Storia del calcio coratino – Dall’illusione alla delusione

Lo Stradone celebra i 70 dalla nascita dell’U.S.D. Corato Calcio tracciando la storia del calcio coratino.

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calcio1Dall’illusione alla delusione, dalla stabilità alla instabilità. A livello planetario 12 poli USA – URSS si rafforzano, la Corea dopo la guerra civile resta divisa in 2, Cruscev succede al defunto Stalin. In casa nostra, dopo il ritiro delle truppe italiane e jugoslave dai rispettivi confini, sfiorando il conflitto, prima dell’annessione di Trieste all’Italia o dell’esordio RAI (3/1/54), snobbata e sottovalutata da tutti, un lampo di genio del solito De Gasperi (8 governi in 6 anni) dà speranza per una nuova stagione della politica all’insegna della stabillità. Ma è fuoco di paglia.

Sì perché ciò che avrebbe dato il salto di qualità è la cosiddetta “Legge Truffa” (approvata il 18/10/52) così impropriamente chiamata dalle opposizioni che la ritengono un imbroglio, tale da procurare incidenti in Parlamento e la caduta del governo. Questa legge, forse prematura per i tem­pi, avrebbe riservato il 65% dei seggi al partito o alla coalizione che superava il 50% dei voti. Ma purtroppo il campo ad aprile 53 decreta la beffa: cala la DC ed il quadripartito (DC – PRI – PSDI – PLI) non sfonda il tetto del 50% per soli 57.000 voti (49,58%) spostan­do l’asse governativo verso il centro sinistra.

È la morte del centrismo, prima della morte di De Gasperi (19-8-54), ma soprattutto è l’inizio dei tanti governi “balneari”. Se il termometro della politica è oscillante, il calcio italiano, dopo la delusione mondiale brasiliana, seguita all’illusione, nata dopo il 1934 e 1936  di dominare il mondo dopo il ‘34-‘38, in campo nazionale c’è alternanza. Il TORO” matatutti ” è purtroppo solo un ricordo. Ma come accadrà da allora in poi, a dividersi la torta, salvo sporadici episodi, sarà un tripartito: Juve , Inter, Milan. Sarà proprio quest’ultima ad aprire le danze nel 50-51 in un campionato stravinto al di là dello striminzito +1 maturato con le ultime sconfitte a vittoria già acquisita.

È l’anno in cui lo juventino Karl Hansen, uno dei 2 danesi omonimi, ma neanche lontani parenti, contro la Fiorenti­na si ostina a rifiutare un rigore a suo favore, per lui ingiusto. Si registra anche la squalifica più pesante della storia ai danni del campo del Legnano (9 giornate scontate tutte in sedi diverse) per l’aggressione all’arbitro Tassini in Legnano-Lucchese 2-2. Altro giro, altra corsa, altre mani al cielo. È il 51-52 e a vincere il tricolore tocca alla Juventus di Karl e di John Hansen ma soprattutto del grande Gianpiero Boniperti poi presidente “ad Honorem”.

Poche emozioni da raccontare con + 7 sul Milan se non che il 9/12/51 per la prima volta si sistema lo staff medico e tec­nico sulla panchina. Invece è il 52-53 l’anno che riserva maggiori novità. La vittoria torna a Milano, ma su sponda nerazzurra.

È la prima grande ad adottare il libero ed il catenaccio, ma non è la 1^ in assoluto. Sì, perché in precedenza 2 geniali strateghi avevano sperimentato queste soluzioni. Essi rispondono ai nomi di Rocco e Viani, che nel 48 inventò il finto centravanti maglia n. 9, ma che di fatto andava a marcare l’altro centravanti, rendendo libero, dietro alla difesa, lo stopper.

Alcune curiosità: come spesso è accaduto nella storia del calcio fu il Napoli a sfondare i limiti per un acquisto: Hasse Hans Jeppson costò 107 milioni. Silvio Piola, a 40 anni, appende le scarpe al chiodo con questo bilancio: 537 gare disputate in Serie A (superato solo da Zoff, Vierchowood, Mancini, Maldini) e 274 reti segnate, record che ancora resiste. Ai mondiali di Svizzera 54 la nazionale azzurra fu eliminata al primo turno, segno che il calcio italiano era in piena crisi. Vinse la Germania battendo in finale la squadra migliore: l’Ungheria.

[box type=”tip” fontsize=”12″ radius=”10″]Le vicende coratine dal ’50 al ‘53

Il comandante Narducci, dopo un anno entusiasmante, in cui la navicella dell’Unione Sportiva naviga a vele spiegate (49 – 50), attracca ad un porto importante quale la Lega Promozione Interregionale (pari all’attuale serie D). Da buon marinaio rinsalda i rapporti con Taranto pescando il timoniere mister Bolognini, conferma l’equipaggio trionfale dell’anno precedente sostituendo solo De Francesco con Corrieri, Zaza con Rago e Foggetti con Maccagni o De Marzo. È una squadra sì esperta, ma anche stagionata e Narducci porta tutti i tifosi nella crociera dei sogni e delle illusioni. E non a torto: i neroverdi, nonostante un attacco sterile e grazie ad una difesa rocciosa dopo 9 giornate e con una gara in meno alla vigilia di Corato – Molfetta è a soli 2 punti dalla vetta.

Di questa partita fu protagonista assoluto l’arbitro Capodiferro di Taranto che concluse negli spogliatoi, assediato dai tifosi la gara e con la faccia “raschiata” implorava: “LASCIATEMI DEVO FIDANZARMI!”.

La corsa dei neroverdi rallenta ed il Molfetta di Milly Laforgia e Gay proprio col Corato nel ritorno (3-0) festeggia il volo in C, l’undici di Narducci è 7^ a -8 (45-37). In quei tempi le squadre erano mantenute da collette paesane, anche  con generi alimentari e altro e con apporti finanziari personali. Nel caso di Corato o di Narducci, probabilmente il passo fu più lungo della gamba e tale da esaurire le forze del comandante. Nel 1951 la squadra è ridimensionata e ringiovanita, anche se i migliori restano quelli della vecchia guardia (Corti e Cozzoli Poli) più Giuliani, Carvutto, Giancane e Sciancalepore. Il piccolo Pipino è capocannoniere con sole 5 reti a testimonianza di un attacco sterile.

ImmagineLa squadra, affidata a Chiarito, parte con 4 vittorie e 3 sconfitte, ma conclude demotivata: nelle ultime 7 gare colleziona altrettante sconfitte con 0 reti all’attivo. La Rivoluzione comporterà il penultimo posto avanti al Potenza, ma il necessario ridimensionamento darà qualche garanzia in più l’anno successivo con il nuovo condottiero, il barese Fusco, che fa perdere quasi ogni traccia degli elementi di oltre provincia e soprattutto dei trionfatori del 1950. Cozzoli Poli è sostituito tra i pali da Gentile e con lui scompare un pezzo di storia. Questo campionato è comunque più regolare ma, il girone d’andata “più sprint”. È una squadra, come da tradizione, basata su una solida difesa ed un attacco veloce, ma affetto da “pareggite”. Finirà senza infamia e senza lode il campionato vinto dal Cerignola sub judice a +1 sul Manfredonia (43-42) con una tranquilla salvezza: 10° POSTO con PUNTI 27.

I costi di gestione sono stati ridotti notevolmente, ma quelli strutturali no. In queste condizioni quale sarà il futuro?[/box]

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