Storia del calcio coratino – La preistoria

Lo Stradone celebra i 70 dalla nascita dell’U.S.D. Corato Calcio tracciando la storia del calcio coratino.

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storia calcio 2
Il Corato calcio nel 1932 con al centro il presidente Mimì Di Gennaro

Cosa è nato prima l’uovo o la gallina? Ce lo si chiede anche nel calcio.

Era il 1919 quando a Foggia un gruppo di baldi giovani, capeggiati dal mitico Azzollino e da Can­nillo e Giuliani, considerati all’epoca “folli che corrono dietro una palla” e successivamente “pionieri”, fondarono l’ U.S. Foggia piantando la prima pietra miliare del calcio in Pu­glia.

Ma a Corato dovranno passare circa 15 anni prima di trovare tracce dello sport che a distanza di decenni sarà considerato il giuoco più bello del mondo. Nel frattempo si costruirono in altre cittadine le prime società: ‘22 Biscegliese, Fulgor Molfetta, ‘25 Bitonto, ‘26 De Pinedo Andria, ‘28 Trani, ‘31 Cerignola-Giovinazzo. A Corato invece solo negli an­ni 30 compaiono le prime sfide tra studenti e come ci dicono Vincenzo Colonna (1913) e Pep­pino Marcone (1918), si trattava di gare a 7 disputate sui campi delle suppenne di via Giappo­ne ed alla pista del Chiuso Nuovo nei pressi di casa Ripoli (la conferma la troviamo nella fotografia che è testimonianza più antica del calcio a Corato).

È probabile che a dare una svolta a que­sto sport siano stati tre andriesi, tali Tota, Quacquarelli e Zagaria che tra l’altro a Corato si integrarono con la squadra locale, arrivando ad undici, tanto nel ‘36 organizzarono la 1^ amichevole con l’Andria, e dettero luogo al primo “ciak si gira” ufficiale. Per la cronaca il risultato fu 1-0 per l’Andria e si tratta anche del battesimo per il campo di piazza Italia meglio conosciuta come “U largh de la fer” per la fiera del bestiame.

La strapaesana di Corato: da sin. Mauro Valente, Peppino Adduci, Cataldo Cavuoto, Vincenzo Colonna, Mario Pennuti, Savino Rosito, Matteo Ferrucci, Michele Miccoli, Peppino Di Bisceglie, Pilato e Antonio Maldera
La strapaesana di Corato: da sin. Mauro Valente, Peppino Adduci, Cataldo Cavuoto, Vincenzo Colonna, Mario Pennuti, Savino Rosito, Matteo Ferrucci, Michele Miccoli, Peppino Di Bisceglie, Pilato e Antonio Maldera

Per il Corato, semplicemente così, preludio all’esordio di un campio­nato, precisamente quello di II divisione con Andria, Bitonto, Diaz Bisceglie B, Molfetta B, U. S. Cavour B. si parte nel 37 con la storica gara persa a Bisceglie con la Diaz B: 1-0. È la formazione di Maldera, manovratore Kursaal, Mauro Valente negoziante ferramente, maestro Michele Miccoli, avvocati Di Bisceglie e Rosito, assente Colonna impiegato comunale; presi­dente fu D’Avella funzionario fascita per Corato. Ecco la prima formazione ufficiale: Maldera, Di Bisceglie, Tarantini, Ferrucci, Valente, Miccoli, Pilato, Leo, Marciano, Mennuti, Adduci.

Purtroppo, come detto siamo ancora nella fase preistorica e di tracce ufficiali c’è solo un classi­fica parziale 37-38: Barletta 8, Corato 6, Molfetta B 5, Terlizzi, Andria, Diaz B 3, N. Uf Molf 1, Giovin Trani B 0. Ma il campo de “La fère” era l’unico? Com’era fatto? È il giovanotto 92­enne V Colonna che si ricorda che l’attuale campo sportivo era stato già costruito dal regime fascista (nel 28 aggiungiamo noi) ma l’utilizzo non era il calcio, bensì la famosa festa del ba­lilla, per le selezioni dei campeggi Dux, vere e proprie mini olimpiadi fasciste che si disputa­vano a Roma tra le rappresentative di circa 3000 comuni. Basterebbe avere anche poco meno di 30 anni per ricordare che prima degli ultimi lavori di ristrutturazione (82/84) era esistente un velodromo sterraro.

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SI RIDEVA COSÌ!

Allenatore: Presidente, ci serve una mezz’ala!

Presidente: Queste offese non le accetto, per chi mi ha preso!

Allenatore: Perché presidente?

Presidente: Io compro un’ala intera o niente.

La leggenda racconta che in una gara degli anni 30 che toccò il Castel del Monte, Ciccilluz (al secolo Francesco Patruno) giunse al traguardo dello stadio comuna­le avanti a ciclisti del calibro di Bellomo e del pluri campione mondiale Girardengo. Sarà solo nel dopoguer­ra a trasferirsi in via Gravina da piazza Italia dove in quest’ultimo gli spogliatoi erano ubicati in un garage limitrofo le cui docce fredde (notizia Malcangi) comparvero poco dopo la resistenza utilizzando una pompa di benzina tedesca mentre precedentemente era l’abbeveratoio di via Trani a fornire acqua da bere e lavarsi.

C’era un prezzo da pagare? Ebbene si! Già dai primi tempi, per finanziarsi vestiario, trasferte ed altro (vedremo) c’era un biglietto pari ad un soldo frazione di una lira ma la categoria dei “Portoghesi” era già in funzione ed erano in molti a creare dei solchi al di sotto della recinzione ma proprio capeggiati da V Colonna i giocatori del Corato si resero protagonisti di una situazione di sciopero: i calciatori non sarebbero scesi in campo se non avessero permesso di entrare a ragazzi privi di soldi e biglietto.

trio difesa US Corato
Il fortissimo trio di difesa della US Corato: Peppino Di Bisceglie, Maldera e Vincenzo Colonna

E le trasferte? Per lo più erano effettuate in bici, ma anche il calesse era in voga, narra P. Marcone che nei pressi di Minervino furono costretti a scendere dallo stesso ed a spingerlo per le difficoltà del­ mulo. E proprio contro il Minervino, quasi sicuramente, si consumò la prima invasione di campo con rissa finale fatta di calci e pugni che giungevano da tutte le parti.

Erano tempi in cui iniziavano ad affiorare sentimenti campanilistici integralisti, in cui il valore della squadra di calcio era al di sopra di ogni cosa, quasi una fede.

Tra questi tifosi si distinguerà il fornaio Vincenzo Patruno misto di forza e abilità, capace di rompere una noce con la fronte, e Pasquale Ferrieri detto “u bindist” che calcherà i campi da calciatore e si renderà protagonista negli anni 60, come talent-scout prelevan­do dalle varie piazzette ragazzi locali di valore di cui vi racconteremo.

Ma anche in campo il regolamento concedeva molto permissivismo, tant’è che sempre nel rac­conto di Colonna in una gara ci fu un lunghissimo duello che si concluse solo negli spogliatoi a fine gara.

Molto lucidamente ci dice: ” Io ero un terzino sinistro di grande forza, tal da segnare tanti go­als specie su punizione. Mi ritrovai in difficoltà con un’ala destra velocissima che ero costretto puntualmente a sgambettare. All’ennesimo fallo questi reagì lanciandomi una manata di sabbia negli occhi. A mia volta a fine gara reagii con una scarpata chiodata in faccia. Non si contaro­no i punti di sutura.”

A proposito di scarpe, per ovviare all’elevatissimo costo delle scarpe, qualcuno decideva di giocare a piedi nudi.

Non proprio come accade oggi, che senza Nike e Adidas non si va da nessuna parte, non solo ma mentre prima per fare sport bisognava dribblare genitori, insegnanti ed altri sudando le fatidi­che sette camicie, ora spesso si è pregati dai genitori ed una disciplina od un corso sportivo e tanto più apprezzato quanto più è salato.

Scherzi dei tempi moderni! Che ne dite?

[box type=”tip” fontsize=”12″ radius=”10″]SCHEDA RIEPILOGATIVA

• Nasce il calcio in Puglia: con l’U. S. Foggia. Il pioniere fu Azzollino

• 1928 Si costruisce lo Stadio di via Gravina per la festa Balilla, gare Dux, velodromo velodromo

• Gare tra studenti a 7 in via Giappone, e al Chiuso Nuovo

• 1936 1^ amichevole per merito di Tota, Quacquarelli e Zagaria Corato-Andria 0-1

• 1^ gara campionato II Divisione: Diaz Bisceglie B-Corato 1-0

• 1937 1^ formazione ufficiale; presidente D’Avella; Campo Sportivo “La fer”

• La gara Corato-Minervino si conclude con l’invasione di campo (biglietto: 1 soldo)

• 1940/45 A causa della II Guerra Mondiale, in Puglia si disputa campionato d’emergenza, Corato non partecipa[/box]

 

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