Storia del calcio coratino: spendi e spandi a mani vuote

In semifinale di Coppa Italia.

corato calcio anni 80-81
Corato 80-81 In alto da sinistra: Sparavano, Gagliese, Conversa, Iurilli, Di Bari, Santamaria. Accosciati da sinistra: Vitale, Lerro, Piccolo, Strippoli, Zinetti.

Massimo risultato col minor sforzo”, è la legge perno dell’uomo economico. Purtroppo nel calcio questa equazione non sempre è valida e molti sono stati gli esempi che hanno dimostrato il contrario (vedi Inter pre 2006 o Real Madrid delle accozzaglie stellari).

In proporzione è quanto accaduto all’U.S. Corato biennio di Gino Sciscioli, subentrato al dimissionario Manfredi che dopo una esaltante e pirotecnica stagione, aveva riconsegnato la squadra al Comune vendendo tra gli altri Muserra e Viola al Triggiano e restituendo i prestiti di Lomuscio, Amorese, ed altri. Il presidente abruzzese di adozione ci confessa che «in generale essere sorteggiato tra 21 persone aderenti ad una assemblea consiliare può essere un fortunato segno del destino. Col senno di poi è stato l’opposto». Eh si, perché salito sulla giostra quasi per caso, i primi giri furono tali da far ruotare la testa e spingersi oltre misura. E la direzione scelta è quella di catturare stelle però ormai …cadenti.

A ricoprire il ruolo tecnico, oltre che di terzino destro, è chiamato l’ex serie C Dante Croce, un calabrese gran lavoratore ma di non molte parole rispetto a Cosmano a sua volta spalleggiato da una piccola frangia pilotata dietro le quinte. Con lui giungono altri ex traesi semiprof. come il portiere uccello di razza Faggiani, la mezzala Sorge, l’attaccante Conversa, il biscegliese De Feudis, la dinamite Diaferio (famoso un suo goal al Bari da 35 metri) e Monterisi tranese con una presenza in A con il Bari.

Le velleità e le attese sono elevate, ma il rendimento dopo poco si rivela al di sotto dei proclami, vuoi per sopravvalutazione di alcuni elementi, vuoi per stimoli in fase calante di giocatori attaccati più ai quattrini che alla maglia. La squadra non parte male, ma la prima risposta è data dal tonfo a Palo con il Giovinazzo (5-1) che evidenzia presto i limiti caratteriali e atletici, che la allontanano dalla vetta, che alla fine risulterà di -7 dal vittorioso Canosa, piazzandosi 5° con 33 punti. Non tutti i mali vengono per nuocere, perché ormai privi di importanti obiettivi dopo 2/3, vanno in rampa di lancio giovani come Zinetti (poi alla Fidelis con Rozzo e Strippoli), Iurilli, Paganelli, Caterina e Procacci. Nell’’80-’81 l’esperienza deludente fa ringiovanire la squadra che si presenta più pimpante e con 2 turni di Coppa Italia superati con Altamura e Noicattaro.

La squadra segna col contagocce (478’ senza reti) ma grazie alla compattezza difensiva e al rallentamento di Fidelis e Noicattaro si mantiene in corsa per metà campionato. Ma alcuni senatori mettono nelle condizioni la società di esonerare il “lord Amici” e poi per mancanza di risultati Barile, prelevando dalle giovanili Nino De Ceglia, che assicura la salvezza e porta a compimento una quasi impresa storica: la conquista della semifinale di Coppa Italia. Nino ci conferma che il clou fu a Corigliano nei quarti. «Pur in svantaggio di 2 reti, in trasferta all’andata, ordinai ai miei di limitare i danni dello strapotere calabrese e di attendere. Fu così che, approfittando dell’appagamento avversario accorciammo sull’unico loro errore (finale 2-1)». Anche al ritorno il copione vide protagonista l’avversaria blasonata. Ma nel proprio cilindro era nascosto il coniglio che all’89’ tirò fuori il piede magico di Santamaria con una punizione stile Maradona. Lo stadio esplode, il Corato approda in semifinale contro l’Internapoli. L’andata in casa parte male e termina 1-1. Il ritorno al mitico Collana è stregato con i legni, infortuni e arbitro che inchiodano i neroverdi sullo 0-1.

Eliminazione a testa alta. Sciscioli rimane nel frattempo solo con pesanti conseguenze economiche e tecniche tant’è che dopo alcune cessioni è costretto a ripartire con una misera rosa affidata a Tonino De Marinis, integrata dall’ingaggio di Piccarreta e dei fratelli Giardino e da successivi acquisti fatti dal subentrante presidente De Palo che rileva la società con accordi commerciali extracalcistici. Dopo una partenza ad handicap la squadra ottiene buoni risultati nella parte centrale, che consentono una tranquilla salvezza, ma soprattutto la buona intelaiatura costruita fa presagire che con alcuni ritocchi Corato possa tornare a sognare. Chi vivrà vedrà.

 

Lascia un commento

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz