Sono Giuseppe Cartolano

E vi aspetto giovedi 14 Novembre con una lezione gratuita di disegno presso il negozio Belle Arti “Chiaroscuro” di Corato in Via G. di Vittorio n. 74

Corato. Giuseppe Cartolano.Biografia

Non sempre ma a volte gli artisti sono più bravi dei giornalisti a fare le interviste: sanno quale lato esporre della propria personalità, come davanti alla macchina fotografica di un grande fotografo. A Giuseppe Cartolano abbiamo chiesto di autointervistarsi e il risultato è vivo e vero.

E così ecco l’autointervista di Giuseppe Cartolano, Maestro d’Arte che abbiamo cominciato a conoscere in occasione dell’apertura della sua Bottega-Laboratorio a Corato.

Presentati brevemente

Mi chiamo Giuseppe Cartolano, ho 33 anni sono sposato da 8 anni e mezzo e ho 4 figli.

Sono nato in una famiglia cristiana e missionaria inviata da Giovanni Paolo II da Roma (nostra città d’origine) in Puglia, Basilicata e più tardi anche in Albania. Infatti ho visto questa terra appena dopo la liberazione dalla dittatura comunista, agli inizi degli anni ‘90

Cosa ricordi dell’Albania di 25 anni fa? Deve essere stata una esperienza forte! Quanti anni avevi e che ti ha dato questa esperienza?

Avevo 6/7 anni quando sono andato per la prima volta in Albania, era l’estate del ’93, un posto impressionante! Fino al 1996 con i miei genitori e i miei 3 fratelli passavamo almeno un mese a Tirana appena finiva la scuola in Italia. Ricordo una città umanamente devastata, palazzoni in cemento grigi e marroni con finestre senza tende né infissi, spazzatura dappertutto che si ammassava e si bruciava di tanto in tanto. Pochissime automobili, le poche che c’erano erano per lo più Mercedes che chissà da quale mercato nero saltavano fuori; tanta gente poverissima e spesso deforme per le torture ricevute che non chiedeva denaro se non a noi che eravamo italiani e dall’aeroporto (un aereo a elica di 12 posti) fino alla casa trovata per noi da un certo Padre Renato Lizza ci assalivano tantissimi bambini chiedendoci mille lire.

Tutta Tirana sapeva che c’era una famiglia italiana, ci aspettavano e ci seguivano ovunque andassimo, ci osservavano e ci chiedevano di venire con loro in Italia.

Questa prima esperienza ha generato dentro di me un impulso che mi obbligava a pormi un interrogativo esistenziale nonostante la mia giovanissima età: “perché io ero diverso dai miei coetanei? Perché io non soffrivo praticamente per niente e altri ragazzini della mia età avevano una storia già estremamente segnata da sofferenze assurde?” E’ nata così in me da quel momento una ricerca verso la volontà di Dio per l’umanità, verso la sua pedagogia, il suo modo di relazionarsi con l’uomo. Anche io in un certo qual modo cercavo Dio.

Sei più tornato in Albania?

Si, i miei genitori sono tutt’ora missionari in quella terra. Nel 1997 a causa della rivoluzione noi figli non siamo andati, mentre sono tornato nel ’98 e nel ’99 conoscendo i profughi Kossovari.

A partire dal 2002 in media una volta ogni 2 anni faccio un salto in Albania.

Oggi questa nazione è molto cambiata, forse solo qualche remoto villaggio sulle montagne conserva quella che era l’Albania degli anni ’90, ma i ricordi dentro di me sono permanenti e si ravvivano ogni volta che ricalco questa terra benedetta dal sangue dei martiri e dalle sofferenze subite dai suoi abitanti.

L’Albania rigenera il mio spirito spingendolo ad ambire a cose più alte e più profonde, mi scuote dalla costante tentazione di condurre una vita borghese e mediocre.

Oggi come conduci la tua vita?

Oggi, l’ho detto prima sono sposato, percorro con mia moglie lo stesso cammino di Fede che i miei mi hanno proposto, e per vivere e portare avanti la famiglia lavoro come Maestro d’Arte nella mia bottega a Corato facendo disegni e dipinti di vario genere, ma che hanno una costante e uno scopo comune.

E sarebbe?

Mostrare la bellezza, per produrre un diletto nell’animo, nello spirito; con lo scopo diretto di inserire un interrogativo al fruitore dell’opera e risvegliare in lui la nostalgia di un’esistenza più perfetta.

Di fronte al dubbio, alla desolazione, alla disperazione, dobbiamo poterci aggrappare alla prospettiva proposta dalla bellezza.

Il nostro cuore conserva irriducibile l’esigenza del vero, del bello e del bene, nonostante si viva ormai da secoli sotto un regime ideologico che è il relativismo, il quale ha ridotto tutte le percezioni su un piano soggettivo perciò scartabili o arbitrariamente modificabili, anche la concezione stessa della bellezza è inclusa in questa piaga del relativismo.

Ma come dicevo prima il nostro cuore anela a qualcosa di più alto, non è possibile accontentarsi di un’esistenza tanto piatta, prima o poi si scoppia o ci si rassegna aspettando che presto arrivi la fine, con l’amarezza di aver vissuto una vita colma di rimpianti.

Niente sa destare tanto l’anima come l’attenzione al bello; lo straordinario inno alla Bellezza di Sant’Agostino ci schiude per esempio ad un livello di Bellezza misterioso, da scoprire che va cercato, gustato, posseduto per poter ricevere la Pace.

Tardi ti amai,
Bellezza tanto antica e così nuova,
tardi ti amai.
Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori.
Lì ti cercavo.
Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.
Eri con me, e non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le tue creature,
inesistenti se non esistessero in te.
Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità;
balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità;
diffondesti la tua fragranza,
e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete;
mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace

La bellezza ci invita a cercare qualcos’altro che va oltre il significato superficiale delle cose. Pertanto si propone e diventa una forma di educazione dello Spirito.

Educare l’animo attraverso l’invio di emozioni estetiche ha un effetto superiore di qualsiasi altro metodo educativo, quindi la bellezza è uno strumento al servizio dell’elevazione morale, culturale e spirituale della comunità sociale.

Obbedendo all’invito che Giovanni Paolo II fa agli artisti nella lettera pubblicata il 4 Aprile del 1999, il mio obbiettivo è quello di proporre opere belle che possano dare piacere estetico che dà il via a tutto questo; scatena la ricerca che fugge mediocrità e indifferenza.

Che progetti hai per il futuro? E come intendi portare avanti questa, che possiamo definire a tutti gli effetti, una missione?

Ho appena iniziato. Al momento sto proponendo per giovedi 14 Novembre una lezione gratuita di disegno presso il negozio Belle Arti “Chiaroscuro” di Corato in Via G. di Vittorio n. 74, per farmi conoscere a chi vuole.

Lo scopo è quello di formare, se Dio vuole, una classe che voglia imparare a comporre opere belle attraverso l’esercizio del disegno e della pittura.

Volevo concludere con un pensiero del filosofo spagnolo Francesco Torralba:

“L’esperienza della bellezza non si può anticipare, non si può nemmeno garantire. Irrompe, capita nel momento più impensato. Quando si manifesta, si squarcia il velo della realtà e tutto appare nel suo splendore. Non trova la bellezza chi la cerca, la trova chi si lascia sorprendere da essa.”

Grazie 

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