Sostegno e continuità didattica per gli alunni con disabilità: la Commissione Istruzione del Senato approva un’importante risoluzione

La Commissione Istruzione al Senato, all’inizio di questo agosto, ha approvato all’unanimità una risoluzione che impegna il Governo a garantire la continuità didattica nel sostegno per tutto il ciclo scolastico.

La possibilità di avere uno stesso insegnante di sostegno durante tutto il ciclo scolastico è un grande traguardo raggiunto a garanzia della continuità didattica indispensabile per la formazione degli alunni con disabilità più o meno grave, a conferma che è fondamentale il diritto all’istruzione reclamato dalle loro famiglie, a riconoscimento, finalmente, dell’importanza del ruolo e delle delicate funzioni dei tanti insegnanti di sostegno.

Fatte queste premesse, la Commissione ha ritenuto opportuno impegnare il Governo affinché:

  • garantisca una maggiore tempestività, che tenga conto del fabbisogno di organico docente e delle effettive esigenze del destinatario, nell’assegnazione delle risorse professionali di supporto agli alunni con disabilità;
  • dia sollecita attuazione all’aumento delle assegnazioni dei posti attraverso l’azzeramento della discrepanza numerica tra quello che viene definito organico di diritto, il numero dei docenti necessari, e quello che viene invece chiamato organico di fatto, il numero reale dei docenti assunti;
  • individui tempestivamente le previsioni sull’organico funzionale di rete, rete da costruire attorno all’alunno con disabilità e che prevede una molteplicità di figure professionali specifiche che devono ruotare attorno all’insegnante di sostegno in modo che quest’ultimo non venga lasciato solo tenuto conto che per alcuni disturbi non è necessario l’insegnante di sostegno ma è sufficiente un assistente educativo o un assistente alla comunicazione e che consentirebbe una migliore gestione delle risorse umane anche nell’ottica della continuità;
  • adotti tutte le misure utili per favorire la qualità dell’esperienza di apprendimento e dell’inclusione, incentivando lo scambio di informazioni sull’alunno nel passaggio da un ciclo ad un altro;
  • assicuri un’approfondita formazione del personale in relazione alle diverse tipologie di disabilità.

L’ostacolo maggiore da abbattere per garantire la continuità didattica alle classi a cui gli alunni con disabilità sono assegnati è di fatto determinato dalla precarietà dei docenti di sostegno. Purtroppo, e ormai con regolarità, ogni anno si assiste all’alternarsi dell’assegnazione agli insegnanti di sostegno delle cattedre annuali, che dipendono da un metodo a punteggi nelle graduatorie e di posti disponibili al momento delle nomine innescando, così, il perverso sistema del turn-over: ciò non solo inibisce loro la possibilità di maturare competenze legate ai bisogni delle classi nei loro contesti e di mantenere vivo quel rapporto di fiducia che si viene a creare tra docente e discente ma, soprattutto, quella di garantire continuità didattica agli alunni. Insegnanti e alunni con disabilità soffrono ogni anno quella che si può definire la Sindrome della tela di Penelope: ciò che è stato faticosamente tessuto, improvvisamente si ritrova disfatto.

Ed è proprio per questo motivo che, tra le indicazioni previste dalla risoluzione, assume particolare importanza quella dell’incremento del numero dei docenti di sostegno nell’organico di diritto, attualmente considerato su 90mila posti ma, in realtà, stimato su 110mila effettivi necessari per rispettare il rapporto medio di 2 alunni con disabilità ed 1 docente di sostegno.

Una nota a margine.

La figura dell’insegnante di sostegno è spesso tenuta in bassa considerazione dalle famiglie e dagli stessi colleghi. Una figura professionale che sta perdendo importanza perché, spesso, manca di competenza ed esperienza adeguate: ad essa si delega quasi totalmente la formazione dell’alunno con difficoltà, con il conseguente allontanamento dalla classe e accentuazione del fenomeno di emarginazione invertendo quello che dovrebbe essere, al contrario, il processo di inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

C’è chi sostiene che la figura dell’insegnante di sostegno andrebbe addirittura abolita e che andrebbe trasformata in insegnante curricolare, non titolare ma specializzato in materia, da inserire in quella classe che ospita l’alunno con disabilità.

Tale proposta risulta sicuramente interessante ed innovativa ma, al tempo stesso, è il classico serpente che si morde la coda: suscita non poche perplessità la mancanza di formazione circa le didattiche inclusive da parte dei docenti curriculari, con la conseguente necessità di formazione che estenda le competenze dei docenti specializzati nel sostegno a tutti gli insegnanti. E comunque non sarebbe male considerare questo un obiettivo da raggiungere per una reale integrazione scolastica dell’alunno disabile.

Superfluo ma necessario ricordare, e mai come in questo caso, che la legge 104/92, Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, assegna i docenti di sostegno alle classi in cui sono presenti alunni con disabilità e non agli alunni stessi. L’insegnante di sostegno è insegnante di classe.

L’alunno disabile appartiene alla classe, non all’insegnante di sostegno.

Anche e soprattutto partendo dall’applicazione di tale norma si potrà parlare di vera inclusione e si potrà cominciare a dare valore ad una figura professionale, come quella dell’insegnante di sostegno, ormai troppo svalorizzata.

Vincenzo Biancolillo

mail to: vincenzobiancolillo@hotmail.it

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