crossing-over.

La cultura, in quanto espressione della vita, è essa stessa una grande mescolanza: innesti, continue ricombinazioni, incontri e scontri, memorie ed oblii, il cannibalismo fra le idee. Una cultura che si dichiara pura, perfetta ed omogenea è essenzialmente una cultura morta, perché è una cultura che non si ciba dell’altro. Sembra un dibattito astratto, ma non lo è. Nell’epoca del mondialismo e della globalizzazione queste problematiche stanno diventando sempre più impellenti, nel futuro il rischio è che nel nome dell’integrazione si dovrà convivere con la sola cultura occidentalo-centrica: razionale, egemone, monolitica e terribilmente unica.

A farne le spese, ovviamente, sarebbero le culture cosiddette “sottosviluppate”:

“Si dicono sottosviluppate le culture che comportano saperi, saper fare, saggezze, arti del vivere da noi spesso assenti o scomparse; esse nascondono ricchezze culturali, anche nelle loro religioni – che ignorano i fanatismi dei grandi monoteismi – preservano la continuità delle linee di discendenza del culto degli antenati, mantengono l’etica comunitaria, conservano una relazione di integrazione con la Natura e il Cosmo. 
Ben inteso, esse comportano superstizioni, illusioni: ma non ci siamo forse nutriti noi stessi di numerose illusioni, quale il mito del Progresso come legge della Storia e come, ultimamente, il mito della capacità dell’economia liberale di risolvere tutti i problemi umani?”

Integrazione e disintegrazione devono andare d’accordo. Laddove c’è da cambiare c’è anche da conservare, e viceversa. Identità e diversità devono convivere sulle pagine della nostra carta d’identità terrestre.  E’ il passato ad insegnarcelo: anche la civiltà romana, dopo aver assimilato in sé tutta la cultura greca, fu una civiltà meticcia e seppe integrare nel suo territorio quei popoli barbari che, pur diventando romani di diritto, mantennero la loro identità etnica. Lo stesso Cristianesimo che si professa come religione universale è frutto di molteplici sincretismi che ne hanno dato sempre costante vigore. L’arte stessa si nutre di influenze e confluenze e non c’è genere o tradizione che oggi possa vantarsi di essere originale.

Fatti di cronaca recente e le dichiarazioni del neo Ministro Kyenge hanno riportato al centro del dibattito italiano la questione della multiculturalità e l’importanza della simbiosi fra popoli, razze e culture; per questo è importante farsi un’opinione su tutto ciò che ibrido.

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Terra-Patria di Edgar Morin e Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond

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