Storia del calcio coratino: da Matarrese a Moggi, all’arbitro Nico Como

La storia dell'unico arbitro di Corato che ha calcato i terreni di gioco interregionali dal Trentino alla Sicilia

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L’arbitro Nico Como, al centro, tra i due assistenti e l’ex calciatore di A, Pino Greco, nella gara di serie D, Brindisi-Manfredonia.

C’è chi è caduto dalle nuvole, c’è a chi invece è sembrato scoprire l’acqua calda. Lo scandalo “calciopoli” ad alcuni addetti ai lavori non ha destato stupore più di tanto. Tutti sapevano, ma nessuno parlava. Moggi e Matarrese, accomunati da una Emme che è anche iniziale di un aggettivo  di stampo “siciliano”. Metodi diversi, ma controllo del potere calcistico in comune, anche se l’uno, Moggi, eclissando l’altro, ha effettuato il passaggio di consegne dalla Federazione alla Lega, cioè le società più potenti.

L’onorevole, la sua influenza, l’aveva già dimostrata nel caso Corato-Mola (vedasi mancato ripescaggio). Ma anche nell’ambito arbitrale aveva sguinzagliato i suoi scagnozzi per politicizzare un settore che fino a scottarsi in prima persona, sembrava cristallino. Scusate lo scrivente se, con la sua autobiografia, si autocelebra, ma è la storia dell’unico arbitro di Corato che ha calcato i terreni di gioco interregionali dal Trentino alla Sicilia. Ambienti caldi, spesso da far west, ma scoprendolo l’ultimo anno, non quanto nelle stanze dei bottoni di alcuni notabili del calcio.

Una carriera veloce, grazie alla pluriennale pre-esperienza. Premio “Apulia” come miglior arbitro esordiente in Regione, in C.A.N.-D. (nazionale dilettanti), come più giovane d’Italia, a soli 22 anni.

Il rischio di passare con Benedetti in C, a soli 26 anni (per l’epoca un moccioso). Una strada che sembra più che lanciata verso i grandi traguardi. Tra tutti gli arbitri pugliesi è scelto quale accompagnatore della terna della nazionale di Sacchi impegnata a Foggia. La sua immagine e il suo nome sono alle stelle e, soprattutto, la sua corsa non è più contro sè stesso, ma inizia a infastidire chi, ora in A, lo bracca a distanza.

La svolta è nel ’92. Non accetta di entrare in un “circuito” perchè credente solo alla fiaba della meritocrazia in campo. S’accorge, molto tardi, che ora non basta più fare affidamento solo su sè stessi. Nel frattempo il siciliano Lanese (peccato non inizi per emme), sostituisce Benedetti, passato prima in C, poi alla Roma. La prima avvisaglia la si ha quando, solo il venerdì, gli viene strappata la designazione di una gara che gli avrebbe dato visibilità nazionale: Nazionale Cantanti-Nazionale Piloti Formula Uno, allo Stadio S. Nicola, davanti a 60.000 spettatori.

Nel giro di poco le partite di cartello diventano una chimera. L’anno della consacrazione diventa quello dell’anonimato, quasi dalla sera alla mattina. Sono soventi le “Leonessa-Altamura” di turno.

Solo da febbraio c’è una lieve sterzata dopo una visita nella “stanza della cupola” che (“udite, udite!”) è ininfluente perchè, dichiarato in modo chiaro, che i giochi son fatti, pur essendo solo a metà campionato. Come ultimo anno è quello del “su o giù”. È necessario scottarsi in prima persona per capire che l’acqua è proprio bollente.

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1 Comment on "Storia del calcio coratino: da Matarrese a Moggi, all’arbitro Nico Como"

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mimi coco
Ospite

sei sempre il solito intertriste……..”quello che mise a posto moggi”