Storia del calcio coratino: le scuole calcio

Il calcio in laboratorio

Corato calcio: Polisportiva S.Gerardo 2005-06
Polisportiva S.Gerardo 2005-06 In alto da sin.: Guglielmi, Zingaro, Ciompo, Pomo, All. Cavaliere, Pres. Como, Fusaro, Mazzilli, Liso, Mangano In basso da sin.: Varesano, Cocco, Zinetti, Di Stefano, Campanale, De Benedittis, Del Mastro, Della Valle, Pisicchio, Marchetti

Se il livello tecnico e l’interesse del calcio, dilettantistico e non, recuperano rispetto agli anni ‘90, questo lo si deve anche alla nuova impostazione del settore giovanile, basata sulle “scuola calcio”, veri e propri laboratori di giovani calciatori.

Gli anni ’90, caratterizzati dal “sacchismo”, sono stati altamente atletici, tecnicamente piatti, scarsamente spettacolari, il tempo che arrivino i primi frutti del nuovo modo di interpretare il calcio. Corato, a dire il vero, mantiene un ritardo rispetto a paesi come Andria, Barletta, Trani, Bisceglie, Bitonto o lo stesso Terlizzi, che sfornano spesso calciatori di buon livello, ma inizia ad adeguarsi. Non basta più l’ex calciatore di turno ad allenare, perché cambiano le metodologie. Molta importanza viene data anche all’immagine (abbigliamento ed attrezzi).

C’è l’accenno anche a qualche timido risultato di squadra. L’Acsi, nel 2004, fino ad allora quasi monopolista, vince con i Giovanissimi il torneo di Cesenatico. Sarà seguita dalla Sacra Famiglia (che svolge attività fino agli Esordienti) con i Pulcini nel 2005. La Polisportiva San Gerardo vincerà nel 2007 il torneo di Ascoli Piceno e, soprattutto, sarà l’unica squadra di Corato a vincere un girone di giovanissimi regionali (5^ in Puglia su oltre 500 società) sia pur con ragazzi andriesi.

La Polisportiva Quadratum, così come la Sacra Famiglia, convoglia i propri ragazzi prima all’Acsi poi alla Pol. San Gerardo. Centrato in parte l’obiettivo per l’Academy Juventus. A differenza però delle altre città, mancano soprattutto gli acuti individuali: solo sporadici casi di inizi di carriera, stroncati sul nascere. Perché? Si fa sempre riferimento alla mancanza di strutture (perché i Comuni limitrofi ne hanno tante di più?), ma i limiti sono soprattutto di mentalità, che stenta a cambiare e di tecnici veramente preparati. Ci si attende che lascino qualche impronta i vari Marchetti, Frascolla, Lops, D’Introno.

Per ora veramente poco. E nei precedenti 10-20 anni cosa si è seminato?

 

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