Sicurezza del lavoro e responsabilità sociale: i nuovi ambiti di investimento delle aziende moderne

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Così come a scadenza più o meno regolare accade, l’INAIL ha promosso per il 2011 le procedure per ottenere agevolazioni sull’adeguamento delle aziende, società o ditta individuale, e dei suoi impianti, alla normativa sulla sicurezza prevista dal decreto legislativo n.81 del 2008. In particolare, l’impresa può presentare progetti diretti alla riduzione, all’eliminazione e alla prevenzione delle cause di infortunio o dei fattori di rischio.

L’Inail dunque, incentiva le imprese a realizzare interventi per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, assegnando alla Regione Puglia oltre sette milioni di euro a beneficio del tessuto imprenditoriale locale.

I parametri associati alle caratteristiche dell’impresa e del progetto devono necessariamente raggiungere il punteggio minimo di ammissibilità, considerando la dimensione aziendale, la rischiosità dell’attività di impresa, il numero di destinatari e quindi beneficiari, le finalità, la tipologia ed l’efficacia dell’intervento: una istruttoria che entrerà nel merito della pianificazione aziendale e premierà quei contesti in cui più incisiva sarà l’opera di prevenzione del rischio rilevato nel processo produttivo. A tale scopo, la virtualizzazione online del progetto consentirà di verificare il raggiungimento della soglia minima necessaria per la candidatura all’accesso alle agevolazioni.

E’ importante sapere che l’investimento deve vertere e concentrare le risorse da acquisire, in termini di attrezzature, formazione, procedure e adeguamento dei locali, sul fattore di rischio o sulla causa di infortunio specificatamente individuato nel DVR, affinché  l’azienda non effettui spese inidonee o generiche, che finiscano per riscontrarsi solo sulle certificazioni ma non apportino alcuna utilità in termini di sicurezza agli uomini e al loro contesto lavorativo. Questa impostazione è sancita dall’elencazione delle spese non ammissibili. Se l’ammissibilità è qualificata dalla generica finalizzazione della spesa alle risoluzioni delle problematiche infortunistiche aziendali, secondo quanto inserito nel DVR, l’inammissibilità riguarda inderogabilmente:

  • i dispositivi di protezione individuale;
  • gli automezzi e mezzi di trasporto su strada;
  • gli impianti per l’abbattimento di emissioni o rilasci nocivi all’esterno degli ambienti di lavoro, e comunque qualsiasi altra spesa mirata esclusivamente alla salvaguardia dell’ambiente;
  • l’hardware, il software e i sistemi di protezione informatica fatta eccezione per quelli dedicati all’esclusivo ed essenziale funzionamento di sistemi utilizzati ai fini del miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza;
  • i mobili e gli arredi;
  • le spese relative a interventi localizzati in una sede differenti da quella operativa;
  • i progetti  già  realizzati  o  in  corso  di  realizzazione  alla  data  di comunicazione di ammissione al contributo;
  • le manutenzione  ordinaria;
  • l’adozione  e/o  certificazione  di  sistemi  di  gestione  della  salute  e sicurezza sul lavoro (SGSL) relative ad imprese senza dipendenti;
  • i leasing;
  • il mero smaltimento dell’amianto; 
  • acquisto di macchinari o apprestamenti indispensabili per l’erogazione di un servizio o per la produzione di un bene, nel caso in cui l’impresa vi sia tenuta obbligatoriamente per l’esercizio della sua attività.

E’ appena il caso di sottolineare che l’azienda che si candida, già al momento della richiesta dovrà classificarsi come ‘sana’: attiva nel territorio regionale, iscritta nel Registro delle Imprese o nell’Albo degli Artigiani, non essere sottoposta a procedure concorsuali, non essere in difficoltà finanziarie e soprattutto, essere in regola con gli obblighi contributivi.

Accanto però ai progetti di investimento intesi come procedure o acquisti di attrezzature, funzionali  all’abbattimento del rischio infortunio, non è da sottovalutare l’obiettivo correlato della misura di indurre le aziende a dare seguito al contenuto innovativo del decreto legislativo n. 231 del 2001, che prevede l’adozione di modelli organizzativi e gestionali di responsabilità sociale. In tal caso, si parla diimpegno etico e sociale dell’impresa, che può anche essere certificato, e attestare l’impegno dell’impresa a:

  • Ø promuovere la salute e sicurezza dell’ambiente di lavoro, oltre l’espletamento degli obblighi di legge;
  • Ø facilitare la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva;
  • Ø contrastare attivamente e non solo rifiutare, il lavoro minorile, il lavoro forzato e le discriminazioni;
  • Ø far rispettare appieno i tempi e l’orario di lavoro e i criteri retributivi;
  • Ø supportare un approccio precauzionale alle sfide ambientali;
  • Ø intraprendere iniziative per promuovere una maggiore responsabilità ambientale;
  • Ø incoraggiare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie amichevoli verso l’ambiente.

La certificazione, ammessa alle agevolazione, più rinomata nell’ambito è la SA 8000.

Giova ribadire che i modelli organizzativi, affinché siano definibili “idonei”, devono corrispondere a diverse esigenze e finalità:

  •  individuare le attività a rischio;
  • definire specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’impresa relativamente ai reati da prevenire;
  • individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie che sottraggano dal rischio di commissione di reati;
  • prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli;
  • introdurre un sistema disciplinare capace di sanzionare le condotte non rispettose delle misure indicate dal modello.

Le caratteristiche eterogenee riscontrabili nella realtà economica, inducono ciascun imprenditore a scegliere nel suo ambito aziendale, la miglior forma di programma di identificazione, gestione e controllo del rischio potenziale, adeguandolo alla sua struttura tecnica, al suo apparato finanziario, al suo rapporto con i terzi.

Le finalità proprie di tali buone regole di organizzazione, sono innanzitutto quelle di ridurre al minimo la carica criminosa dei fenomeni economici, ma anche di evitare all’impresa di imbattersi in deleteri procedimenti di responsabilità a suo carico.

Allo stesso tempo, affinché la società trovi convenienza nell’adozione di un modello, esso non deve avere effetti paralizzati sull’attività di gestione, né introdurre costi burocratici esorbitanti rispetto alle garanzie che offre.

Alla base di ogni protocollo, sarà impegno morale di ciascun componente della società, il rispetto del codice etico, ispirato alle regole della trasparenza, dell’onestà, della convivenza: un programma che prescinde dal reticolato legislativo e che sostiene un’opera di diffusione della cultura della legalità.

Per ulteriori approfondimenti e chiarimenti è possibile contattare i nostri esperti all’indirizzo mail opportunitasviluppo@lostradone.it

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