Sospesa la drammatica seduta del Consiglio comunale

Le Minoranze divise. Longo chiede un accordo sui punti programmatici. De Benedittis: no agli inciuci

Sindaco e Giunta_29-7-19
il Consiglio autosospende la seduta

Con ritardo, la seduta del Consiglio comunale inizia. All’appello risulta assente Paolo Loizzo.

La cronaca.

Filippo Tatò chiede se è possibile la votazione unica per l’elezione del presidente del Consiglio.

Bovino è d’accordo sulla richiesta di sospensione per valutare tutto bene. “Tra un po’ abbiamo una festa patronale in cui deve rispecchiarsi la comunità. Segretario generale noi non dobbiamo interpretare le leggi, dobbiamo applicarle. Da vent’anni Direzione Italia gestisce la politica cittadina e ora non vuole informare sulle scelte che fa e che stanno determinando la crisi dell’Amministrazione. Non daremo stampelle.

Longo: Possiamo votare 150 milioni di volte, il problema è trovare l’accordo. Avete fatto la terapia di coppia? Salerno ha narrato la sua versione dei fatti, mentre dall’altra parte c’è silenzio istituzionale. Se la terapia di coppia ha funzionato andate avanti e tanti auguri. Leggo a più riprese appelli alla coscienza civica dei consiglieri di Opposizione perché mantengano viva questa Amministrazione, ma sarebbe opportuno che essa dichiari fallita questa Maggioranza che se viene definita clinicamente morta, dà la possibilità al Sindaco di convocare i capigruppo per mettere giù un governo trasversale a scadenza fino a gennaio per salvare la Città. La responsabilità non è dell’Opposizione, e noi, tra moglie e marito, non vogliamo mettere il dito. Votate in modo furtivo il presidente del Consiglio, sui temi che chiedono il voto palese, andrete ancora sotto.

Lenoci: Sottolineo che a fronte del silenzio del Sindaco, noi non possiamo avanzare nessun tipo di proposta collaborativa se non conosciamo i motivi del silenzio. Se lei ha la possibilità di eleggere la giunta e qualcuno vuole impedirglielo questa è materia penale. Dica cosa succede, dica la verità. Sulla elezione del presidente, maggioranza relativa o no, il problema resta. Noi possiamo anche sostenere una proposta che venga da voi ma la dovete fare apertamente e noi potremo votarla perché è figura istituzionale e non politica.

Labianca: Sindaco fai chiarezza: non si può continuare a convocare Consigli senza alcun costrutto. Noi potremo dare un appoggio esterno ma su un programma preciso per non far commissariare di nuovo la città. Possibile che voi, Maggioranza, scoprite di non aver un Sindaco che vi rappresenti?

Giuseppe D’Introno: Dobbiamo eleggere una figura istituzionale, super partes e rappresentativa di tutti. Chiedo al Segretario se c’è una possibilità di rinviare il punto all’ordine del giorno e procedere alla discussione degli altri punti.

Segretario generale: Lo Statuto comunale all’art. 12 stabilisce che la seduta prosegue sotto la presidenza del presidente eletto.

Giuseppe D’Introno: “Comunico di devolvere in beneficenza il mio gettone per tutte le sedute infruttuose del Consiglio”. Fa riferimento al caso analogo di un comune per cui il Ministero Interno nel 2018 ha dato parere che, atteso il perdurare della mancanza della elezione del presidente, le sedute successive alla prima devono essere convocate dal consigliere anziano. Si potrebbe procedere comunque alla discussione dei punti. “Chiedo se il nostro Comune può adottare questo parere e fare una riunione capigruppo per decidere”.

Labianca: Qui il problema non è il nome ma la Maggioranza che non concorda nemmeno sul programma. Si vuole sospendere con i capigruppo? D’accordo ma usciamo con una quadra.

Tatò: La coalizione compatta, domenica sera, era pronta a dare il via ai programmi e il Sindaco aveva già le cinque deleghe e il presidente del Consiglio doveva essere votato all’unanimità. Lunedì, caso unico in Italia, le dimissioni del Sindaco senza che la Maggioranza sapesse le ragioni.

Bovino: La città deve attendere una spartizione di poltrone! Un copione che qualcuno deve scrivere! Questo si comprende dalle vostre parole. Ma quando vi siete candidati, lei D’Introno, era espressione della sua Maggioranza. Cosa è accaduto nella notte tra domenica e lunedì? Ce lo dovete dire. Consigliere Tatò lei ci sta consegnando un quadro inaccettabile. Nomi e fatti su chi gioca il gioco delle poltrone. Voi di notte siete pericolosi, voi fate le riunioni notturne. Lei con tanto coraggio che silenziosamente sta manifestando vuol dirci cosa è accaduto quella notte? Siete stati bravi ad andare anche dietro le processioni ma dovete ricordare ora la prossima celebrazione di San Cataldo. [suona la campanella del tempo] Lei, presidente Diaferia, mi marca a uomo, lei chi rappresenta e perché vi siete candidati?

De Benedittis: Mala tempora currunt caro Sindaco. Brutti tempi. Non solo per i motivi che stanno determinando la vostra crisi, ma perché il modo di fare politica in questa aula consiliare è caratterizzato dal gettar fango sulle persone, dalle maldicenze e dalle insinuazioni senza fondamento. Il presupposto invece dovrebbe esser quello di stimarsi e di confrontarsi. Il dibattito invece è ridotto a “chi sono io e chi sei tu”. Ribadisco la stima verso tutti i consiglieri e verso il Sindaco. Veniamo da anni di un Consiglio comunale afono e diminuito nella sua funzione politica. Ho cominciato a interrogarmi sul suo silenzio Sindaco: non me la sento di stigmatizzarlo. Anche il silenzio ha una funzione politica. Come Cicerone, credo che questo silenzio dica molto, anche con grande lacerazione interiore, per cui le offro la vicinanza umana. Sono pronto a nome dei gruppi che rappresento a votare un nome per la presidenza del Consiglio comunale purché sia la proposta della Maggioranza unita con cui confrontarsi. Il fatto è che non c’è una Maggioranza. E qui finisce il gioco. E sono allarmato dei discorsi che sento qui: un soccorso, un governo tecnico, un contratto. Non sono d’accordo su questa interpretazione delle cose. Non esistono governi a termine. Voglio dire con forza alle Opposizioni, che non sono tutte uguali, che non ha importanza cosa si fa di notte: questo Consiglio è eletto con un sistema maggioritario secco, e la logica è questa: se la Maggioranza c’è, si governa, se non c’è, si torni al voto. Non esistono stampelle, supporti o altro: tutto questo si chiama inciucio. La Città ha bisogno di chiarezza. Sono alternativo a questa Maggioranza e non sono disponibile a soccorrerla. Se non ha i numeri si torni a casa e si torni alle elezioni. [Applausi]

Longo: Chiarisco che la mia proposta è una forzatura delle regole del M5S, di convergere verso una soluzione tecnica, perché questo Comune è stato commissariato dallo scorso autunno e a me riesce difficile augurare alla Città altri otto mesi di commissariamento e, tra l’altro, non poter accedere ai fondi europei che ci consentono di avviare le uniche iniziative degne per Corato, lavori pubblici, piazze, strade. Non abbiamo l’autonomia economica per fare alcunché senza i fondi europei. I 5Stelle sentono la responsabilità di condividere i punti programmatici di un possibile governo tecnico. La posizione è azzeramento, e scegliere punti strategici per le urgenze della Città, consapevoli tutti che al termine dei tempi tecnici, quelli utili dei 90 giorni per nuove elezioni, si stacca la spina e si torna al voto: sono quattro volte che ci riuniamo restando sempre sulle stesse posizioni, non si fa un passo avanti. Non dovremmo essere noi, mi rendo conto, a suggerire un governo tecnico ma questa Maggioranza è incapace pure di questo.

De Benedittis: Prendo con sconcerto atto che c’è un tentativo di fare il ribaltone. Vorrei capire chi con i 5Stelle è pronto a fare questo salto. Questo è l’inquinamento. Io rimarrò all’Opposizione fino a quando questo Consiglio resterà in piedi.

Longo: Non ho detto di voler fare alcun salto della quaglia. Non sosterrò politicamente un governo che non sia dei 5Stelle, ma voterò quei punti che sono del nostro programma. Qui si vuole strumentalizzare la mia posizione.

Vito Bovino: nè stampelle né inciuci. [Si rivolge a De Benedittis]: ti tendo la mano per scrivere la pagina che la Maggioranza non sa scrivere. Andiamo subito al voto. Smettete di scrivere su Corato pagine così lontane dalla nostra storia.

Giuseppe D’Introno: La notte dormiamo tranquillamente. Per lavoro dormo a distanza di 150 km. Mi dispiace essere tirato in ballo. La Città ha registrato un certo numero di schede bianche: fate la vostra parte. Troveremo la quadra. Le fratture oggi sono tra le Minoranze. Chiedo nuovamente di interpretare qual parere del Ministero dell’Interno sospendendo la convocazione. Non si va alle elezioni perché ci sono già state.

De Benedittis: Chiedo, ma chi è stato eletto a governare la Maggioranza? Certo le Minoranze sono diversissime in questa Aula, ma legittimamente. Quel che non ammetto è l’insinuazione. Rivendico di non avere padroni, e non ammetto che si demolisca la persona del Sindaco nel suo silenzio. Ma questo non vuol dire fare il salto della quaglia.

Tatò: Ammetto di non dormire da 10 giorni. Forse sono l’unico. La coalizione è fatta dei cinque partiti che hanno fatto campagna elettorale per il Sindaco. Non c’è questione di poltrone ma di coerenza e lealtà verso chi ha contribuito alla stesura del programma di coalizione. Non comprendiamo perché oggi siano cambiati i presupposti.

Giuseppe D’Introno: Mi aspetto la risposta del Segretario per fare la riunione dei capigruppo per vedere come andare avanti.

Labianca: Chiedo di fare una riunione dei capigruppo perché qui stiamo già entrando in campagna elettorale e stiamo facendo una pessima figura. Noi Minoranze siamo diverse, è vero, e siete voi Maggioranza che dovete proporre un nome e dimostrare l’unità. Si metta ai voti la proposta di sospendere.

Diaferia: metto ai voti la proposta di D’Introno e di Tatò. Dà lettura della dichiarazione di Giuseppe D’Introno di essere stato nominato capogruppo di “Fratelli d’Italia”.

Si vota: passano le proposta di Giuseppe D’Introno e di Filippo Tatò.

 

 

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