Tama Kelen: il viaggio che insegna del regista Michele Pinto al Talos Festival

Edizione 2017 dell'evento ideato dal trombettista e compositore Pino Minafra.

Michele Pinto corato
Michele Pinto proietta il suo corto Tama Kelen al Talos Festival

Strepitoso successo per l’edizione 2017 del Talos Festival, una delle manifestazioni pugliesi più conosciute a livello nazionale e internazionale, che si sta svolgendo a Ruvo di Puglia dal 3 al 10 settembre.

Ideatore dell’evento il trombettista e compositore Pino Minafra. Tra concerti di bande, produzioni originali, proiezioni, masterclass, mostre fotografiche, il programma del Talos diventa così artisticamente variegato tanto da vedere l’esibizione di ben 500 ospiti d’eccezione noti nel panorama artistico-culturale.

Il festival, organizzato dal Comune di Ruvo di Puglia, gode della collaborazione di una rete di partner che si sono incontrati intorno alla co-progettazione di un percorso di rilancio pluriennale del progetto Talos e della sua governance (dopo lo stop del 2016 per una edizione) in occasione della candidatura al nuovo Piano Triennale della Cultura e dello Spettacolo dal vivo della Regione Puglia.
Talos Festival è diviso, come da tradizione, in due sezioni: un’anteprima (dal 3 al 6 settembre) dedicata alle esperienze che si sono formate all’interno di istituzioni culturali, conservatori, scuole e molto altro; e il Festival internazionale (dal 7 al 10) con ospiti di respiro nazionale ed internazionale e alcune produzioni originali realizzate espressamente per il Talos che dimostrano il ruolo di ecletticità, poliedricità e innovazione che la banda può svolgere nel panorama musicale in tutto il mondo.

Il giorno 6 settembre è stato il turno del noto regista di webserie a livello internazionale Michele Pinto che ha presentato alla platea del Talos Festival una delle sue prime opere a tema accoglienza Tama Kelen, seguita da una mostra fotografica del set a cura della fotografa professionista Maria Pansini.

Viaggiare è per definizione sia un avvicinamento Che un allontanamento. […] mi chiedo se il senso Del viaggio non sia in fondo più nel tornare, dopo aver preso le distanze, per vedere meglio, o semplicemente per poter vedere.”

Nel periodo tra ottobre e dicembre 2014 il progetto “Cinema” ha coinvolto 15 ospiti della casa S. Croce “Rosario Livatino”, sia beneficiari dell’emergenza Mare Nostrum e sia beneficiari del progetto SPRAR, in collaborazione con l’associazione di promozione sociale Migrantes.

Organizzato in due lezioni a settimana da due ore, il progetto è stato strutturato in due parti, teoria e ripresa delle scene necessarie alla realizzazione di un cortometraggio con l’aiuto della regia di Michele Pinto – Morpheus Ego.

Un’intelligente forma narrativa impregnata di sensibilità si scioglie in un intreccio quasi favolesco che preserva il valore sociale, ma che nello stesso tempo proietta il pubblico oltre lo schermo: l’esperienza acquista valore e la storia instaura il suo autentico rapporto con la realtà. In questo modo Pinto realizza una favola universale e senza tempo dal nome di Tama Kelen.

Un figlio e un padre seduti davanti al mare parlano dell’amore: il figlio teme di non poter conquistare la donna che ama, se non diventerà ricco e potente; il padre gli ricorda invece che la vera ricchezza non è quella del denaro o dei gioielli, ma la crescita culturale e spirituale.

Il tema del cortometraggio si sposa perfettamente con il tema della realtà dei tempi che corrono: la minaccia delle espulsioni di massa, l’innalzamento dei muri prima tra le coscienze, poi tra i paesi, il pregiudizio e la paura dell’altro, vengono tramutati in una dolce antitesi di tenerezza, di esperienze che diventano tenerezza. Il messaggio è che custodire sogni è comune di tutti gli uomini.

«Michele Pinto, appassionato di fumetti, Giappone e cinema, probabilmente primo a Ruvo, e tra i primi in Puglia ad aprirsi ai cortometraggi e primi film.» – dichiara Livio Minafra, co-direttore del Talos Festival- «Tante volte ci siamo detti che per fare carriera bisogna andare altrove a vivere, invece lui è rimasto qui e ora la passione si è trasformata in professione affastellata di tanti premi. È un innovatore per esser stato il primo, almeno in Italia, ad aver creato una web fiction, il primo film a puntate sul web, approdato poi in seguito anche su Antenna Sud. Ha creato anche prodotti cinematografici attenenti alla fantascienza, vincendo numerossissimi premi.

Michele Pinto si fa investire anche dai problemi sociali: è il caso di questo cortometraggio Tama kelen, collegato anche alla mostra fotografica di Maria Pansini intitolata “Occhi nerissimi”. Michele ha la peculiarità attraverso la telecamera di condurci attraverso questo fenomeno tuttora drammatico dell’immigrazione, sottolineando che la maggior parte di essi sono assolutamente da assoggettare a quando eravamo noi italiani ad andare fuori in cerca di fortuna, quando qui si moriva di fame e ci auguriamo che in futuro queste nefandezze vengano risolte e rimangano solo nei documentari».

«Io sono semplicemente uno che sperimenta col cinema e ho sempre pensato al video soprattutto come strumento di crescita e recupero delle persone e del territorio»- afferma il regista Michele Pinto- «infatti in passato abbiamo lavorato con i ragazzi a rischio e con i diversamente abili, e soprattutto ci piace occuparci di problemi sociali, abbiamo generato una web serie sullo stalking e sulla violenza sulle donne che ha riscosso successo a livello internazionale.

Ci siamo ritrovati per volontà della Diocesi di Andria, nella persona di Don Geremia, a lavorare con un laboratorio di cinema con 20 richiedenti asilo politico, ospitati in un condominio sottratto alla mafia perché costruito in aperta campagna contro ogni buona norma del piano regolatore.

Le loro storie sono molto particolari e davvero toccanti, abbiamo raccolto le loro testimonianze, abbiamo fatto scrivere le loro storie e li abbiamo fatti anche recitare in questa storia. Abbiamo riscosso molta attenzione a livello nazionale anche perchè la più importante rivista di Cinema Ciak se ne è occupata e ha scritto due articoli».

Peraltro, il regista Michele Pinto è reduce da un’altra importante esperienza, al Wendie Webfest di Amburgo, in cui è stato invitato a tenere una conferenza circa i sistemi di produzione webseriali italiani in un dialogo con i colleghi degli altri paesi.

Di seguito, l’intervista al regista.

Perchè la scelta di portare Tama Kelen al Talos Festival e non Project M, webserie che sta riscuotendo grande successo a livello internazionale?

Innanzitutto perchè l’invito del direttore, nonché creatore del Talos Festival, Pino Minafra è quello di una tematica che fosse quanto più attuale, dunque oggi sentiamo tanto bisogno di parlare di accoglienza, tolleranza, ricerca di sogni e la convivenza con persone di etnie differenti, che hanno tanto da condividere. Abbiamo accolto questo invito e così anche la mostra legata a Tama Kelen si sposava con le altre mostre legate al suddetto tema. Rinviamo il Project M ad una prossima edizione, nonostante si parli di arte anche in quel caso.

Tama Kelen: il viaggio che insegna. Metaforicamente parlando quale potrebbe essere il nostro viaggio che insegna?

Il viaggio che insegna è per antonomasia la vita. Vediamo un padre che cerca di istruire il figlio sugli ostacoli e insegnamenti della vita, anche se alla fine si impara vivendo. Il “nostro viaggio che insegna” è soprattutto rivolto all’accettazione di queste genti, rimanendo aperti e soprattutto curiosi come dei bambini, perchè il loro modo di vedere è il segreto di tutto, al contrario di quanto può succedere ragionando con la mentalità adulta, che valuta le situazioni sempre a scopo economico, con il tornaconto. In questo modo l’evoluzione rallenta, sa un punto di vista culturale, ma soprattutto spirituale.

La tua esperienza ad Amburgo?

Sono stato invitato a tenere una conferenza circa i sistemi di produzione italini, dopo essere stato scelto dai direttori Nina Heinrich e Sebastian Droschinski durante l’ultima Sicilia Webfest per la mia nuova progettazione web Project M nell’edizione di 2018. Si è instuarato un dialogo tra i miei colleghi artisti. Questo dovrebbe essere il fulcro di ogni festival: il confronto tra artisti. In un mondo in cui la bellezza della differenza tra i popoli viene calpestata ogni giorno, il festival del cinema come Wendie è l’unica isola felice dove non solo i creativi ma tutti i sognatori possono costruire il mondo di domani con i mattoni della tolleranza, della pace e, perché no, un po’ di follia.

Tutto bene in questo festival: molti pannelli, feste di proiezione e musica dal vivo. È un festival attento alle produzioni indipendenti, che prevedono un budget non molto alto. Infatti, sono state premiate serie molto economiche, tra cui una webserie scozzese “Il miracolo di mezzanotte”, che parla di un gruppo di donne che raggiunge milioni di visualizzazioni facendo un video e pubblicandolo su youtube.

Trattasi, dunque, di un fenomeno molto comune, realizzato con pochi soldi che sta riscuotendo successo in vari festival. È stata un’esperienza molto vissuta. Anche se devo permettermi di fare una critica ai miei colleghi, poiché molti sono i film incentrati sui social network attuali come Whatsapp, Facebook, Instagram, invece secondo me lo strumento cinema va utilizzato per spostarsi, sognare nel tempo e nello spazio.

Il cinema deve fare questo: non solo narrare la vita quotidiana. Dunque, l’invito che rivolgo è quello di sognare con lo strumento filmico e non limitarsi ad analizzare la routine che tutti viviamo e conosciamo. So che gli smartphone e le loro applicazioni hanno cambiato la nostra esistenza e le relazioni con altre persone, ma penso anche che chiunque scelga di fare questo lavoro, deve ricreare la realtà in un colpo, con fantasia. Dobbiamo staccarci dalla realtà per ricreare un mondo diverso, un mondo migliore, uno strano.

Quali sono state le sensazioni scaturite dalla tua conferenza di Amburgo?

Ho ideato una conferenza che li facesse sorridere, attraversando il processo produttivo delle tre webserie: Chiamami, Bish’onnen, Project M e ho analizzato metaforicamente i problemi di chi gira oggi, poiché spesso si parla di mercato sulle webserie, che in realtà in Italia non esiste e per questo si investe ancora poco in queste. A differenza di quanto accade in Giappone, Corea, un mercato floridissimo.

Esistono infatti, delle piattaforme che si chiamano Player e si sostituiscono a Youtube, offrendo la visualizzazione dei video a pagamento. Una sorta di Netflix per le webserie. In Italia questo non c’è ancora, soprattutto perchè Netflix ha avuto un riscontro maggiore sui giovani per motivi di convenienza e qualità di serie tv. Però è anche il pubblico che deve cambiare, ancora un po’ troppo anziano, per questo deve crescere la cultura webseriale tra i giovani.

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