Storia del calcio coratino: il Calcio si è fermato ad Osimo

Ad un passo dai professionisti

storia del calcio coratino: La squadra dell'87/88
La squadra dell'87/88 - In alto da sinistra: Romano, Frualdo, Squeo (segretario), Rozzo, Spadavecchia, De Gennaro P., Auricchio, Cianciotta, Quaranta, Rutigliano (presidente), Mascoli (massaggiatore). In basso da sinistra: Lamia Caputo, Scaringella (dirigente), Piccolo, Donnazita, Pettilli, Mustazza, Briganti.

Sognare ad occhi aperti e accorgersi che si è trattato solo di un trionfo sfiorato. Questo il campionato di calcio coratino 87/88, in un’estate calcistica come sempre rovente, forse ancor di più. Il braccio di ferro tra la società neroverde e l’amministrazione comunale, rea di trascurare il pro­prio sodalizio, non ha sortito alcun effetto.

Il Presidente Rutigliano tiene tutti sulla corda, minacciando di non iscriversi al campionato. Ma il suo attaccamento e senso di responsabilità prevalgono e per la 4^ volta riparte sulla barca dell’Interregionale con un nugolo di dirigenti tra cui il vice Palmieri, ma sobbarcandosi quasi per intero l’onere finanziario del campionato. Non sa però, che anche con l’apporto di mister Cavallaro, l’anno precedente aveva allestito una squadra, sì inesperta, ma di avvenire, tale da, far salire il capitale sociale.

I vari Briganti, Scommegna, Quaranta, più i coratini Frualdo, Rozzo, o lo stesso Don­nazita, dopo un discreto campionato, hanno acquisito ma­turità e padronanza. Ha nelle sue mani una vettura da “pole position”, ma è il solo a crederci. Si presenta però ai nastri di partenza, dopo soli 10 giorni di preparazione, senza ritiro rispetto alle blasonate avversarie, con un parco giocatori striminzito, quasi pari all’anno precedente. Si eccettua il ritorno di P. De Gennaro e Romano e all’ultimo è rein­gaggiato mister Lamia Caputo: Parte quindi a fari spenti, con l’obiettivo dichiarato della salvezza. Ma anche perchè sottovalutata, vuoi per un favorevole calendario, la parten­za è da centometrista.

Nella gara d’esordio al Comunale è di scena la Maceratese dai recenti trascorsi in C. La gara è scoppiettante e il duo d’attacco Petilli-Romano si dichiara, con una doppietta a testa, al ruolo di protagonista. Senza preparazione e senza molta benzina nel serbatoio, come in F l, le vetture leggere volano rispetto alle altre, anche se le conseguenze potranno sentirsi più in là. Il suo spessore l’undici coratino lo conferma espugnando Altamura e a Tortoreto, dcive tira fuori tutta la determinazione ed il cuore con lo sconosciuto giovanissimo Cianciotta impattando in zona Cesarini. Le stesse armi vengono messe in campo la domenica successiva quando in casa è di scena la squadra da battere: il Trani di Favonio & C.

Dio Eolo la fa da padrone e dà loro una mano, ritrovandosi al 45′ sullo 0-2. Sembra la fine di una partita e forse del campionato, vista la schiacciante supremazia dei cugini sangueblu tranesi nel p.t. Ma nel vocabolario coratino la parola “rassegnazione” non è inserita e pertanto non solo Petilli (2 reti) & C. recuperano, ma rischiano il colpaccio. È la conferma che il campionato è tutto da giocare e che per il Trani non sarà una passeggiata.

Dalle prime battute si intravede che il formato della squadra è da trasferta, con giocatori rapidi avanti e difficili da sormontare in difesa, mentre palesa lacune di organizzazione di gioco per la mancanza di un centrocampista di qualità. È corsaro a Montegranaro con il solito Petilli, stenta in casa con la bestia nera Penne, si addormenta a Pineto, dove raccoglie il primo stop. È l’incidente di percorso prima di 3 vittorie consecutive-e di una polemica gara a Molfetta. La squadra del Presidente Fiore, pur matricola, non nasconde velleitarie ambizioni, ma teme i neroverdi ed innesca una campagna mediatica denigratoria al limite dell’insulto. Anche l’ospi­talità allo stadio è da Sudamerica. Gli spogliatoi vengono fatti trovare allagati per creare disagio. Anche l’arbitro Sbrilli dà loro un “aiutino” ed il 2-1 è confezionato.

Il con­traccolpo psicologico fa effetto a metà con il Manfredonia, ma 3 vittorie consecutive incoronano il Corato “Campione d’inverno”. Ora incombe un doppio rammarico: quello di essere l’unica squadra a non portare sulle proprie magliette uno sponsor che avrebbe affiancato la società e dato il salto di qualità, che si po­teva raggiungere con un minimo sforzo in più. Ma inaspettatamente, forse per la pausa natalizia che rompe il ritmo, forse le conseguenze della mancanza di preparazione, arrivano 2 pesanti sconfitte di fila a Macerata (impelagata nei bassifondi della classifica) e con l’Alta­mura. Stenta anche il Trani ed in alto si crea la bagarre e si parlerà di campionato mediocre. Alla vigilia di Trani-Corato (vedi box) però è sempre più 2 per questi ultimi. Il pareggio mantiene sempre in corsa il Corato, che però non è più quello brillante e sbarazzino dell’an­data, ma incute timore nell’ambiente tranese che non vede arrivare il tracollo degli avversari.

La società del gioielliere Abruzzese ha speso circa 1 miliardo (tanto per quei tempi) e non può lasciarsi sfuggire l’obiettivo della C2. Ecco che, da allora in poi, si vocifera­no strane partite e presunte pressioni su giocatori e tecnico coratini. Nel frattempo il Corato ottiene il prestito militare dall’Avellino di Lorenzo Battaglia (poi in B). Il Corato cade in casa col Pineto, esce e rientra in gioco con grande caparbietà.

“Chi la fa l’aspetti”, ed an­che il Molfetta trova la sorpresa. Il loro spogliatoio è imbrattato di candeggina all’inverosimile, tant’è che sono costretti a spogliarsi in pullman. Nulla varrà il ricorso, avendo nel frattempo la squadra lo­cale offerto il cambio di spogliatoio. Ad un goal mancato all’ultimo minuto a Manfredonia, ne segue 1 segnato alla Monturanese. Ma quando meno te lo aspetti accade l’imponderabile: la festa di Osimo si trasforma in un funerale e in trionfo per il Trani. La vittoria sulla Fermana non ha senso, perchè Corato si ferma ad 1 punto dalla serie C2 e deve riporre ogni sogno nel cassetto, sogno che dura tutt’ora accanto all’incubo che si chiama Osimo.

RISULTATI

ANDATA:

Corato-Maceratese 4-2 Petilli 2, Romano 2

Altamura-Corato 0-2 Piccolo, Briganti

Tortoreto-Corato 2-2 Petilli, Cianciotta

Corato-Trani 2-2 Petilli 2

Montegranaro—Corato 0-1 Petilli

Corato — Penne 1-1 Petilli

Pineto — Corato 1-0

Corato — Cerignola 3-0 Donnazita, Petilli, Spadavecchia

P.S.Elpidio — Corato 0-2 Romano, Petilli

Corato — Tolentino 1-0 Romano

Molfetta— Corato 2-1 Rozzo

Cordto — Manfredonia 1-1 Donnazita

Monturanese — Corato 1-2 Donnazita, Petilli

Corato — Osimana 2-0 Donnazita rig., Romano

Fermana — Corato 0-1 Petilli

RITORNO:

Maceratese — Corato 1-0

Corato — Altamura 0-1

Corato — Tortoreto 1-1 Petilli

Trani — Corato 1-1 Donnazita rig.

Corato-Ntontegranaro 0-0

Penne — Corato 0-1 Petilli

Corato-Pineto 1-2 Petilli

Cerignola —Corato 0-0

Corato — P.S. Elpidio 1-0 Petilli

Tolentino — Corato 0-1 Petilli

Corato — Molfetta 2-1

Manfredonia — Corato 0-0

Corato Monturanese 1-0 Piccolo

Osimana — Corato 1-0

Corato-Fermana 3-1 Petilli, Romano, Piccolo

Calcio coratino: 2 partite di diritto nella storia

12 Km. di rettilineo divide Corato da Trani, 12 Km. di sottile attrito, nascosto da una latente puzzetta sotto il naso dei tranesi, sentitisi sempre ed in tutto razza superiore. Ma ora la rivalità è alla luce del giorno, vuoi perchè Corato cresce a vista d’occhio, vuoi perchè anche nel calcio, dove Trani annovera presenze in B, lotta da pari a pari, anzi rischia di rovinare la festa alla spendac­ciona squadra del Presidente Abruzzese.

In una gelida giornata d’inverno, alla 4^ giornata di ritorno, si ritrovano di fronte, a Trani, nella città di mister Lamia Caputo. La tensione si taglia col coltello e i primi cittadini si adoperano per gettare acqua sul fuoco. Allo stadio ci sono 4-6000 spettatori, ma sono assenti o quasi gli ospiti coratini. Quei pochi coraggiosi, circa un centi­naio, occupano nelle proprie auto stile drive-in, una tribuna sui generis: la balconata della costruenda superstrada 16 bis. Il Trani va forte ed ottiene il vantaggio, ma non fa i conti con un mai domo Corato e con un certo Collina, che a distanza di 14 anni arbitrerà la finale Mondiale.

È il 90′ e senza alcuna esitazione il calvo arbitro, all’epoca bolognese, concede un penalty da tre­marella per tutti: per i tranesi che vedono sfumare la vittoria e l’aggancio, per i giocatori del Corato sottoposti a tale responsabilità. La palla scotta e passano alcuni secondi prima che qualcuno si avvicini al dischetto. Il più fred­do che si assume il rischio è Vittorio Donnazita: è goal, 1-1 e successivo fischio finale. Non importa se poi ci vorranno quasi 3 ore prima di abbandonare gli spoglia­toi. Il Corato è seriamente candidato al salto in C2. Dal freddo d’inverno al caldo primaverile, dalla Puglia alle Marche, ad Osimo. La differenza di Km., dai 12 a 400, non sembra inficiare più di tanto ai tifosi, per quella che può essere la giornata dell’apoteosi.

L’esodo da Corato è di centinaia di persone, in auto e pullmans. Osimo si tinteggia di neroverde, con bandiere, striscioni, cappel­lini. Alla squadra di casa basta I punto per salvarsi ed il suo portiere, tra l’altro in prestito, ed il suo centravanti slavo Studen, alloggiati nello stesso albergo degli ospi­ti, lo fanno capire a caratteri cubitali. Il più esperto dei giocatori, col senno di poi, presuntuosamente, fa orec­chio da mercante, ricredendosi poi quando è tardi. Il Corato in campo non dimostra la sua superiorità, anche per via di alcuni acciaccati e per qualche dubbia scelta del tecnico Lamia Caputo, che ad esempio tiene in pan­china Battaglia, l’uomo più rappresentativo. A 15′ dal termine sul risultato incanalato a reti bianche, l’Osima­na passa in vantaggio. La scarsa lucidità, la sfortuna e l’orgoglio osimano non consentono più il pareggio, che avrebbe condotto allo spareggio col Trani. E chissà se al contrario di quello col Mola, partendo da sfavoriti, la tranquillità in campo avrebbe sovvertito ogni prono­stico.

Il viaggio che all’andata sembrava come sull’asse Corato-Trani, ora sembra in capo al mondo. La fiducia nell’apoteosi si traduce in dramma sportivo e l’Osimana per il Corato rimarrà come la sua Corea, Studen il suo PA do Ik.

La parola di Michele Rutigliano

“Signori si nasce!”

storia del calcio coratino: michele rutigliano
Michele Rutigliano

“Ogni promessa è debito” e questo motto Michele Rutigliano, presidente del Corato per 4 anni più 1, l’ha sempre portato con sè ed adoperato nella sua vita come anche nel cal­cio, dove è molto semplice disattenderlo. Una parola seguita da una stretta di mano e chiunque avesse fatto un accordo poteva

dormire sui classici 7 cuscini. Avvenne questo finanche dopo la cocente delusione di aver mancato la storica promozione in C2 per un sol punto dietro i cugini-coltelli del Trani, quando poteva esimersi dal pagare gli ultimi stipendi (lo avrebbero fatto la maggior parte dei presi­denti dei dilettanti). Il martedì, puntuali, giun­sero compensi per tutti. Sarebbe stato contento di aggiungerne altri come premio campionato, purtroppo non baciò la gloria, ma l’accarezzò solamente. Tifoso del Milan e simpatizzante di Berlusconi “maestro Michele” fu convinto una domenica d’estate dell’84, da Salvatore Mascoli, a diventare timoniere della squadra. Dette un’impronta d’impresa, ben organizzata e vincente, tant’è che stupì ogni scettico con un quarto posto al primo anno di serie D, a soli 3 punti dalla C2 che poteva essere qualcosa in più se, giunto prima, non fossero sfuggiti due acquisti come Mineccia e Bognanni. Non face­va mai mancare il suo fiato alla squadra, ma il suo orgoglio lo tirava fuori anche per il “muso a muso” con i giocatori, con cui sapeva essere duro ed ottenere il massimo delle potenzialità. Difatto lasciò dopo il secondo posto da quasi vincitore, ma, probabilmente, avrebbe conti­nuato in caso di passaggio in C2 semmai af­fiancato da altri imprenditori. Nessuno ad oggi però gli toglie il miglior risultato della storia del Calcio Coratino, quel secondo posto che, migliorato, avrebbe significato il paradiso, cioè il passaggio nel Calcio Professionistico.

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