Storia del calcio coratino: quando meno te l’aspetti è Eccellenza

Un regalo caduto dal cielo, meritato ma inaspettato che giunge col ripescaggio

storia del calcio coratino: il corato in eccellenza
Azione della stagione '96-'97

Un regalo caduto dal cielo! Meritato sì, ma inaspettato, come una coppia di coniugi che prova e riprova e non riesce a concepire un figlio, poi all’improvviso quando son già rassegnati, ecco la sorpresa. Cosa c’entra? Leggete e scoprirete.

Nello scorcio di campionato (’95 – ’96) guidato, il fresco e giovane allenatore Nicola Ragno dimostra e lo legittimerà negli anni a seguire, di essere un signor allenatore con personalità e idee chiare. Fa molto bene la società a concedergli fiducia e a cambiare rotta su un trainer rampante, con idee innovative e soprattutto motivato. La rosa precedente, rimpinguata a dovere, può diventare di prima scelta poiché non è niente male.

Pur con dei pareggi iniziali, il campo conferma questo e cioè che necessita di almeno un attaccante da affiancare a D’Oria per rendere il reparto meno sterile e di un centrocampista. Ok è la difesa. Con parsimonia sì, ma con intelligenza, a novembre si cercano e ottengono le pedine mirate: Modesto Cioce, bomber di categoria dal Ginosa, Loconsole (Noicattaro) e Guacci (8 presenze col Trani in C2) a centrocampo. Quella che era una squadra volutamente partita a fari spenti per sfruttare il fattore sorpresa, diventa una temuta leader ed anzi è “campione d’inverno” davanti al Laterza, contro la quale si gioca ben 2 volte.

La I di queste sospesa per pioggia è caratterizzata anche da un forte vento che ne provoca l’invasione di un ombrello tenuto in campo per alcuni secondi da Lamura con palla in gioco. La partita è sospesa sull’1-2 per il Laterza, 1-1 è il risultato del recupero. Sembra andare tutto liscio come l’olio e si aggiunge la similitudine con il I posto, pur in condominio, dell’anno con il Mola, in cui tutte le gare furono disputate in campo neutro, specie a Ruvo, per il rifacimento del manto erboso. Ma come un classico per la storia del calcio a Corato, all’apice dell’euforia, ecco la solita partita sulla carta insignificante taglia-gambe (San Giovanni Rotondo, Osimo, Mesagne 2008).

La gara in questione è a Bisceglie contro la Fidens. È presto messa sul piano della rissa. Questa vince 1-0 ed il marcatore davanti agli occhi del guardalinee compie il gesto dell’ombrello verso il pubblico coratino. È un’altra Caporetto. Ne viene fuori fuori una reazione oltre misura, di pubblico e giocatori, 6 dei quali sono squalificati (in media 3 giornate). Saltano gli equilibri, la vetta si allontana, Cioce e Strippoli vanno fuori rosa e poco dopo tutti a letto senza cena, cioè via senza gli emolumenti. È tutto da rifare.

Nel ’97-’98 si riparte in panchina da Di Corato (ex calciatore di C) proveniente dall’Ascoli Satriano. È il 7° anno di Strippoli alla presidenza. Sarà crisi? La squadra è rinnovata soprattutto in quegli uomini importanti nello spogliatoio ed è ringiovanita. Il mister riporta Mansi e Capozza, si aggiungono i coratini Cialdella e Nesta (quest’ultimo comprato dal Torino per una cifra record) e soprattutto si ritorna a giocare sul manto erboso di Corato rifatto a nuovo.

È una squadra che non applica un calcio brillante e non entusiasma come aveva fatto quella di Ragno ma è sempre nelle parti alte della classifica, anche se il Castellaneta fa campionato a sé staccando tutti di quasi 20 punti. La società però ha la forza di non smantellare tutto in anticipo ed arriva 3^. Quando ci si sta preparando per l’ulteriore campionato di Promozione, il Barletta è ripescato in D dall’Eccellenza, due società leccesi si fondono e questa volta la supremazia dei titoli neroverdi è schiacciante per evitare un’ennesima beffa.

È ripescaggio ma a differenza dell’83 tra la Promozione e la serie D c’è di mezzo un’altra categoria. Per Strippoli è il giusto premio per impegno e sacrificio. Al suo 7° anno finalmente ha partorito il figlio tanto desiderato: si chiama Eccellenza.

Pinuccio Strippoli, il presidente dell’Eccelenza

corato calcio: Pinuccio Strippoli
Pinuccio Strippoli

Pinuccio il “vatusso”, Pinuccio il longevo. Chi frequenta le sale da ballo o si tuffa in feste nuziali nel classico ballo dell’Hully Gully, sa che il vatusso è un’essere, frutto più di fantasia, di razza nera, alto longevo abbondantemente oltre i 100 anni.

Pinuccio Strippoli non è un colosso da un punto di vista fisico e deve campare, glielo auguriamo, quasi mezzo secolo prima di tagliare il traguardo dei 100. Ma da un altro punto di vista lo si può considerare tale. Lui infatti è certamente il dirigente a 360° più presente nell’U.S. Corato. Se si eccettua la stagione Manfredi (’78-’79) e Rutigliano (’84-’88), Pinuccio è stato sempre in società dall’insediamento di De Robertis (1967) fino agli inizi 2000. Da semplice dirigente a responsabile del settore giovanile, da delegato con Giovanni Mazzilli nel biennio che doveva essere megagalattico a Presidente nel ’91.

Questo, da un punto di vista oggettivo della longevità, ma se vogliamo è stato anche un vero colosso, perché ha avuto il coraggio e la forza di raccogliere una società in caduta libera destinata a scomparire. E sia pur con tanti sacrifici il suo momento di gloria l’ha ottenuto battendo il chiodo fisso dell’Eccellenza. Fiero di non essere stato un mangia-allenatori e anzi di aver lanciato Lotito, Ragno e Di Corato, ora che fa lo spettatore a tempo pieno, un rammarico ce l’ha: quello di aver visto finire alle ceneri dopo 59 anni il titolo di U.S. Corato per uno che aveva rinunciato ad una proposta allettante proveniente da Trani, pur di lasciare in vita l’U.S. Corato, è una pugnalata pesante.

Il figlioletto che tanto aveva atteso per concepire è stato dato in adozione ed ha cambiato nome.

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