Storia del calcio coratino: fine del matrimonio fra imprenditoria e calcio

Vien meno l'amore e si ritorna tra i comuni mortali

storia del calcio coratino: imprenditoria e calcio
Si riporta la foto della Juniores Calcio di quegli anni, in quanto le foto relative alla squadra principale risultano introvabili.

Quello che sembrava l’equipaggio più spaziale lanciato da Cape Canaveral – Corato nella sua storia, il matrimonio fra imprenditoria e calcio, di fatto dà i primi segnali di cedimento dopo neanche un anno. Resta ben inteso che gli appartenenti alla cordata che aveva acquisito il pacchetto societario dalle mani di Rutigliano & C. tramite il triumvirato De Palma, Lerro, Perrone, mantiene i suoi impegni finanziari con puntualità e fino in fondo, grazie alle notevoli potenzialità economiche pari a dirigenze anche di cadetteria. Ma il matrimonio con il calcio è privo di amore e si sa che alla lunga tali rapporti cedono al disinteresse.

L’imprenditore Bon Merk Franco Cannillo, fresco di traguardo storico nel basket, portando la società coratina in B2, dopo un entusiasmante spareggio a Caserta contro l’Isernia, compie un classico ribaltone diventando capo cordata, quindi Presidente dell’U.S. Corato con vice Vittorio Quinto. Un mezzo paradosso, se vogliamo, per colui che, riuscendoci, aveva contrastato il calcio mettendo il basket sullo stesso piano, specie contro l’amministrazione. Pare che sia lui stesso a scegliere l’allenatore, che si individua nella persona di Savino Parente, colui che con il gioco a zona totale, pressing e fuori-gioco, avrebbe dovuto far divertire pubblico e squadra stessa.

Ma il campo presto lo smentisce, nelle prime amichevoli e in campionato. La squadra, con una media anagrafica elevata, non segue perchè mal disposta al sacrificio. È acquistato dal Bitonto il portiere Basile che si rivelerà spesso il 12° uomo degli avversari creando un proprio laghetto con collezione di papere, come con il Raiano (1-1) ed a L’Aquila (0-3). Alla terza giornata (0-0) con il Termoli, Parente si dimette, lanciando invettive tramite stampa contro l’assenza di fiato della società.

Si ripunta per la terza volta su Lamia Caputo ma, ci sono rimpianti per Peppino Orlando che bene aveva fatto l’anno precedente compattando una squadra allo sbando. Intanto, Punzo va al Cassino per motivi di lavoro, ed arrivano dal Barletta D’Oria in prestito, dal Terlizzi Binetti e Di Gesù dall’Altamura. Proprio quest’ultimo sarà protagonista a Tortoreto alla 9° giornata, suo malgrado, di un curioso episodio. Via etere gli viene attribuito il goal del vantaggio con conseguente entusiasmo dei tifosi coratini rimasti in sede. Solo al pareggio momentaneo del Corato, il cronista si accorge che, la squadra andata in gol era quella di casa.

L’undici neroverde stenta e la prima vittoria arriva solo alla 13sima giornata con il Bellante fanalino di coda. Basile è sostituito dall’ex portiere del Bari e Livorno, Venturelli, che dà sicurezza al reparto difensivo e con il suo carattere estroverso armonizza uno spogliatoio cupo e demotivato. E così che, anche grazie a Venturelli, nel ritorno, il team ottiene 4 pareggi ed una vittoria rimettendosi in corsa per la permanenza, a –3 punti dalla quintultima. Con una mini rivoluzione, in campo ci vanno giocatori meno quotati ma di rendimento, tirando fuori grinta e carattere. Ma il reparto più anemico rimane l’attacco che dopo la partenza di Punzo, andava rimpinguato.

Si parla di Pruzzo, Cantarutti, Zanone (tutti ex giocatori di A) ma, arriva in un pacco a scatola chiusa, solo Amelio, oggetto misterioso da £ 2.500.000 mensili (tanto per l’epoca) per un solo goal all’attivo. Quando l’aggancio sembra a portata di mano, nella gara della svolta con la Santegidiese in casa, davanti ad un pubblico che mancava da due anni, quasi si trattasse di una partita per la promozione, Lamia Caputo & C. toppano nei primi venti minuti e si ritrovano sotto di due reti. Ci mettono l’anima, accorciano le distanze ma, l’impresa non arriva.

Il distacco si allunga, solo la matematica non condanna la squadra dalla retrocessione. Anche Lamia Caputo si dimette, denunciando una situazione di caos totale. La squadra non lo segue, la società è assente, salvo la fattiva collaborazione di Giovanni Mazzilli e Pinuccio Strippoli e soprattutto, non era stato accontentato con gli acquisti dell’esperto, Pantaleo De Gennaro e di un forte ariete.

Le ultime gare sono “dell’Accademia delle brutte arti del calcio”. Finirà terzultima davanti a Bellante e Tortoreto. Per addolcire la delusione si vocifera un ripescaggio senza fare i conti con il solito Grottaglie di Cavallo. Nessun ripescaggio, che sarebbe stato inutile visto il dietro – front della cordata spaziale.

Il matrimonio dell’imprenditoria con il calcio, che doveva lanciare il sodalizio coratino in orbite stellari, dura solo due anni, il tempo di spedirlo in orbite “stallari”. Interessi sì, ma senza passione e amore nel calcio, il connubio è destinato a morire. Gli sforzi profusi con passione dai Michele De Palo e Rutigliano svaniscono nel nulla. Si piange amor quando si perde!

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