Terra Maiorum, inaugurata la sala Aldo Moro

Al di là della fascinazione che la vicenda Moro ha inevitabilmente prodotto, l’idea di centralità dell’uomo, della sua vita e dei suoi limiti è l’insegnamento più importante che l'intitolazione di uno spazio della cantina sociale vuole ricordare e trasmettere

Terra Maiorum, inaugurata la sala Aldo Moro
Terra Maiorum, inaugurata la sala Aldo Moro

Da ieri a Corato nella cantina sociale di “Terra Maiorum” l’antica sala detta “dei fermentini” è sala Aldo Moro. Con una cerimonia ufficiale è stata presentata nella sua rinnovata veste, dopo un accurato restauro, e intitolata allo statista, politico, professore e servo di Dio Aldo Moro.

Si tratta dell’antica ala dell’opificio, risalente al 1875, che ospitava botti di affinamento dei vini sostituite nel 1900 (molto probabilmente nel 1933) da vasche aeree in cemento armato e uno strato di sughero realizzate secondo un progetto innovativo del famoso coratino ing. Luigi Santarella.

Il restauro dell’intera sala Aldo Moro, eseguito sotto la direzione dell’ing. Francesco Faretra, ha visto la realizzazione del nuovo pavimento e degli impianti a servizio della cantina, unitamente al ripristino dell’originario portone in legno e la tinteggiatura delle pareti. Tutti i lavori sono stati finalizzati a rendere la zona della cantina fruibile sia per le lavorazioni dei prodotti agricoli sia per un utilizzo culturale.

Come avvenuto ieri, durante l’inaugurazione che ha avuto inizio con la benedizione impartita da Mons. Giannotti, già vicario generale dell’Arcidiocesi di Trani, la sala, come ha annunciato il presidente della Cooperativa Pasquale D’Introno, potrà accogliere mostre d’arte o convegni.

A incorniciare un nuovo inizio della storia della cantina le opere dei coratini Luigi Basile e Vincenzo Mascoli. Le “allegorie della notte e del giorno” di Basile e i volti per lo più di bambini di Mascoli hanno ben rappresentato lo spirito del restauro effettuato e le prospettive che i soci vogliono dare all’attività economica e non solo: «Abbiamo riscoperto un volto più giovane della cantina. I nostri soci, nonostante le calamità naturali, continuano le loro attività con nuovo slancio», ha affermato il vice presidente della Cooperativa Peppino Caputo.

La campagna olearia che quest’anno non ci sarà, l’assenza di quel “fuoco” acceso dai contadini per riscaldarsi prima di incominciare la raccolta delle olive, pesano sull’economia della cantina e della città, ma non scoraggia, anzi.

«Il restauro di una delle sale più antiche della cantina – ha spiegato il presidente D’Introno – nasce dall’esigenza di rinnovare un ambiente prettamente lavorativo e si inserisce in un progetto iniziato quattro anni fa con l’impianto di refrigerazione e che intende portarci lontano. Siamo ubicati in un luogo strategico, di passaggio e di collegamento, in via Castel del Monte, e non vogliamo abbatterci, anche se la mancanza delle olive quest’anno comporterà non avere un fatturato di oltre 2 milioni di euro. Ma è nell’indole del coratino essere operoso e puntare in alto, non accontentarsi. Così noi soci abbiamo deciso di investire, di alimentare quel “fuoco” acceso dai padri fondatori dell’opificio, nutrendo quella passione che porta sviluppo e benessere non solo all’azienda ma all’intera città».

L’intitolazione, nell’anno del 40esimo della morte di Aldo Moro, “rinnovi in tutti lo spirito di appartenenza al nostro territorio e, sulla scorta del suo pensiero, si proietti, con salde basi etiche, in un mercato globale spesso disattento al rispetto della dignità della persona”, è l’augurio rivolto a tutti i soci dal presidente D’Introno.

A partire da queste intenzioni si comprendono le ragioni di intitolare una sala all’illustre Aldo Moro, sulla cui figura si è discusso ieri a partire dalle riflessioni elaborate da Fabiano Amati, presidente della Commissione Bilancio, Finanze e Programmazione della Regione Puglia, Salvatore Camposeo, docente presso il Dipartimento di Scienze Agro – Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari, presenti al tavolo del convegno moderato dal giornalista e scrittore Gianpaolo Balsamo.

Al di là della fascinazione che la vicenda Moro ha inevitabilmente prodotto, e forse in nome della quale si è stati costretti a studiare, e col tempo ad apprezzare, il suo pensiero, come ha fatto notare Amati nel suo intervento, l’idea di centralità dell’uomo, della sua vita e dei suoi limiti è l’insegnamento più importante di Moro. L’unità nella diversità e il cambiamento nella solidarietà sono i capisaldi del pensiero moroteo, sul quale l’incidenza della fede ha avuto un ruolo imponente.

«A chi entra nella sala Aldo Moro – ha affermato Fabiano Amati – la targa con il suo nome comunica che qui ci sono uomini capaci di liberarsi e dotati di tolleranza, ovvero della consapevolezza dei limiti umani e che il dovere venga prima del diritto. Aldo Moro, lontano dalla modalità medievale di trovare in ognuno una colpa, è un maestro di diritto, intendendo però la norma come una regola di tolleranza, perché ogni uomo ha la sua verità con mille sfaccettature e l’uomo, kantianamente parlando, è di per sé  legno storto».

Il ricordo di Moro è vivo a Corato, dove lui si recò nel 1967 per l’inaugurazione della GRANORO e ove ci furono suoi “discepoli” politici, come emerso dalla testimonianza data dal prof. Peppino Scaringella che lo conobbe e fu vicino alla DC di Moro.

Tornando alla produzione di olio, che quest’anno purtroppo vede l’Italia, posizionarsi tra il 2° e 3° posto, l’intervento del prof. Camposeo, al di là dei consigli tecnici dispensati in altri convegni organizzati a Corato che l’hanno visto protagonista, è risultato proficuo di proposte concrete per la cantina e l’intero comparto agricolo coratino.

In questo storico edificio si potrebbe ospitare una “olioteca regionale” o un museo della Cultivar Coratina ormai conosciuta in tutto il mondo.

Infine, due i pilastri, individuati dal prof Camposeo, sul quale fondare il futuro agricolo: ricerca e formazione. «Affinché l’inaugurazione della sala Aldo Moro – ha augurato il docente universitario – serva anche a ricordare l’importanza della ricerca e della formazione e la preziosità del connubio tra privato e pubblico, indispensabili se si vuole dare futuro all’agricoltura e al territorio coratino. Non vi manca nulla, continuate in questa direzione di valorizzazione e crescita».

Per una sera, nella sala Aldo Moro gremita di uomini e donne di età ed estrazione politica diverse, storia, cultura, politica, arte, fede ed economia hanno piacevolmente dialogato tra loro.

Forse si è trattato di un miracolo, considerando che nei tempi odierni sembra essere sempre più difficile mettere in connessione le varie fonti di sapere.

 

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