Storia del calcio coratino – Il Comandante e i Magnifici 13

Lo Stradone celebra i 70 dalla nascita dell’U.S.D. Corato Calcio tracciando la storia del calcio coratino.

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storia calcio 3p 001Mito nazionale sta a mito locale come grande Toro sta a U. S. CORATO 49/50.

E timoniere di questa grande nave di successi è guarda caso un ufficiale di marina, di padre ba­rese e di madre (Capano) coratina: il comandante Narducci.

Di sangue aristocratico e di animo nobile, vive la sua giovinezza da lord a Palazzo Addario, co­me ci dice Michele Mascoli, nuovamente in soccorso, che lo sbarbava nel salone accanto al portone di P.zza C. Battisti.

Il merito di Narducci, forse scapolo a vita, è oltremisura perché ha il coraggio di rilevare la so­cietà in un momento di caos, in piena retrocessione. Con lo scetticismo e quasi ilarità di tutti, fa la promessa e la mantiene di portare in alto i fasti di Corato.

È seguito dal biscegliese mister Di Reda, un sergente di ferro trasferitosi in America dopo aver vinto anche ad Andria, che gli allestisce una granitica formazione composta di tutti fore­stieri (Tarricone escluso) che vivono nell’albergo Tripoli in Via Santa Caterina.

Ma per raggiungere l’obiettivo e mantenerlo in vita, l’impiego di risorse finanziarie è dispen­dioso ed è costretto per amore della sua creatura ad alienare alcuni suoi beni (Palazzo Santa­rella in Via Ruvo), prima di lasciare e diventare dirigente F.L.G.C.

Quella squadra non vince l’Oscar del bel gioco o dell’attacco più prolifico (solo 5°) ma si affi­da molto alla poderosa forza fisica della sua difesa iniziando dalla estrosità del felino Cozzoli Poli, paratutto in molte occasioni proseguendo con i bronzi di Riace di De Francesco (ex In­cendit Foggia, rigorista) e Tomasselli (ex Arsenal Taranto, sinistro dinamite).

Ma quello che le cronache portano senza sbagliare colpo, è il fiorentino militare Corti, forte di testa, tecnico e di gran classe, ruolo stopper. La mediana arretrata era composta da Pirami e dal molfettese Zaza a volte sostituito dall’unico coratino Tarricone. La base anteriore del quadrila­tero di centrocampo era formata da De Lorenzo, unico in rappresentativa, il geometra della squadra e Carbonara centrocampista con la propensione al goal. L’attacco era un po’ atipico, perché il centravanti Russo, prelevato dal Cerignola, non rispondeva all’identikit di uomo pos­sente d’area, ma con Foggetti era velocissimo, vero contropiedista da trasferta.

L’uomo che però era il vero trascinatore con le sue giocate imprevedibili era l’ala sinistra Della Pace, cerignolano ex Incedit Foggia, genio e sregolatezza come Gorge Best o Gascoigne che in vena alzava il livello della squadra ma spesso anche il gomito.

In sostanza 14 firme d’autore per la grande vittoria.

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