Storia del calcio coratino: il campionato interregionale

L'unione fa la forza, ma senz'anima l'energia si disperde

Storia del calcio coratino: il campionato interregionale

Il campionato Interregionale è un torneo finanziariamente molto dispendioso che abbisogna di più importanti risorse imprenditoriali. Corato si porta sempre dietro la perpetua contraddizione: ad un elevato livello imprenditoriale non corrisponde un altrettanto livello cultural-sportivo, con l’aggravante di un’assenza di uno spirito di cooperazione, tipico delle realtà meridionali.

Dimenticando come era partito, l’ultimo campionato sa di grande delusione e lascia ancora più solo il Presidente Rutigliano, cui si devono i risultati più importanti della storia, il quale abbandona lo scettro della società e la consegna al Comune. Il potere politico è l’unico capace di ricomporre la situazione dopo che Rutigliano, che ha aperto il suo portafoglio personale notevolmente, recuperando una parte con le vendite di Petilli, Donnazita e Spadavecchia al Molfetta, oltre a Quaranta, Romano e Briganti, con il telaio della squadra che si ritrova impoverita. Il passaggio di consegne avviene tramite il commissariamento da parte del sindaco Sciscioli, nelle mani dell’assessore Attilio De Palma che presiede un triumvirato composto anche da Luca Lerro e Gino Perrone. Il loro compito è coinvolgere il più possibile gli imprenditori, specie di primo calibro, spinti dagli appassionati tifosi Giovanni Mazzilli e Pinuccio Strippoli che ne diventeranno gli esecutori materiali del progetto, cui si inserisce il rampollo Mimmo Casillo che sarà il trade – union tra proprietà e squadra, ” team-manager” come egli stesso preferisce definirsi.

I risultati della triade sono ben visibili perché i nomi coinvolti farebbero invidia almeno a società di serie C: da Casillo a Cannillo, da Quinto a Gallo, allo stesso reintro­dotto Rutigliano. Nell’autunno si costituisce una S.r.l. e il Pastificio Riscossa ne diventa lo sponsor con un contratto triennale.

Alle potenzialità finanziarie, che di fatto verranno impie­gate, manca però un elemento fondamentale: la passione. L’ingresso in società è “spintaneo” non spontaneo. Per molti è l’inizio di grandi mete, per pochi ” l’inizio della fine”. Un errore di fondo viene commesso: le scelte tecni­che vengono affidate a molti e a nessuno, cioè gironzolano molti procuratori o mercenari del calcio, ma manca un di­rettore sportivo capace di prendere le opportune decisioni. Ma, facendo un passo indietro, dal punto di vista tecnico, sulle ceneri della precedente stagione, ad agosto l’area tecnica è affidata al coratino d’adozione Mimmo De Pierro che fa rientrare Muggeo e dalla seconda categoria porta Sgherza.

Non basta anche con i fulcri coratini Roz­zo, Frualdo, il rientrante Zinetti, Gallo ed anche Lotito che è il dodicesimo di Fabio Milillo, prima criticato, poi divenuto beniamino. Dopo Balzano il vero primo acquisto è il fantasista Giovanni Francavilla, reduce dalla vittoria con il Trani che, però, da solo, non riesce a dare slancio ad una formazione volenterosa, ma scarsa di contenuti. Chiaramente, con una squadra così rabberciata, il campionato parte male, e dopo la prima gara a Penne, De Pierro si sente di troppo e rassegna le dimissioni, cedendo il testimone transitoriamente a Nino De Ceglie, che non riesce a cambiare rotta proprio per i limiti di organico fino a quando non si insedia la nuova società che ingaggia, come allena­tore, un cavallo di ritorno: Peppino Orlando. Siamo già in autunno inoltrato, quando di carne al fuoco ce n’è poca.

Al mercatino di riparazione restano le “signorine grandi” non accasate, per lo più forestiere. È il caso di Punzo che fa parte di un puzzle costruito da Orlando che non brilla, ma che con innesti come Abiusi e il laziale Martinoia, dà un assetto equilibrato e, di domenica in domenica, porta ad attraccare la sua nave in acque tranquille. Gli spunti d cronaca sono relativi. La squadra si caratterizza come un formato casa, molto stitica in attacco, con la solita difesa rocciosa, come da tradizione, se si eccettua la goleada su­bita a Montegranaro (6-0). Il torneo sarà vinto dalla favola Castel di Sangro, seguito dal Molfetta, ripescato per la terza volta consecutiva, in C2 dalla Prima Categoria. Il Corato, con 32 punti, è nono, ma è contento, perchè c’è una solida base finanziaria per tracciare un progetto da sogno. Spendi e spandi come credi, ma sarà così?

Alberto lurilli: il massaggiatore

storia del calcio coratino:Il massaggiatore Alberto Iurilli.
Il massaggiatore Alberto Iurilli.

La storia di una società non è fatta solo da giocatori, allena­tori o presidenti. Le compo­nenti che ne determinano vitto­rie o sconfitte sono anche altre, apparentemente di secondo livello. Fra queste c’è la figura del massaggiatore che consen­te il recupero last minute di un calciatore, che può decidere una gara o, a volte, un campio­nato. Ancorchè quando fa parte di una famiglia sportiva come quella Iurilli. Come non ricor­dare quindi Alberto, fratello del terzino sinistro Enrico Iurilli (secondo per presenze nel Corato) e padre dello stopper Michele, per quattro stagioni. Rimarrà soprat­tutto nella memoria di chi ha i capelli bianchi, o non ce ne ha proprio, con la sua tuta blu anni ’60, oppure quasi sempre sbracciato, anche a O gradi di temperatura, il quale ha soccorso per molte stagioni, a cavallo tra gli anni ’60-’70, le formazioni di Corato e Coratina. Al­berto Iurilli è venuto a mancare nell’autunno del 2007.

Non roviniamo il giocattolo

Analogie tra presente e passato

storia del calcio coratino: allenatore Michele Lotito
L’allenatore Michele Lotito

Quanti tra i più ottimisti tifosi, diri­genti, tecnici e giocatori ad agosto avrebbero scommesso per gli at­tuali punti e posizione in classifica dell’A.S.D. (squadra 2007-08)? Credo nes­suno! Perché comunque i risultati sorridono oltre ogni più rosea previsione. Nella fortuna la sfortuna è stata quella di balzare in testa sopra società (Casarano, Francavilla, Bisce­glie) ultra milionarie di Euro.

Ma scendere di qualche gradino non crea alcun dramma. Nessuna contestazione, seppur accennata, è legittima. L’ambiente dopo alcuni anni di torpore ha ritrovato entusiasmo e se permettete anche risultati.

Quali le analogie con il passato? La società è sana e sta perseguendo gli obiettivi che di volta in volta si pone. È anche solida e come la società del 1988/89, trattata in questo capitolo riesce a far convogliare altrettanti capitali. Ma mentre il blasone degli imprenditori non è pari a quelli di allora, dalla loro parte hanno grande passione, progettualità ed idee chiare dal punto di vista tecnico.

L’altra analogia è per la classifica di pari passo a quella del primo anno di interregionale. Nell’84-85 la squadra giunse 4^ a soli 3 punti dalla vincente Angizia, anch’essa matricola, ma con un po’ di convinzione in più e qualche polemica in meno di ignoranti tifosi, il campionato si sarebbe potuto vincere.

Da un punto di vista è un buon auspicio (4° significa Play Off) da un altro un monito ad evitare sterili dia­tribe che potrebbero far mordere le mani, compromettendo un successo possibile visto il livellamento generale.

Ma comunque vada sarà un successo.

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