Storia del calcio coratino – L’era dei Miti

Formazione: Cozzoli Poli, De Francesco, Tommaselli, Pirami, Corti, Zaza (Tarricone), Foggetti, De Lorenzo, Russo, Carbonara, Della pace.

Lo Stradone celebra i 70 dalla nascita dell’U.S.D. Corato Calcio tracciando la storia del calcio coratino.

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Formazione: Cozzoli Poli, De Francesco, Tommaselli, Pirami, Corti, Zaza (Tarricone), Foggetti, De Lorenzo, Russo, Carbonara, Della pace.
Formazione: Cozzoli Poli, De Francesco, Tommaselli, Pirami, Corti, Zaza (Tarricone), Foggetti, De Lorenzo, Russo, Carbonara, Della pace.

La quiete dopo la tempesta. Dalla guerra atomica alla guerra fredda. Il mondo si spacca in 2: blocco USA liberista e quello URSS bolscevico. Anche l’Italia si divide in Repubblicani ( che avranno la meglio) e (gli sconfitti) monarchici, in DC e PCI, in seguaci di De Gasperi e To­gliatti. In Francia vanno a segno i Gollisti che non sono attaccanti ma fanno capo a De Gaule.

In sostanza è l’epoca delle contrapposizioni, dei testa a testa e lo sport e lo spettacolo in genere nel post-bellicum diventano strumento per tornare a sognare e gli artefici si trasformano in miti anch’essi contrapposti: Coppi e Bartali che infiammano tifosi dell’intero stivale.

Nel calcio c’è il passaggio di consegne del Bologna al nuovo mito. Ma prima di arrivarci la Juventus introdu­ce l’abbonamento, Sentimenti II portiere rincorre suo fratello Sentimenti IV reo di averlo ferito nella dignità segnando su rigore da portiere e che il Toro prima di diventare il grande Toro, ri­schia di essere matato dal Livorno che si illude per 26 giornate e scivola sulla quart’ultima buc­cia di banana a Roma. È la prima squadra a vincere il titolo con il SISTEMA che sostituisce il METODO, inventato da Chapman (Arsenal) e introdotto in Italia da Carbutt inglese anch’egli al Genoa.

Il sistema che diventerà pane per i denti anche dei campionati dilettantistici, è senz’­altro un’evoluzione tattica rispetto al metodo più difensivistico e basato su 2 blocchi difesa at­tacco con una frattura centrale, lanci lunghi del centromediano metodista e rifinitura affidata ai piedi delle ali. Ora i terzini si allargano, il centromediano si trasforma in stopper in linea, i me­diani avanzano e con le mezze ali che arretrano formano un quadrilatero creando gioco per il centrattacco e le ali. È anche alba per la SISAL, la Trieste strana gioca ad Udine le gare interne (e nel post Superga (fine del mito Torino di cui a parte) il successo passa all’altra sponda del Po: la Juventus. È la società filo aristocratica e di destra se vogliamo, rispetto alla popolare e di sinistra società granata.

Inizia a mettersi in evidenza un rampollo di casa Agnelli l’avvocato Giovanni, presidente a so­li 26 anni. Sarà un caso nel 49-50 che scoppiano le prime polemiche in un Juve-Bologna 1-0 con 3 espulsioni felsinee in cui la squadra ospite per proteste per un rigore non concesso, ab­bandona il rettangolo di gioco. La supremazia juventina è però schiacciante tanto da indurre la SISAL a depennare le sue gare ma pur vincendo il titolo nettamente subisce la sconfitta interna più cocente della storia Juve-Milan 1-7.

La gara non resterà nella storia solo statisticamente, ma anche perché in Via Roma della città della Mole, sarà sperimentato, 4 anni prima del suo lancio definitivo, uno scatolone che condizionerà la vita del mondo intero: la TV. Tra i princi­pali mattatori (Juve), Carlo Parola, immortalato a Firenze nella foto da galleria, nella rovescia­ta, quella figurine Panini per intenderci. La sciagura aerea di Superga è ancora vicina tale da spingere la nazionale italiana a raggiungere il Brasile per i mondiali in nave, per 20 giorni sen­za grandi possibilità di allenamento. Sarà forse questa la causa di uno sfacelo al 1 ° turno che avrà tra le firme il trio svedese GRE-NO-LI ( Gren, Nordahl, Liedholm). Nel girone finale a 4 nell’ultima gara si troveranno Uruguay e Brasile cui basta un pari.

È noto che i carioca sono insaziabili ma rimangono a bocca asciutta. Al Maracanà davanti a 200.000 spettatori si consu­merà la tragedia nella tragedia. Perderà la finale per , ma soprattutto saranno in tanti colti dalla disperazione a seguire la via del suicidio. Una tragedia sia pur di dimensioni molto più ridotte, si è consumata anche a Corato nella stagione 48-49. L’U. S. Corato che dal lancio della cicogna (1946) transita nella Lega Promozione (equivalente alla D interregionale) conosce le sue prime lacrime con la retrocessione. È un anno abbastanza caotico in cui ruotano tanti calciatori e so­no pochi i riferimenti fissi.
Alcune bandiere (Miccoli) cedono il passo, Rozzo costretto a espa­triare a Barletta per eccesso di zelo causa sospetto problema al cuore, rivelatosi classico soffio dell’atleta. Dopo una vittoria sul Molfetta il Corato subisce 5 sconfitte consecutive sonanti che convincono l’ormai stanco Presidente Vernice a cedere il testimone ad un giovanotto inizial­mente anche accettato dalla tifoseria con scetticismo: il comandante Nerducci.

storia calcio 3p tabella 001La squadra con alcuni cambiamenti sembra risalire fino a 5 giornate dalla fine quando avrà ottenu­to 20 punti navigando in zona salvezza. Saranno purtroppo anche gli stessi punti finali perché perderà 4 scontri diretti su 4 e l’ultima gara interna con il Manduria una delle 3 capolista, con Bisceglie e Ariano, nessuna delle quali approderà in C perdendo di spareggi. La gara, alla pre­senza di tanti biscegliesi, sarà persa per 1-0 con un gol contestatissimo e l’arbitro Ausiello di Napoli scortato, abbandonerà il campo dopo molte ore. Ecco le ultime classificate: Bitonto, Maglie 22; Cerignola 21; Corato 20; San Severo 17. Il sangue salirà ancora più alla testa allor­quando Bitonto, Maglie e Cerignola (retrocesse sul campo) saranno nuovamente ripescati. È la benzina sul fuoco che fa esplodere Narducci. Salvo Cozzoli Poli Foggetti e Russo giunto a me­tà campionato è rivoluzione.

E senz’altro, ai nastri di partenza è in pole-position con il Putignano. La partenza è presto veloce. Vince con Giovinazzo, stenta col Trani, è fortunato e roccioso con Cozzoli Poli paratutto a Palo, ma alla 6^ giornata (1° gennaio) col panettone in groppa nello scontro diretto a Putignano è soppiantato e scavalcato( Put. 10 – Corato 9). Perde convinzione nei propri mezzi e raggiungendo il pari in zona Cesarini, con la sorpresa Gioia va a meno 2 dal battistrada e viaggia a braccetto con Gioia e Trani. Le cronache parlano spesso di fortuna, di squadra solida e spietata che mantiene il risultato, maturato nei primi 5-10 minuti come da Rutigliano in poi quando riparte la marcia neroverde fino ai 2 pareggi a Trani e col Palo che spostano la leadership verso Gioia che va a + 2 su Corato e Putignano. E come sempre nella storia, le sfide Trani-Corato lasciano il segno, in questo caso con molte similitudini con una gara di 38 anni dopo. Il Trani, ora però, nutre residue speranze di agganciarsi alla vetta e gioca una gara esemplare e con il coltello fra i denti. Il gol di vantaggio sarà pareggiato da un contestatissimo rigore di De Francesco.

«Avevo poco più di 10 anni ed a quella sfida ero presente – dice Carlo Vernice – accompagnato dal dr. Torelli tranese di adozione perché già si preannunciava come gara ad alto rischio. Forse proprio dopo la rete neroverde si scatenò putiferio con il coccige di un tranese frantumato». Il Trani aveva perso l’ultimo treno.

La calma apparente torna alla 15^ giornata quando con la contemporanea sconfitta del Gioia ripartirà in parallelo il cammino inarrestabile delle 2 capolista fino alla penultima dopo che a +1 nella 17^ il Corato sperona definitivamente il più temibile Putignano ed esce indenne da Gioia. Le due gare assumeranno toni differenti. Il Putignano con il suo gioco più brioso farà salire il cuore in gola più volte ai 3.000 spettatori e saranno la solita difesa inossidabile ed una punizione bomba di Tomasselli a far cedere le armi alla squadra di Farinella.

A Gioia, squadra dal rendimento massimo per le sue forze, si registra l’unica occasione di credito nei confronti della dea bendata. E dopo la sofferta vittoria ad Andria con Michele Di Bisceglie, fratello di Peppino, che rifiuta di scendere in campo imbarazzato, la penultima è fatale. Il Corato batte il San Severo, il Gioia non risponde sconfitto Rutigliano.

È il 7 maggio 1950 quando giunge l’o­ra di raccogliere la gloria. Corato si mobilita a Grumo con le poche auto, con camions, anche con calessi e biciclette. Basta il pareggio, ma Della Pace è come NOVENTA non si accontenta e regala la vittoria memorabile. Ma non si ferma. Ora l’armata deve dimostrare di essere la più forte della Puglia e per farlo deve battere sul doppio confronto il Grottaglie primo del girone B. L’andata fuori parte male: va sotto 1-0 e Cozzoli Poli si guadagna gli straordinari parando un rigore. Ma ora lo TSUNAMI di Di Reda è devastante ribalta con Carbonara e De Lorenzo.

Il ritorno è semplicemente la passerella del vincitore, con 5 pugni il Grottaglie (che si prenderà la rivincita a tavolino 33 anni dopo) è messo KO.

Per Narducci è il trionfo, per Corato l’inizio di una nuova avventura. Il resto lo scoprirete nella prossima puntata.

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