Storia del calcio coratino: “u’ bendist” e i suoi discepoli

Dall’esterofilia al “Made in Corato”. In un clima di grande incertezza e mediocrità, sul palcoscenico sale un personaggio un po’ Naif, ma che pur nella sua semplicità, segnerà il calcio fine 50’ e 60’: Pasquale Ferrieri, più conosciuto come “u bendist” perchè amante del ciclista Binda oltre che del Bologna.

Con la costante presenza sui campi di quartiere prima dell’approdo alla Canicola, Pasquale è il talent scout, una sorta di tecnico di giovanili virtuali. Dal carattere burbero ed introverso, rimane impassibile nel caso si vinca o si perda con il suo linguaggio gestuale.

Indimenticabile la suspence silenziosa che regalava nella distribuzione delle magliette. Ma soprattutto vari sono i ragazzi iniziati al calcio e prelevati dalle squadre di parrocchie o di quartiere. Fra questi c’è Umberto Mazzillo (di cui le foto), terzino poi libero, battezzato “Giraffa” per le sue lunghe leve.

È anche padrino dell’italo-venezuelano Antonio Mangione re del “Palla lunga e pedalare”, per altri del “Palla fa’ tu”; di Filippo Mongelli che faceva tremare avversari e non per il mitico grido: “Lasciala, mia!”.

ritaglioPer Felice Piccarreta e Vito Amendolagine in fase calante, 2 fratelli sono in fase crescente: Piero ed Ettore Cimadomo. Il primo è elegante, tecnico, un po’ fragile. Nel periodo di Bob Charles anche Corato ha il suo gigante buono in Ettore. Oltre che gran torre e piede dinamitico si distingue per le rimesse laterali molto simili ai corners. Muscoli si, ma sempre signori per il valore di una maglia.

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