Storia del calcio coratino – Le bandiere: Peppino Adduci e Lino Rozzo

Lo Stradone celebra i 70 dalla nascita dell’U.S.D. Corato Calcio tracciando la storia del calcio coratino.

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cprato calcio0883Uno dei calciatori coratini che riuscirono a vestire la maglia di squadre di categorie superiori, fu Peppino Adduci, la cui storia fu molto simile a quella di Peppino Di Bisceglie, infatti, tutti e due “sucagnostre” (studenti) fino a raggiungere la laurea in Giurisprudenza.

La sua vita professionale lo porterà a Bologna dove diventò Direttore dell’Ufficio Imposte. A noi interessa ricordare le sue caratteristiche di calciatore, così come Peppino Di Bisceglie era un ottimo difensore, Peppino Adduci era un attaccante di fascia, giocava indifferentemente a destra o a sinistra, altruista e dotato di una naturale capacità di saltare l’avversario, riusciva a servire in continuazione palle decisive al centravanti che gli stava accanto, tanto che molto spesso questi erano i capocannonieri del campionato di appartenenza. La carriera di Peppino Adduci fu parallela a quella di Peppino Di Bisceglie: Corato, Trani, Monopoli, Castel­lamare di Stabia… fino alla serie B e poi il matrimonio, la professione, il trasferimento a Bologna dove ha concluso la sua esistenza terrena nel gennaio del 2005.

Con Peppino Di Bisceglie e Peppino Adduci arrivò, negli anni ’40, dopo la costituzione dell’Unione Sportiva, il numero 10 più amato dai tifosi coratini: Angelo Rozzo, detto “Lino”. Dopo una prima fase molto breve di permanenza, per questioni poco chiare, fu ceduto al Ruvo, ma, dopo il salto in Promozione, il Presidente Narducci lo inseguì con tenacia fino a riportarlo a Corato, da dove non si mosse più. Si sposò, trovò lavoro come capo elettricista nella Riscossa di Corato e, forse, per rendere le sue nuove radici molto solide, mise al mondo “tanti” figli che hanno saputo far tesoro della sua lezione di vita. Infatti Lino Rozzo ha giocato nell’U.S.Corato per molti anni, coprendo il ruolo di numero 10 in modo tecni­camente elevato: le sue caratteristiche si possono riassumere in tecnica sopraffina, eleganza, visione di gioco notevole. Non riuscì a seguire i suoi amici più anziani nella carriera, Di Bisceglie ed Adduci, per il fatto dell’altezza che lo limitava nel gioco alto: misurava 1 metro e 60 circa.

La sua eleganza di gioco riusciva a fargli vincere duelli con difensori molto forti e molto prestanti, il suo dribbling era micidiale, furono tanti i centravanti a godere dei suoi “assist”.

L’innamoramento della città di Corato per Lino Rozzo non dipese soltanto dalla sua abilità calcistica ma anche dal suo saper essere “uomo-spogliatoio”, infatti riusciva, con barzellette inventate al momento, a sdrammatizzare situazioni impreviste ed apparentemente irrisolvibili, ma anche perché insegnò il calcio per tanti anni, continuando a giocare anche in campionati e in tornei amatoriali, frequentando generazioni e generazioni di calciatori coratini che, ne apprezzarono l’abilità, l’intelligenza e la generosità che metteva in atto anche nella sua attività lavorativa che sapeva esercitare con la stessa perizia di calciatore.

Crediamo che Corato debba rivolgergli un sicuro “Grazie Lino e tanti, tanti Auguri”.

 

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