Storia del calcio coratino – Il grande Toro

Lo Stradone celebra i 70 dalla nascita dell’U.S.D. Corato Calcio tracciando la storia del calcio coratino.

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torino
La formazione: Baccalupo, Ballarin, Moroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Gabetto, Mazzola, Ossola.

Napoleone diceva che per vincere serviva capacità, audacia e fortuna. E se è vero che il Milan di Sacchi, al limite dell’esonero non sarebbe diventato quello stellare senza il Karahiri del Na­poli o la nebbia di Belagrado ad un passo dall’eliminazione in coppa Campioni, anche per altre squadre la dea bendata o le disgrazie altrui hanno avuto un peso importante se non determinan­te.

Molti cicli hanno avuto il la con dei grandi recuperi (vedi stesso Milan, Inter di Herrera, Ju­ve anni 70). Ma anche il Torino non sarebbe diventato il GRANDE TORO senza gli strumenti di cui sopra, risalendo al 42-43.

La società del presidente Ferruccio Novo ha da poco acquistato giocatori non ancora affermati: Grezar dalla Triestina, Loik e Valentino Mazzola dal Venezia. Ed i risultati sembrano darle torto. Dopo alcune giornate è maglia nera. L’allenatore Kutyk non è riuscito a trasmettere il SISTEMA ai suoi ragazzi ed è esonerato alla 14^ giornata. Sembra una squadra allo sbando ma con Janni ritrova stimoli e convinzione. È un vulcano dormiente pron­to a eruttare.

Inizia una delle rincorse più entusiasmanti della storia fino a quando, approfittan­do di pause tecniche delle altre grandi, alla 26^ giornata è seconda solo alla provinciale Livor­no. La simpatica toscana il 4/4 a Roma però sbatte contro 2 pali e traversa, beffata inciampa 1-0. È il sorpasso di 1 punto, che rimarrà tale fino al 3° scudetto dopo 15 anni, curiosamente aiutati dai rivali juventini per due sconfitte su 4 del Livorno da parte loro. È l’inizio di una col­lana di 5 anelli tricolore che cambia 4 allenatori ed altrettanti direttori tecnici. Muta la forma­zione dal 1° a 12° dei 5 scudetti intervallati dalla guerra. E pertanto dal 42-43 al 45-46 ed oltre rimarranno Grezar, Loik, Mazzola, Gambetto, Ferraris II, Menti II o Ossola, mentre l’intero pacchetto difensivo varierà dalla A alla Z.

La squadra rimarrà intatta per 4 anni. Senza dubbio il trascinatore è Valentino Mazzola che funge da regista, goleador, rifinitore, generoso incontrista. È una squadra records. Supera per la 1^ volta i 100 goals fatti ( 104 e 125), registra la vittoria più sonante ( Torino – Alessandria 10-0), più 16 punti di distacco sulle seconde nel 47-48 insu­perabile al Filadelfia per 88 gare consecutive, con 39 punti su 40 e 89 reti fatte e 17 subite, 7-1 a Roma solo nel II tempo, 10/11 in nazionale più Bacigalupo convocato. Ma arriviamo al 1949. Dopo che il 30 aprile, pareggiando 0-0 a Milano con l’Inter a 4 giornate dalla fine, vince vir­tualmente il 5° titolo consecutivo il Toro si concede una amichevole 4 giorni dopo a Lisbona per la sua ennesima consacrazione.

Questa volta tutti i records non bastano. Sono le 17,03 del 4 maggio 1949 quando la partita più difficile è vinta dal fatal destino. Al rientro l’aereo si schian­ta contro il terrapieno della basilica di Superga posta sulla collina torinese. Muoiono 31 perso­ne tra calciatori, dirigenti, tecnici, giornalisti.

Non piangono solo i familiari o i loro tifosi, ma tutta Italia per la fine dell’orgoglio nazionale.

La F.L.G.C. su suggerimento dell’Inter ratificherà l’assegnazione del titolo d’ufficio al Toro, facendo disputare le ultime 4 gare dalle giovanili.

Finisce una grande storia, ma come accadrà per Marylin Monroe, S.F. Kennedy, o Elvis Presley più tardi, con la morte termina una storia ma un mito è appena iniziato.

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