Storia del calcio coratino: girandola di vittorie

Per la prima volta il tricolore esce dall’Italia peninsulare e va in Sardegna.

storia del calcio coratino: Gigi Riva in azione
Gigi Riva in azione.

Tracciando la storia del calcio coratino, ci si sofferma non solo sulla società sportiva dell’U.S.D. Corato Calcio, ma anche sul contesto storico nazionale.

La legge dell’alternanza: per la prima volta il tricolore esce dall’Italia peninsulare e va in Sardegna a Cagliari, alternandosi con i viola di Firenze. I sardi guidano la classifica della 5ˆ giornata, Carniglia, sostituito da Rabitti, è l’ultimo allenatore esonerato dalla Juve, Rivera, per la stagione precedente in cui il Milan vince la Coppa Campioni, è il primo italiano a vincere il Pallone d’oro.

Alla ribalta i trainers delle giovanili: Invernizzi, chiesto dai senatori a sostituire o sclerotico Heriberto Herrera nell’Inter, è artefice di una gran rimonta sul Milan, Vycpalek (zio di Zeman) subentra a Picchi (malato terminale) nella nuova Juve di Boniperti e Allodi, basata sui giovani che daranno i loro frutti (vedi tacco di Bettega a Milano). Vince appunto la Juve di 1 punto su Milan e Toro quest’ultimo danneggiato più volte.

Bastava 1 punto per lo spareggio: Juve docet, storia di sempre!

Il filosofo e “rombo di tuono”

Tutti pazzi per la Sardegna! E non solo delle spiagge, ma del clima, dell’ambiente e della tranquillità con cui ci si approccia anche nel calcio. Infatti il grande Gigi Riva rifiutò allettanti offerte dei grandi club perché voleva regalare lo scudetto alla Sardegna che amava.

L’allenatore che guidò alla vittoria fu Manlio Scopino, dalla bizzarra personalità. Capace di farsi seguire senza colpi da sergente di ferro e con un metodo intelligente e democratico tra una sigaretta e l’altra, invitando a cena i suoi discepoli e spesso ad una mano di poker. Si rende simpatico ed accattivante, mentre in campo oltre ad Albertosi, Cera, Nenè, Domenghini etc., il suo baluardo è Gigi Riva l’uomo che tutt’ora detiene il maggior numero (35) di segnature in Nazionale. Il suo sinistro micidiale non era altrettanto simpatico ai portieri avversari che molto spesso erano costretti a ritirare il pallone dal sacco.

Ma la sua vicenda fu anche legata ai suoi tanti e gravi infortuni che lui sempre con caparbietà e serietà superava. Un’icona delle “bandiere” del calcio in via d’estinzione.

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