Storia del calcio coratino – Da un “Boom” ad un altro “Boom”

Lo Stradone celebra i 70 dalla nascita dell’U.S.D. Corato Calcio tracciando la storia del calcio coratino.

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cprato calcio084Nel campionato italiano si viveva un periodo atipico rispetto a quella che sarà la centenaria esperienza nazionale: la squadra da battere era il Bologna che dal ’36 al ’41 vince 4 campionati su 6 con 2 intermezzi di Ambrosiana Inter. La seconda metà degli anni trenta fu Boom per lo sport e per il calcio in Italia. Gli azzurri del C.T. Pozzo, dopo aver trionfato nel mondiale in Italia, vinsero a Berlino la finale in un’Olimpiade molto discussa (Hitler non sopportò la vittoria del velocista negro J. Owen, tanto da non assistere alla premiazione) e nel 1938 concedettero il bis mondiale in Francia. Era la nazionale di Meazza, Schiavio, Combi, Orsi, Piola, Ferrari.

Era il Bologna di Schiavio che rinunciò all’ingaggio (accadrebbe ora?) pur di giocare nella sua Bologna, del portiere Ceresoli, del primo contropiedista Andreolo e del primo doppiopassista Biavati.

Ma l’onda lunga nazionale provocò i suoi effetti anche in Puglia (Bari in A dal ’35­’41 e nel ’43); la serie C divisa in più raggruppamenti interregionali con Taranto, Lecce, Galatina, Brindisi, Foggia, Manfredonia, Bisceglie. Per intenderci le società che con le loro radici ponevano le basi per gli anni a seguire. Ma anche a Corato c’era grande fermento. Nella puntata scorsa ci siamo fermati alla prima formazione del ’37-’38. Ma ecco, quella del ’38-’39 (2^ Divisione) Maldera, Di Bisceglie, Colonna, Pilato, Valente, Ferrucci, Adduci, Cavuoto, Miccoli, Mennuti, Rosito.

Ci sono tre cambiamenti: Colonna per Tarantini, Cavuoto sostituiva Leo, Rosito rimpiazzava Marciano. Il breve tempo di gustarsi questa impennata che purtroppo arrivò un nuovo “Boom”. Era alle porte uno degli avvenimenti più sconvolgenti della storia: la II Guerra Mondiale. “In guerra e in amore tutto è concesso”. Nel calcio solo parzialmente: i campionati di A e B si di­sputarono fino al ’43. Gli altri si interruppero prima. Fu periodo di emergenza, da cui il nome ai campionati minori con squadre di C ed oltre.

cprato calcio082Nel campionato d’emergenza anche pugliese, vi parteciperanno solo squadre che non avevano il proprio campo occupato e con giocatori spesso militari o anche di categorie superiori (A-B-C) perché fermi ai box. Fra le squadre pugliesi: Altamura, Acquaviva, Bari, Brindisi, Barletta, Galatina, Gioia, Grottaglie, Matera, Taranto e se ben notate, quasi tutte legate logisticamente a basi militari.

A Corato il calcio, nel periodo bellico, era nello stato di “coprifuoco”. Si disputavano solo incontri tra ragazzi o studenti su campi di fortuna. Tra questi il più importante era alla pista di Piazza Palermo, mentre il campo sportivo in via Gravina era occupato dai tedeschi. Qui entra in scena, vero e proprio fiume in piena, Michele Mascoli, classe ’29, di professione infermiere ora in pensione, di passione calciofilo per eccellenza ancora in attività.

“Bisogna sfatare il tabù dei tedeschi, popolo di persone crudeli e disumane. Finchè fummo alleati si giocavano contro di loro gare agonisticamente combattute, ma leali. “Anzi – ricorda – era l’8 settembre 1943, quando, evidentemente, sapendo quasi in tempo reale del “tradimen­to” italiano nei loro con­fronti ed avendo già avuto ordini di “Kaput” ci esortarono a scappare. Per noi, ignari di quanto stava accadendo, la delusione si concentrò sul fatto di non poter disputare la partita piuttosto che su ciò che non sapevamo ancora”.

Ancora una volta, grazie allo sport, la fratellanza aveva superato ogni frontiera! Dai tedeschi si passò agli americani e soprattutto agli inglesi che continuarono ad occupare il campo sportivo. I primi accenni di ripresa si ebbero con partite tra ragazzi che giocavano con “palloni” di pezza, rincorsi sovente dai vigili che ne vietavano il gioco. Non c’erano regole precise. Quando il numero non era sufficiente, il portiere era “volante”, fungeva, cioè, anche da terzino. Si giocava non a tempo ma a goals: si vinceva raggiungendo i 2 o 3 goals (come se si vincesse un set di tennis), c’era la ripresa o la rivincita ed, infine, la bella se necessario.

Iniziavano a prendere corpo le squadre di quartiere (Le Quarte): Mesta Trèse, La Chiazze (Di Vagno), piazza Cimadomo (Piazza Indipendenza), Le Panettiere, La Staziòne. Era il periodo delle “Strapaesane”.

cprato calcio083Nella “Mesta Trèse” giocavano: Vito Bevilacqua, Cataldo Saragaglia, Sabino Livrieri, Michele Patruno (che passerà al Corato), lo stesso Mascoli. Nella “Mesta Trèse” il portiere era un colosso: Felice Caporale. Il giovane Ma-scoli aveva da poco ricevuto, da Bari da suo zio, un pallone, per quell’epoca all’avanguardia, con cordoni e cuciture che procuravano molto dolore nel colpirlo, specie se di testa. Fu usato in una partita, per quell’epoca, storica: Mesta Trèse – La Chiazze.

Si creò la sfida nella sfida a carattere individuale che accese gli animi, in particolare con Caporale che minacciava di non subire goals, anche sulle palle basse. In quelle partite si effettuavano scommesse, che, nel caso specifico, furono di 50 centesimi di lira per 11 e, non essendoci spogliatoi, una volta raccolti, furono lasciati nella giacca di Mascoli, accanto ad altre, deposi­tate ai bordi del campo. La disputa si rivelò, ben presto, nervosa: da una parte i giocatori e i tifosi più robusti de “La Chiazze”, dall’altra i tifosi più agguerriti della “Mesta Trèse”.

“Quando mi accorsi che l’atmosfera di­ventava incandescente, lasciai il campo e prendendo pallone, giacca e soldi della mia squadra, scappai prima in un portone e poi, di li, nei bagni pubblici del centro” dice Mascoli. Non aveva, però, fatto i conti con Vincenzo “Strigne” che strappò il pallone e lo restituirà solo al fratello di Mascoli perché curava sua madre”.

cprato calcio086Di lì a poco, a metà 1945, si avrà una fase evolutiva con la costituzione di due società relativamente più organizzate che si disputavano sempre campo de “La Fere” le sfide cosiddette “sanguinose”. Da una parte l’lntrepida, dall’altra la Tenax. La prima costituita per la quasi totalità da studenti, e più vincente. Faceva riferimento all’oratorio di Santa Maria Greca, guidata da Don Benedetto Calvi, coadiuvato da Palumbo  e Di Bisceglie, con tanto di associazione di fronte (attuale negozio Tondo), che sarebbe stata guidata da don Luigi Mintrone con il nome di “Religione e Patria”.

La Tenax, invece, si basava su “La Sacra Famiglia” ed era più eterogenea, un mix di operai, studenti e, soprattutto, artigiani.

Qui si incrociano i ricordi di Carlo Vernice, prossimo ad entrare nell’entourage delle giovanili e figlio di un prossimo dirigente e dottore del Corato. “Il Presidente era Quinto, di professione Macellaio. Ricordo che in uno delle sanguinose, essendo in vantaggio e pensando di avere il successo in tasca, ordinò al suo garzone: “và ad accide u’ agnjedde”, ma, purtroppo, grazie od un immediato recupero, gli avversari, con due goals pareggiarono il conto e fu costretto al dietro-front gridando “u’ agnjedde póte aspettà”. Rocambolesco fu il pareggio, segnato su rinvio  del  portiere   che  colpì il fondo schiena di un attaccante avversario. “Nel frattempo: la guerra è finita, andate in pace!”. Nel ’46 i campionati ritornavano alla normalità: serie A, B, C, Lega Promozione (simile alla serie D), I e Il Divisione. Anche a Corato si senti l’esigenza di una squadra competitiva tanto che le società preesistenti Intrepida e Tenax, si fusero e dettero vita alla storica fondazione, nel 1946, dell’U.S. CORATO.

[box type=”tip” fontsize=”12″ radius=”10″]U.S. CORATO

Era l’anno Zero, il primo Presidente fu il rag. Cataldo Vernice, l’allenatore fu Sasco, mentre i superstiti anteguerra erano Mauro Valente e il maestro Michele Miccoli. Si registrava, inoltre, il ritorno di Peppino Di Bisceglie e Peppino Adduci che porte-ranno con sé da Monopoli, Angelo “Lino” Rozzo, ex Ar senal Taranto, coratino d’adozione. Giunsero, inoltre, dal Trani: Trevisan (portiere), i mediani Grilli e Dionisio; completavano gli undici: Russo, Santangelo, Taino, Spinazzola. Ed ecco la formazione: Trevisan, Spinazzola, Di Bisceglie, Grilli, Valente, Dionisio, Adduci, Rozzo, Miccoli, Russo, Santangelo, Taino. Accanto a Lino Rozzo, Peppino Adduci e Peppino Di Bisceglie, si mise in luce Michele Miccoli, giocatore tecnico, ma anche di grande cuore. Pare, infatti, secondo il racconto del figlio Tommaso, che, in una gara, dopo aver procurato un’autorete alla sua squadra, accecato dalla rabbia, avesse pareggiato il conto siglando una rete, dopo aver dribblato gran parte degli avversari, subito dopo il “palla al centro”. Erano i tempi in cui, come premio, c’era l’entrata gratis al cinema, o che, nell’intervallo tra il 1° e 2° tempo, in sostituzione del the caldo c’era solo la fetta di limone. Teatro delle prime battaglie rimarrà comunque il campo de “La Fére” fino al 48, per via delle pessime condizioni postbelliche del campo di Via Gravina. La società, approfittando det vuoto organizzativo di altre squadre, beneficerà dell’iscrizione al campionato di Lega Promozione. Ma, nel 48- ’49, campionato vinto dal San Pietro, il Corato con San Severo e Diaz Bisceglie, retrocederà in 1^ divisione.[/box]

Niente drammi! Perché dietro l’angolo c’è l’ombra di un catalizzatore. Chi?

Lo scoprirete leggendo la prossima puntata.

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